Portami a ballare...

Eravamo indecisi, siamo sempre stanchi e poi sono troppe le cose a cui pensare e da organizzare per trovare qualche ora libera, e per assistere a un matrimonio a 140 Km da qui di ore ce ne sarebbero servite parecchie.
Quella partecipazione è arrivata mesi fa, l'avevamo messa via dando per scontato che non ci saremmo andati, che col bambino sarebbe stato insostenibile. Un matrimonio in un paese del centro Sardegna, ben più lontano del nostro, è un tipo di festa in cui, se non puoi lasciarti andare, lasciarti trasportare dagli eventi, godi solo a metà, come dice la pubblicità di non ricordo cosa...
Comunque noi non siamo tipi da "solo a metà", quindi di andare col bambino non se ne parlava proprio e l'argomento è stato accantonato.
Claudia era una sua collega di studi, poi diventata una cara amica. Ormai le voglio bene anch'io, perché è una persona davvero speciale, mi fa ridere, la sento sincera.
Ma neanche per lei mi sarei sottoposta a una tortura simile. So quanto ci si può divertire in quelle occasioni, sono situazioni che amo, poco eleganti ma incredibilmente coinvolgenti! E quindi non avrei mai accettato di star lì a guardare gli altri divertirsi mentre io faccio la babysitter di mio figlio.
Su questo eravamo tacitamente in accordo.
Ma una settimana fa lei l'ha chiamato, l'ha implorato e minacciato di ritorsioni (per quanto non violente!) se non si fosse presentato. Così ne abbiamo riparlato, lui ci teneva tanto, e menomale! Abbiamo consultato la babysitter che si occupa di Luca nei pomeriggi in cui lavoriamo e ha accettato subito di stare con lui tutto il sabato, fino a che non fossimo tornati. E Luca oltretutto era felice di passare l'intera giornata con lei visto che, diversamente da noi, lei è sempre disponibile a fare lavoretti, dipingere, incollare, sporcare, creare. E' il suo lavoro, certo che è disponibile, ma per Luca ciò che conta sono i fatti e i fatti dicono che lei gli da sempre le attenzioni e la collaborazione che vuole!
Ci è costato un po', non potremo farlo spesso, ma ne è valsa la pena, ora lo so. Soldi ben spesi.
Ci siamo "fatti belli" per l'occasione: io col mio tubino nero e le décolleté col tacco che non usavo da 5 anni!!! Lui con i pantaloni in velluto e una camicia, che questo è il massimo dell'eleganza che può tollerare!
Durante il viaggio, finalmente, musica da adulti, la nostra musica. I Punkreas a tutto volume e noi a cantarci sopra. Non mi ha concesso di fumare in auto anche se eravamo soli ma, pazienza, ero già soddisfatta così.
Non abbiamo parlato tanto, solo qualche riferimento nostalgico agli anni di università, quando si andava per locali e concerti insieme, spesso anche con Claudia, che di solito si stracciava come noi senza tanti complimenti!
Come abbiamo fatto a superare tutti gli esami e finalmente venirne fuori non lo so, in qualche modo esisteva uno strano equilibrio tra quelle serate esagerate e le giornate ad affogare sui libri per recuperare tutto il tempo perso.
Chissà come lo racconteremo a nostro figlio, come reagiremo di fronte alle sue serate brave, se sapremo essere pazienti come lo sono stati i nostri genitori (anche se allora ci sembravano tutto fuorché pazienti, visto che comunque ci riprendevano spesso coi loro lunghi, noiosi discorsi che presagivano esiti infausti per le nostre giovani vite!).
Abbiamo riso tanto. E come al solito siamo arrivati in ritardo mostruoso ma ancora in tempo per vedere gli sposi che uscivano dalla Chiesa. Bè, anche se fossimo arrivati prima non saremmo certo entrati, magari però ci saremmo bevuti qualcosa nel Bar più vicino. Questo è quello che facciamo di solito, l'aspetto religioso e formale ci interessa molto poco.
Lancio del riso, assalto per gli auguri agli sposi, qualche scatto col telefonino, un po' di formalità con una serie di conoscenti, poi, individuato il gruppetto di ex colleghi d'università di Marco, ci siamo aggregati a loro e diretti verso il Bar per dare avvio alle danze. E mentre gli sposi si sorbivano le raccomandazioni e le imposizioni del fotografo professionista di turno (cosa che noi abbiamo accuratamente evitato per il nostro matrimonio, così come la Chiesa), noi iniziavamo a riscaldarci in un Bar di poche pretese ma che garantiva posti a sedere, vino e aperitivi a sufficienza, con qualche giro offerto gentilmente anche dalla casa.
Non conoscevo tutti i colleghi di Marco ma c'è voluto davvero poco per entrare in sintonia, la giornata si prospettava interessante. Nel giro di un'ora e poco più eravamo pronti per festeggiare a dovere gli sposi, per quanto, devo ammetterlo, da quelle parti (e anche dalle nostre) non sono loro i protagonisti della festa.
La verità è che chi si diverte sono gli invitati, che solo ogni tanto ci si ricorda che c'è una coppia annoiata al tavolo con testimoni e genitori, che solo alcuni canti e provocazioni sono dedicati a loro. Il resto è pura baldoria, che funzionerebbe benissimo anche senza i due sposini. A noi serve solo un pretesto per far festa!
E tutto è andato come da copione: sala gigante, ben apparecchiata e gremita di gente.
Abbiamo trovato una tavolata non troppo affollata da famigliole e ci siamo accomodati. Bere e mangiare per ore, con qualche intermezzo musicale e qualche sigaretta fumata in giardino, senza mai abbandonare del tutto il bicchiere pieno di ottimo vino.
Sarà banale ma amo tutto questo. Sono una di poche pretese, e come me, per fortuna, tanti!
Io e Marco in queste situazioni siamo sempre stati a nostro agio, più insieme che da soli, come fossimo dei vecchi amici, senza freni e senza condizionamenti reciproci. So bene che dopo un certo livello alcolico i discorsi si  fanno sempre meno profondi, meno lucidi, meno comprensibili per chi, sfortuna sua, sta sobrio. Ma le risate iniziano a prendere il sopravvento, le urla, qualche discussione sguaiata e appassionata su argomenti che, in altri momenti, non degneremmo di un minimo di attenzione. E' divertimento puro, che culmina in un ballo sardo e poi in un altro e poi in mille altri balli sempre più scoordinati, che a un certo punto che si tratti di musica pop, latina o disco non ce ne frega più niente. Si balla e basta.
Un pranzo che diventa una cena e un dopo cena che si trascina fino al mattino. Bè, noi abbiamo dovuto mollare prima in realtà, la babysitter non era organizzata per dormire da noi. Ma era così difficile dire addio e andare. Non agli sposi (lui l'abbiamo appena conosciuto e ci saremo scambiati si e no tre parole), ma alla festa, a quella festa regalata a tutti noi per scacciare via malinconia, sonno, stanchezza, pensieri.
Ma verso l'una ho cominciato a far presente che era il caso di rallentare, che ci aspettava un lungo viaggio di rientro, già molto a rischio per quanto avevamo bevuto! E quindi saluti e baci, rifiutata l'ospitalità per la notte, siamo scappati, ancora euforici, abbracciati per il fresco della notte e perché forse barcollavamo meno...
Ma non c'è voluto tanto per capire che non ce l'avremmo fatta a sostenere tutto il viaggio, siamo usciti dal paese e fatto un chilometro o poco più ci siamo fermati in uno spiazzo alberato.
Siamo scesi a fumare una sigaretta, ancora ridevamo raccontandoci a vicenda i momenti più comici che uno dei due si era perso e, a dire il vero, anche quelli che entrambi avevamo vissuto!
E ridendo e di nuovo abbracciandoci ci siamo ritrovati a baciarci, storditi e annebbiati ma, era chiaro, eccitati come non accadeva più da tempo. Le mani riscoprivano i nostri corpi come fossero una nuova conquista, come fossero preda di una passione non più lecita, lontana dalla noia e dalla routine. Ed era così, perché, certo, non era sicuro stare lì, quasi a bordo strada, nella notte buia, a fare sesso sul cofano dell'auto come fosse un incontro clandestino e irripetibile, un'occasione da non bruciare!
Ma la verità è che era proprio così, quello era un momento rubato alla nostra vita da sposi conviventi, da genitori, da frustrati. Sapere, per quanto le nostre menti fossero annebbiate, che chiunque avrebbe potuto sorprenderci all'improvviso, farsi due risate o magari qualcosa di peggio, ci faceva andare di fretta ma ci faceva anche godere, spudoratamente, irresponsabilmente!
Siamo crollati poi in auto, ancora più irresponsabilmente, lasciandoci andare a un sonno dolce e profondo. Scomodo, certo, ma inevitabile. E dopo qualche ora, ridendo, ci siamo rimessi in viaggio, ancora musica e sigarette e, per fortuna, l'alcol che sfumava...
Siamo arrivati a casa che erano quasi le cinque, sani e salvi, stanchi e, credo di poterlo dire, FELICI.
La babysitter lo era un po' meno, anche se cercava di non darlo a vedere. Del resto si è fatta un bel gruzzolo per qualche ora in più passata a dormire sul nostro divano, visto che Luca l'aveva messo a letto entro la mezzanotte.
Congedata lei, siamo entrati in cameretta a dare la buonanotte al nostro cucciolo, che quando dorme è bello come non mai! Tanto non si sveglia neanche con le cannonate, così si è beccato baci, carezze, e il nostro amore sussurrato.
E poi siamo tronati fuori, in cortile, a fumare ancora una sigaretta e guardare il cielo. Ci sono meno stelle nel cielo intorno alla città, non è bello come il nostro, però è sempre piacevole stare col naso in su, ancor più a godersi gli ultimi istanti di una giornata stramba e piena.
Avremmo voluto farla durare ancora un po', ne sono certa, ma poi la consapevolezza che solo tra qualche ora ci saremmo ritrovati la bestiolina a darci il buongiorno mentre le nostre teste ancora rimbombanti avrebbero implorato pietà, ci ha convinto a trascinarci fino al nostro solito, comodo letto. Quello del solito sesso.
Ma non per quella notte, non c'era niente di "solito" in quella notte.
E non ho pensato per un attimo a chi è partito lontano, non c'erano rimpianti quella notte, non c'era spazio per nessun altro! Solo noi, ancora e sempre noi.

Dammi un pò di tregua...

Non è possibile, con te è sempre la stessa storia! La butti lì come niente fosse, una di quelle tue solite richieste balorde, e poi pretendi...