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Sottomissione - Houellebecq


Di questi tempi, forse, non il libro che consiglierei di leggere a chiunque...
Un bel libro? Si.
Buona scrittura? Si.
Coinvolgente e trascinante? Quanto basta.
E allora?
E allora questo romanzo del 2015, scritto da uno che col suo lavoro ha fatto sempre discutere, assumendo di volta in volta posizioni provocatorie, certo coraggiose ma anche, spesso, biasimabili, è un libro quasi visionario, quindi affascinante, ma porta su un piano quasi razionale ciò che di razionale non ha proprio nulla: la possibilità di una conquista etica, sociale e religiosa dell'Europa da parte dell'Islam.
Houellebecq rende evidente la tendenza dell'uomo (inteso come "genere maschile") a conformarsi e lasciarsi appiattire fino, appunto, alla sottomissione, a qualunque sistema e organizzazione che possa garantirgli il necessario per vivere a suo modo "felice": un lavoro che gli dia l'illusione di essere in carriera, una o più donne in grado di mettere sul tavolo qualcosa da mangiare, di tenere in ordine la casa e di fare contemporaneamente la moglie, la madre, l'amante, mostrandosi sempre soddisfatte di questa vita da decerebrate, il denaro e la libertà di usarlo.
Questa, appunto, l'offerta messa in campo da un fantomatico nuovo sistema politico in cui socialisti e "islamisti moderati", facendo un mix discutibile di cultura europea e araba, regalano una nuova idea di Libertà e Benessere.
Senza grandi battaglie e prove di forza, dalla mediazione, dal compromesso, nasce un sistema che si afferma con una facilità che fa tremare di paura (almeno questo è l'effetto che ha avuto su di me) e che fa presagire una sua graduale estremizzazione a scapito delle poche ma fondamentali libertà che questa fetta di mondo si è conquistata nell'ultimo secolo.
E in questo sistema, con buona pace di tutti, le donne sono messe ancora una volta all'angolo!
E' il primo libro che leggo di questo Autore ma, a giudicare dalla biografia, è il punto di arrivo di un ragionamento che ha avviato da tempo e che ha teorizzato in tante altre opere. 
Non temo l'Islam come non temo il cattolicesimo, ma non voglio né l'uno né l'altro a far da piattaforma al nostro sistema sociale. Nessuna religione può costituire quella base, non dovrebbe.
E la religione nella sua traduzione politica, in Italia, come pure nei paesi mediorientali o nordafricani, non ha mai portato a niente di buono.
Non si tratta di uno scontro o di dover scegliere tra Noi e Loro, quanto piuttosto del trovare il modo, il punto di equilibrio, in cui entrambe le parti possano rispettarsi e concedersi spazi d'azione non indiscriminati. La laicità è essenziale nel mio modo di concepire il rispetto per gli altri e la libertà. Io credo ancora nella possibilità di un mondo in cui ciascuno, singolarmente o nelle formazioni sociali che ritiene utili, possa esprimere se stesso, le proprie idee, i desideri, i sogni, la fede in un Dio o in un ideale, senza per questo mancar di rispetto a nessuno, senza togliere niente a nessun altro. 
Io sono ingenua, l'Autore no. 
E così, ben lontano dal voler far passare l'idea che in una società come quella teorizzata nel libro ci si possa pure vivere comodi, riesce certamente a insinuare nella mente del lettore l'idea che, comunque, quest'affermazione della superiorità dell'Islam e del suo opportunismo politico possa davvero realizzarsi, concretizzarsi all'improvviso, mentre noi siamo distratti e affaccendati nelle nostre piccole e insignificanti questioni quotidiane, come succede in tutti i paesi del blocco nord occidentale.
Quindi no, non è un libro per chi ha paura, non è un libro per chi non è curioso, non è un libro per chi cerca solo un altro pretesto per giustificare la chiusura, il protezionismo, la difesa personale a qualunque costo, il concetto del "Prima NOI" che diventa subito "SOLO NOI", il rifiuto del diverso e del nuovo.
Ma è un bel libro, innegabile, un libro che all'Autore ha fatto correre anche qualche rischio...perciò è da leggere, senza paura, senza cercarvi dentro risposte che, spero e credo, non intende neppure dare.


Un'estate al mare, un'estate di lettura



"Il Senso di Smilla per la neve", un'avventura tra mille sfumature di bianco e mille nomi per definire ghiaccio, neve, nevischio e ogni variante dalla goccia d'acqua in su...
Un bel libro, una protagonista strampalata ma interessante, un incubo freddo in un'estate caldissima.

Jane Austen, una scoperta

A poca distanza dalla lettura di "Emma", mi trovo immersa in "Orgoglio e pregiudizio", entrambi di Jane Austen. E non uso il termine "immersa" per caso, è che proprio mi sento trascinata dentro quel mondo ottocentesco fatto di rituali, cerimoniosità, un continuo darsi del Voi persino tra amanti.
Un mondo in cui quasi tutto il tempo è dedicato all'arricchimento di sé, sia in senso culturale (difficile trovare un personaggio che non si dedichi alla lettura o almeno a una qualche forma d'arte), che economico (è tutto un continuo tramare per accaparrarsi il partito migliore, uomo o donna che sia, quello con la rendita maggiore, che possa far uscire da situazioni anche disastrose il/la malcapitato/a).
Il tutto infarcito di passeggiate, visite da fare e da restituire, viaggi, balli, banchetti e grandi discussioni di gruppo sugli argomenti più disparati, da quelli più banali come l'etichetta, a quelli sociali e politici.
Certo, nelle opere della Austen prevale l'aspetto romantico e femminile, non necessariamente frivolo ma, certo, molto centrato su famiglia e ricerca ossessiva del giusto matrimonio.
Ma l'ambientazione fa sì che sia confermata la mia passione per i romanzi dell'800, europei e russi.
E lei non sarà un Tolstoy ma è davvero brava a raccontare le donne di quel tempo, a volte frivole e superficiali, disposte a tutto pur di sistemarsi, a volte "con le palle", tipe che, considerando in che epoca e in che mondo vivevano, erano così forti da pretendere di decidere della propria vita. E lo facevano apertamente o con sotterfugi, ma sempre con la forza necessaria al raggiungimento dell'obiettivo prefissato, fosse anche il semplice rifiuto del matrimonio.
Donne che non si sentono inferiori agli uomini, che si confrontano con questi, che studiano, sono in grado di sostenere discussioni a vari livelli, che, in fin dei conti, orientano gli avvenimenti e la vita familiare e di società come meglio credono, anche facendosi la guerra tra loro.
Sarà che io alla complicità femminile ci ho sempre creduto poco, sarà che le donne che prendono il loro spazio senza sentirsi messe in un angolo le ho sempre ammirate, ma resta il fatto che quelle donne mi affascinano, spesso molto più di quelle raccontate nella letteratura moderna.
Certo, queste donne sono tutte rintracciabili nella fascia alta della società, in ambienti elitari, che vivono di mondanità e che, quando proprio si trova un personaggio che sta andando in rovina economica, semplicemente lo si vede obbligato a svolgere un lavoro per guadagnare il denaro invece che riceverlo passivamente.
Ma è bello lasciarsi rapire da quella fetta di società, da quelle storie, dagli intrighi, dalle passioni non mitigate dall'urgenza del bisogno economico.
Il resto fa da contorno e, comunque, ognuno racconta ciò che conosce.
Insomma, consiglio a tutti la lettura della Austen, forse più alle donne che agli uomini...ma vale la pena. Io continuo...

Quando trovi una storia e dici "Cavolo, potrei essere io!"


Sono capitata per caso tra le pagine di questo libro, senza alcuna aspettativa, visto che non conoscevo l'autrice, come faccio spesso con i libri che acquisto solo perché sono o promettono di essere dei thriller coinvolgenti.
Letture non troppo impegnate che alterno ad altre, certo, ma che divoro con immenso piacere.
E stavolta, fin dalle prime pagine, mi sono ritrovata, incredula, a pensare "Cavolo, potrei proprio essere io! Pensa le stesse cose che penso io!".
Perché "Fragili e preziose" di Megan Hart, è un libro sicuramente senza pretese, a tratti un po' inverosimile, però per me ha fatto centro, descrivendo la parabola discendente di una madre di due figli piccoli, che anela soltanto a un po' di pace, di silenzio, di spazio per sé e per le sue cose.
Una che vorrebbe persino, e felicemente, pulire casa, purché potesse farlo senza sentire i continui richiami, le lamentele, le richieste dei suoi bambini e, nel suo caso, di un marito (marito che invece non è un problema per me...).
Certo, la situazione in cui viene a trovarsi è particolare, la scelta che fa ancora di più. Ma l'ho capita, per quanto incredibile e folle, perché la sua testa era quasi la mia testa.
Questa donna sceglie in una frazione di secondo di non fuggire, pur avendone l'occasione, da un rapinatore (che poi diventa rapitore), pur di non dover tornare a casa dai figli e alla solita monotona, sfiancante vita.
Questa donna coglie la prima occasione inaspettata per fuggire, a suo modo, senza doversi sentire in colpa per l'abbandono.
Questa donna è una donna consumata dalla responsabilità, dal senso del dovere, dal suo essere esigente con se stessa, precisa, ordinata, dal suo essere una buona madre e una buona moglie.
Questa donna si caccia nei guai e forse si pente di averlo fatto...non lo so, non ho ancora finito il libro.
Ma non importa, almeno fino a un certo punto questa donna ha parlato per me, ha espresso ciò che io provo ogni giorno, la stanchezza fisica e mentale che mi attanaglia e mi fa sentire in trappola.
Non sarà un problema se il libro si rivelerà deludente, fin qui mi ha già dato abbastanza, mi ha dato ciò che non mi aspettavo di trovare scritto così limpido e così innocente.
Proseguo la lettura, comunque vada, Grazie Megan!

Neuroni impazziti ai tempi del corona virus

Che dire, sto per perdere la bussola, come tutti. Convivenza continua, incessante e forzata con marito e figlio, mentre la nostalgia di un ...