Buon compleanno

La mia vita filava tranquilla ultimamente, non dico che il mio modo di affrontare la frustrazione che mi deriva dall'essere madre sia cambiato più di tanto, semplicemente stavo riuscendo a trovare un po' di serenità, a godere di più degli aspetti positivi, a godermi di più l'amore di mio figlio e il mio per lui. Non è facile ma, certo, io sono felice di essere la sua mamma e solo guardarlo mi fa venire i brividi, mi riempie di tenerezza.
Non posso dire che la nostalgia della libertà sia svanita, né il mio desiderio di vivere il rapporto con mio marito senza dover sempre scendere a compromessi con quell'esserino che, alla fin dei conti, decide tutto di noi! Mi manca la coppia, mi manca la leggerezza, mi manca l'improvvisazione e l'emozione.
E sarà per questo che la mia mente vola via ogni tanto, forse più di quanto non dovrebbe. E volando si allontana, sorvola l'oceano, fino ad arrivare a sfiorare i capelli morbidi di colui che mai vivrà di legami e mai morirà di legami. Anche se vive con lei, anche se ha un figlio con lei, io lo conosco più di quanto voglia ammettere, io so che non si lascerà schiacciare, che niente potrà fermarlo, che sarà sempre libero, che prenderà dalla vita tutto ciò che vuole o che vorrà, più per un attimo che per sempre.
E oggi non ho resistito, non ho potuto.
Ero sola in casa, i miei uomini sono andati al parco nel pomeriggio, io ero troppo stanca, mi sono buttata sul divano pronta ad assaporare ogni istante di libertà e silenzio che mi veniva concesso.
E poi mi sono ricordata, improvvisamente, che questo non è un giorno qualunque, oggi è il suo compleanno. E, soprattutto, oggi lui compie 50 anni! Il mio giovane primo grande amore ha 50 anni. Come non sentirsi un po' vecchi solo a dirlo?
Ma lui è sempre così bello, vitale, il suo sguardo così profondo e vivace, di chi la sa sempre un po' più lunga degli altri... Le sue mani, le sue braccia, le sue spalle sono sempre forti e solide, so che lo sono, ne ho un ricordo nitido, presente. E presente è il mio desiderio di lui, non importa quanto le cose per me vadano bene, ci sono sentimenti, sensazioni, che sono piccole certezze, non scalfibili dal tempo e dalla lontananza, forse alimentati da questi due elementi.
E così è il mio amore per lui.
E' qualcosa che non è destinato alla quotidianità, che non ha un futuro, neanche una briciola di speranza, ma ha sempre un passato e sempre un presente, lo sento in me, lo sento in tutto ciò che vivo, che vedo, che ascolto. Tutto parla di lui, e quando questo non accade ci penso io a rinvigorire il ricordo.
Mi ero ripromessa di tenere le distanze (in ogni senso) da quando è ripartito, ma oggi sono crollata, o è ciò di cui voglio convincermi. Una debolezza, un momento di smarrimento...
Bugiarda!!! Io non ho momenti di debolezza, io non mi confondo, non tentenno, non commetto errori distratti! Io sbaglio perché in fondo voglio sbagliare, perché forse non sono poi convinta del tutto di sbagliare, perché sono indulgente con me stessa più di quanto gli altri siano disposti ad esserlo.
Mi costa un po' ammetterlo, non ne sono convinta neanche ora che lo sto dicendo, ma è probabile che le mie debolezze siano solo alibi per nascondere azioni coscienti, per nascondere la mia indifferenza alle vocine che cercano di richiamarmi all'ordine mentre mi accingo a compiere l'ennesimo passo verso qualcosa che ha il sapore del peccato.
Insomma, per quanto tremante, ho preso il telefono e l'ho chiamato. Non un messaggio, non una lettera, non qualcosa che mi privasse di un seppur minimo contatto. Io volevo lui, almeno la sua voce.
Sapevo che poteva esserci lei, anzi, che quasi certamente ci sarebbe stata.
Me ne frego. Davvero, me ne frego. Io lo volevo e quando lo voglio non mi interessa più di niente e di nessuno. Con tutto il rispetto del mondo, quando qualcuno diceva che in amore e in guerra tutto è lecito credo dicesse una grande verità. Chi la rinnega è un ipocrita o un infelice.
Ho chiamato, lasciando a lui l'imbarazzo di decidere che fare se lei fosse stata lì accanto, lei o suo figlio. Ho chiamato assumendomi anche il rischio di una reazione amichevole e naturale, di quelle che lui sa inscenare alla perfezione, tanto che non era da escludere che poi cercasse di passarmi lei per i saluti! Da lui posso aspettarmi di tutto.
E invece mi ha quasi sorpreso. Ha risposto dopo diversi squilli, "ciao piccola!", un tono più affettuoso, e probabilmente accompagnato da un sorriso, che sensuale. Un tono che, però, so che dedica solo alle persone a cui vuol bene, un tono che lasciava trasparire tutto lo stupore e la gioia di aver ricevuto quella telefonata.
E il mio cuore si è calmato, si è messo comodo per godere di quella conversazione che iniziava teneramente e speravo potesse proseguire nello stesso modo.
Ho capito subito che aveva cambiato stanza, dopo avergli fatto gli auguri e aver saputo che di là lo stavano festeggiando famigliola e alcuni amici del luogo. Ma lui ha lasciato per un po' quella festa e quelle persone care per me, per parlare con me, per sentirmi, per farlo liberamente. Questo per me conta tanto, ha un significato preciso, che poi lui ha confermato.
Un attimo di imbarazzo e di silenzio dopo la prima pioggia di informazioni, domande e risposte standard e scontate, un attimo nel quale ho temuto di perderlo. E invece ha parlato.
"Mi manchi".
E ancora silenzio. Un nodo in gola, la mia. Lacrime che a stento ho trattenuto mentre, dopo qualche secondo, rispondevo "Anche tu mi manchi, tanto".
Ovvietà, certo, eppure mi sembravano le parole più belle, profonde e sincere di sempre! Ovvietà, eppure so che anche lui provava quel che provavo io, o almeno qualcosa di simile, accentuato dalla nostalgia per il suo paese, rafforzato dai km che lo separavano da me e tutto il nostro piccolo mondo.
Io mi faccio sempre venire dei dubbi ma dovrei ascoltare di più l'istinto, e quello mi dice che lui era emozionato quanto me, che mi avrebbe voluta vicino, che mi desiderava.
"Siamo strani noi due" ha detto "passa anche un sacco di tempo senza che ci pensiamo e poi succede sempre che ci cerchiamo".
Io ho avuto un attimo di esitazione e di disappunto, pensavo che forse lui passava tanto tempo senza pensare a me, ma certo non accadeva il contrario. Ma prima di sentirmi ferita da quella frase detta con la sua solita leggerezza inconsapevole, prima di lasciare che rovinasse tutto, ho buttato lì "E chi l'avrebbe detto 30 anni fa che oggi mi sarei ritrovata a farti gli auguri dall'altro capo del mondo? Pensavo che ti avrei avuto sempre vicino, anche se non con me".
Non ci ha pensato molto prima di rispondere "Anch'io non pensavo di andarmene, non così lontano. Ma cosa cambia poi, tanto anche quando sono lì mi vuoi una volta e poi non vuoi vedermi più, neanche come amico".
Mi sono sentita morire.
Io non voglio vederlo? Io muoio dalla voglia di vederlo, di stare con lui. Io mi sono solo difesa dall'autodistruzione, io ho solo evitato di morire ancora una volta, come sempre accade con lui.
"Io non riesco a vederti solo come amico, non sei solo un amico. Io sto male quando mi rendo conto che non posso averti, che quello che abbiamo ci scivola via dalle mani un attimo dopo. Io è una vita che desidero di fermare quei momenti, di tenerti con me, di rapirti, di averti fino in fondo! E ogni volta sono felice e ogni volta ci sto da cani, sto male così tanto che per un po' di tempo non ho più voglia di sorridere... Ma non lo dico per farti sentire in colpa, lo sai. Quello che provo per te è diverso, lo puoi capire ma non lo vivi. E' sempre stato così."
"Tu mi conosci, Laura, tu lo sai come sono fatto. Io non sono come mi vorresti tu, non posso. Ma sto bene con te e mi piace anche parlare con te. E mi manchi davvero, perché mi piaci e ti voglio bene. Io non lo so dire ma è importante per me questa cosa, è sempre stato importante. Sono fatto così, ti dico quello che penso e quello che voglio, te lo dico sempre, a modo mio. Io ci sono sempre per te e so che non è mai finita con te, non inizia e non finisce. Ti sembra sbagliato? Tu ti sei sposata, hai un figlio e non con me. Cerco di non pensarci, che non lo sopporto! Sono contento per te, però non riesco a pensarci. So che non sono l'uomo per te, che non ti avrei fatto felice, io... E tu vuoi troppo, io non posso, non ci riesco..."
L'ho interrotto, non potevo più sopportare quelle parole. Quante volte le ho sentite, quante volte gli ho fatto da eco ripetendo io stessa il mantra "So come sei fatto. So che non sarai mai diverso. So che non potrei accettare un rapporto così. So che non mi basta. So che io non ti basterei."
Non voglio più sentire tutte queste cose, le so, non cambiano mai.
"E' vero, voglio tanto, voglio una vita piena e voglio essere amata e amare. Questo non cambia quello che provo per te, non cambierà, qualunque cosa accada!"
E finalmente anche lui ha detto "Lo so. Ti conosco. Io lo so che ci sei per me. Io lo so che non è finita. Io non vedo l'ora di tornare...e rivederti. Lo sai quanto mi piacerebbe toccarti adesso? Lo sai quanto mi ecciti? Adesso devo farmi un giro prima di tornare di là, perché mi rimani dentro per un po'...e magari se ne accorgono. Ti voglio. E so che mi vuoi anche tu, anche quando dici di no e non ti fai trovare. Lo sai anche tu che tanto alla fine non resisti..."
"Hai ragione, probabilmente non vedo l'ora che tu torni, probabilmente qualche altra volta ancora perderò il mio buon senso. Per te, sempre."
"Anche per te, sempre. E comunque mi fa piacere se mi chiami, magari la prossima volta parliamo di più, adesso devo andare, non posso, sono qui da troppo tempo, adesso cosa gli dico... Bah! Me ne invento una, chi se ne frega!"
"Ok. allora alla prossima..."
"A presto. Pensami sempre, che io ti penso"
"Ti abbraccio"
"Ciao Laura".
E così si è chiusa la telefonata. Meno intenso di quel che avrei voluto, almeno a parole, ma dentro di me ho sentito di essergli davvero vicina. Mi sono sentita anche amata, in quel suo modo strano e sfuggente, in quel modo che non può soddisfare mai.
Non col sentimento.
Per il resto ci sarà tempo...forse.

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