Calo autoerotico, magari è fisiologico

Ricordo ancora la prima volta che ho scoperto quante e quali intense sensazioni era in grado di regalarmi il mio corpo, quell'area delimitata tra le gambe con la sua prima peluria, sfiorata pian piano e sopra il pantalone, mentre stavo alla scrivania nel solito noioso tentativo di studiare qualche pagina di non so quale materia.
Frequentavo la scuola media, ma questo era prima di qualunque vera storia con un ragazzo, prima di essere toccata da un ragazzo, prima di essere baciata.
Quel giorno non so bene perché indugiai a lungo con quelle carezze, non so a cosa stavo pensando, forse a nulla di particolare, forse era solo il mio corpo che chiedeva attenzioni, che vibrava. Un po' era lo sfregamento sulla sedia, un po' la mia mano, sempre più decisa, e io dovevo solo scoprire fino a che punto si poteva arrivare, cosa potevo ottenere da me stessa. E fu una sorpresa magnifica e inaspettata, quasi spaventosa, quell'orgasmo intenso e brevissimo che ancora non capivo bene, che avevo cercato ancora e ancora subito dopo, intuendo che potevo averne di più ma essendo troppo impaziente per capire che dovevo respirare un po', elaborare, lasciarmi andare, invece di insistere fino a sussultare e quasi a sentire dolore.
Nella mia cameretta, col timore che qualcuno potesse entrare all'improvviso, neanche mi spostavo da quella sedia, e così feci anche le volte successive, come se il segreto di quel piacere intenso stesse davvero nella posizione e non nel mio potere, nel mio essere donna.
Nessuna fantasia, nessun bisogno dell'altro. Solo il piacere nelle mie mani. Solo io e il mio clitoride, mentre mi mordevo le labbra e ansimavo piano per non farmi sentire. Perché una cosa è certa, io non ho mai avuto bisogno di lanciarmi in grandi fantasie romantiche o erotiche per stimolare la voglia di regalarmi piacere.
Tante donne, anche le mie amiche, sempre che ammettano di fare autoerotismo, raccontano di aver bisogno di pensare a qualcuno in particolare, a situazioni, carezze altrui, momenti vissuti o solo desiderati, per avere un orgasmo. Io no. Almeno in questo non ho bisogno di niente e di nessuno. Io sono il mio Dio in quei momenti, io posso tutto.
E pian piano ho imparato che accarezzandomi o stringendomi i seni immaturi il piacere si intensificava, che mordendomi una spalla magari durava di più...
Non ne parlai con nessuno allora e non ci misi molto a capire che certi argomenti restano tabù anche dopo, almeno tra le donne. Per questo ho sempre provato curiosità per quella spontaneità di racconto e di confronto tra le ragazze di "Sex and the city", per la naturalezza con cui parlavano anche del trastullarsi con oggetti di vario genere, ma che in fondo ricordavano tutti il pene che non è possibile avere come e quando e dove si vuole senza dover pagare il conto di un qualche fasullo coinvolgimento sentimentale o del farsi riconoscere come un'emerita troia. Già, perché è così che viene definita una donna che cerca di soddisfare i suoi bisogni sessuali quando non è innamorata.
Se sei un uomo sei considerato un idiota se non provi a scoparti tutte quelle che ti capitano a tiro, se sei una donna le vie sono due: o sei una che se la tira perché non la da facilmente, o sei una puttana se chiedi e prendi quel che vuoi!
E questo è il giudizio di massima che viene formulato tanto in ambiente maschile che femminile! Già, perché le donne non sono indulgenti con le donne, alla faccia della complicità femminile di cui qualcuno si riempie la bocca.
Io trovo che i maschi siano sempre stati più semplici e lineari in certe cose. Possono anche buttar lì un giudizio sgraziato, ma sarà sempre meno lapidario di quello che sa sputar fuori una femmina!
E proprio per questo ho sempre avuto poche amiche, mentre sono certa di avere tanti amici, coi quali posso parlare anche di sesso molto meglio e più apertamente che con donne che insistono a trincerarsi dietro la privacy, il pudore, l'amore.
Con i maschi parlare di masturbazione è naturale, tanto non se la bevono mica la solfa di quelle che dicono di non essersi mai toccate, di quelle che "No, mai fatto, solo con un uomo!". Loro sono curiosi e un po' ingenui, loro sono quelli che si eccitano anche al racconto delle storie di un'amica, loro sono quelli che sognano di vederci fare sesso tra noi, in due o tre, credo che sia la loro fantasia principale.
E soprattutto loro non si nascondono dietro un dito, che dire di non esserselo mai toccato sarebbero solo 10 punti in meno! E chi ci crederebbe!?
E noi invece perché continuiamo a raccontarci balle? Perché non ci rendiamo conto che per fare sesso soddisfacente con gli altri sarebbe sempre opportuno conoscere il proprio corpo e il proprio personalissimo modo di godere?
Comunque, quando ho cominciato a scrivere non era tanto a questo che pensavo, quanto al fatto che mi sto rendendo conto che, a 44 anni, sarà il poco tempo, sarà lo stress, sarà tutto quel che si vuole, ma il calo di desiderio non si limita al sesso fatto con l'altro.
Raramente mi ricordo che esisto, che posso godere da me, che non mi serve né tanto tempo, né una scusa, né chissà quale impegno fisico...Non ne ho voglia, non come prima. E la cosa tragica è che, sono certa, anche lui fa molto meno sesso con se stesso! Io non ne ha voglia e basta, il più delle volte, lui vorrebbe sesso solo da e con me! Non so dire esattamente come mi renda conto di questo, ma sono certa che non è più come prima, e neanche so se devo sentirmi lusingata da questo preferire le mie mani (o quel che sia) alle sue. Forse siamo solo diventati pigri.
Io sono pigra, così tanto che gli orgasmi solitari ormai sono solo quelli che mi svegliano nel cuore della notte, dovuti a persone e cose che solo in sogno possono sortire un qualche effetto su di me.
Forse dovrei pensare più spesso a quella sedia davanti alla scrivania...

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