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Ieri serata film in solitudine...
"La foresta dei sogni" di GUS VAN SANT, del 2015, con un Matthew McConaughey inedito, almeno per me, e una brava Naomi Watts.

Certo non un film per stare su con l'umore, eppure dopo mi sono sentita più leggera...
Risultati immagini per la foresta dei sogniSarà che parlare di riscatto della vita e dell'amore sulla morte regala comunque una speranza delicata e dal sapore dolce, anche se leggero; sarà che vedere qualcuno che ritrova la sua strada dopo essersi drammaticamente perso fa pensare a noi stessi e al fatto che, forse, ce la faremo anche noi, perché è capitato a tutti di perdersi, e se non è capitato capiterà di sicuro!
Insomma, un film che ti inchioda allo schermo, senza troppi artifici, solo con il desiderio di capire e sapere che c'è ancora un senso nelle azioni di quell'uomo e nelle nostre.
Un film che consiglio, anche se, visto che non è una novità, sarò forse una delle poche a non averlo guardato prima!!!

depilazione definitiva, un sogno che si avvera

Peli superflui, l'incubo di qualsiasi donna (e di molti uomini), con esclusione di quelle fanatiche del "tutto naturale" che si ostinano ad andare in giro (e al mare, in piscina, come a letto!!!) con l'ascella boscosa, l'inguine e suoi dintorni praticamente sepolti nel folto nero, a volte anche le gambe abbandonate all'invasione del pelo! So che è un'esagerazione, ma quest'estate ne ho visto più d'una, senza alcun piacere, perché se c'è una cosa che mi fa senso sono i peli sotto le ascelle, quelli che si aprono a ventaglio e che richiamano alla mente aromi non proprio piacevoli... Non importa chi li porta (perché è proprio come qualcosa che si indossa!!!), a volte è la mia mamma, a volte una cognata, a volte solo una sconosciuta, ma in generale la cosa suscita in me un illecito sdegno.
So che non ho motivo di giudicare o sdegnarmi, so che non è niente di importante, ma non mi piacciono i peli, neanche se sono allo stato brado per scelta del loro padrone.
Bè, ho visto una ragazza in spiaggia a Costa Rei, una che vendeva le famose gonne magiche, quelle che diventano top, pareo, abito e tutto ciò che vuoi, se riesci a ricordare i 300 giri e pieghe e risvolti da far fare alla stoffa! Quella ragazza era magra quanto basta, abbronzata quanto basta, con un corpo proporzionato e tondo quando basta, senza trucco ma graziosa e, dulcis in fundo, sicuramente col pelo libero per scelta. Indossava quei capi con movimenti leggiadri, svelti, sicuri, con quel seno e quel culetto niente male, i suoi riccioli lunghi e semi-biondi, il suo bel sorriso. E io non riuscivo a smettere di notare quei peli nell'ascella, e quella peluria incolta (ma per sua fortuna molto rada) ai lati dello slip brasiliano. Andava in giro con un tipo un po' hippy anche lui, meno carino e certamente più peloso. Non so dire se lei avesse anche i baffetti ma la carnagione e la peluria chiara sicuramente giocavano a suo favore. Certo, se con la peluria incolta e il brasiliano ci fossi andata io in spiaggia, gli sguardi che avrebbero attirato i miei peli scuri e folti sarebbero stati ben più numerosi e sicuramente schifati!
Già, io e i miei peli non andiamo d'accordo. Ok le sopracciglia, che sono scure e ben definite (dopo che ci lavoro sopra, si intende!), ma i peli delle ascelle o dell'inguine, interno cosce compreso, non li mostrerei mai a nessuno! Li ho sempre combattuti e ora, finalmente, so che sto per vincere la battaglia, anzi, la guerra!
All'attivo 6 sedute di laser diodo per inguine e ascelle e 4 per le gambe, ginocchio compreso. E i risultati ci sono, si vedono, mi convincono sempre più della bontà della scelta e della spesa. Perché effettivamente la spesa è rilevante, si aggira intorno agli 80 euro al mese (ed è pure un buon prezzo), ed è il motivo per cui non mi sono sottoposta prima a questi trattamenti. Non avevo i soldi.
Ora, con una situazione economica un po' più serena, posso permettermi di fare questa piccola pazzia e Marco (mio marito...) ne è stato ben felice, perché, se c'è una cosa che lo innervosisce, è dovermi aspettare mentre cerco di darmi una sistemata per andare al mare o per potermi vestire come l'estate richiede, o, ancora peggio, sentirsi dire che non vengo al mare perché devo ancora depilarmi.
Non uso il rasoio, lo facevo da ragazzina e me ne sono pentita amaramente, visto che funziona come un concime per peli, per cui saranno 25 anni che sono fedele ad un epilatore elettrico, il mio SilkEpil Braun; non sempre lo stesso, diciamo che lo cambio ogni 5 anni circa.
L'epilatore per me è meno stressante della ceretta, che comunque non so fare, e mi consente di strappare i peli anche quando sono molto corti, però richiede tempo e in più lascia dei segni rossi visibili per almeno un giorno, limitando di fatto il mio sfoggio di abitini o costumi da bagno.
Quando si hanno figli, poi, quel suono da decespugliatore diventa un rumore che fa da esca, il mio almeno ne è attratto, incuriosito, per cui devo cercare di usarlo in sua assenza, cosa che non si realizza spesso.
Ho iniziato le sedute di laser non certissima che le avrei portate avanti, visto che sono una che molla, si stanca facilmente, soprattutto se per portare a termine un qualcosa sono richiesti numerosi e continui appuntamenti. Ma ho trovato un'estetista che posso raggiungere comodamente a piedi, che mi serve puntuale, che in 20 minuti mi rispedisce a casa tutta soddisfatta nella mia convinzione di aver distrutto un altro buon numero di bulbi piliferi!
Adesso le mie ascelle sono quasi completamente prive di peli, l'inguine è sulla buona strada, sulle gambe ancora c'è da lavorare. La depilazione non è più il mio chiodo fisso, mi dimentico di dover provvedere, perché davvero i peli sono ormai pochi.  E quest'estate saranno, spero, pari a zero o giù di lì. E io avrò più tempo per me e per vivere.
Il risultato è così soddisfacente che già sto considerando la possibilità di proseguire, quando avrò completato queste parti del corpo, anche con le cosce e magari il viso.
Da fare, assolutamente da fare, quasi indolore, non lascia segni, è sicuro, le sedute sono veloci, i risultati assicurati. Addio peli, addio "tutto naturale", non fai per me!

aggiornamento del 06.08.2019
altre 3 sedute tra maggio, giugno e luglio nel 2019 e...direi che inguine e ascelle sono andati (con circa 10 sedute sembra che mi sia liberata di tutti i peli, mentre con le gambe la guerra è ancora aperta: sarò a 7 sedute almeno, eppure, anche se più radi, ricrescono ancora e mi costringono all'uso dell'epilatore.
Con questo non rinnego niente di ciò che ho scritto sopra: valeva la pena, lo rifarei, forse proseguirò per le gambe. L'avessi fatto a 20 anni (ma non avevo i soldi...) quante giornate di mare e quanti shorts e minigonne non mi sarei persa!!!!


da una dipendenza all'altra

Disintossicata da Township, forse solo per cause di forza maggiore, cioè perché il mio tablet al momento è deceduto, mi sto scoprendo un'appassionata di giochi su smartphone, i cosiddetti puzzle arcade, tipo Candy Crash per intenderci! 
E che palle! perché quello schermino è così piccolo e la mia vista sempre meno efficiente.
E passi pure che ci gioco mentre faccio colazione (rigorosamente da sola e in silenzio!), rinunciando a leggere le solite 5 pagine di libro, ma ormai ci gioco pure mentre siamo a cena, io, Marco e il nostro bambino cinquenne! Che esempio di madre, con quale faccia tosta poi gli chiedo di mangiare e non incantarsi guardando la TV! Qualcuno direbbe che già la TV è un elemento di disturbo durante i pasti consumati in famiglia, quando quei momenti sono tra i pochi che si passano tutti e tre insieme, vicini vicini...
Ma io e Marco siamo entrambi cresciuti in famiglie che, senza considerarsi TV dipendenti, vivono con quella macchina perennemente accesa, anche quando nessuno la sta guardando, a volte addirittura con 2 TV accese in stanze diverse e con nessuno spettatore in una delle due! E il tutto senza che neanche sentano il fastidio dell'eco o del suono in differita di uno dei due audio. Non faccio che spegnere le loro TV, e mio padre non fa che chiedersi chi mai avrà spento il televisore, del quale si accorge, magari, soltanto quando non ne sente più il rumore!
E così anche a casa nostra la TV è quasi sempre accesa, che la seguiamo oppure no. Di solito vanno in onda cartoni, poi, ogni volta che Luca si distrae, un TG, quello di Sky, che va in onda a tutte le ore, pur non essendo certo il massimo!
E nonostante ciò, non avrei mai pensato di poter diventare una che va a tavola con il telefono in mano. Chiariamoci, io ci gioco soltanto, niente chat, niente social, niente sms o WhatsApp, solo giochini tranquilli ma ipnotizzanti, frutta, caramelle, pietre colorate da abbinare, raccogliere, ordinare secondo regole e criteri precisi. Puro relax, e a me quello piace davvero tanto!
Ma sarà il caso di far riparare il tablet, altrimenti ci perdo la vista. E poi è un po' più complicato ospitare il tablet a tavola con noi...magari riuscirò a lasciarlo sul divano, solo soletto, in attesa che io torni al gioco di turno.

Sto usando questo blog quasi come un diario, tanto non lo legge praticamente nessuno, così anche questi elevatissimi pensieri ci finiscono dentro. E si, questa sono io.
E ora non ho più voglia di scrivere. STOP.

"Non ti credo", un thriller di Sophie Hannah, una scoperta!

Finito in tre giorni (leggendo solo la notte, che il resto del giorno non ne ho la possibilità), perché non riuscivo a smettere finché non ci crollavo sopra, addormentata.
Non conoscevo questa autrice, libro comprato per caso in un negozio dell'usato, come faccio spesso, senza grandi aspettative. E' stata una sorpresa.
Ben scritto, cosa che non si può dire di tutti i thriller, trama un po' intricata e a tratti inverosimile ma che ti prende, perché affascina ed emoziona. Una storia di donne, raccontata dal punto di vista di due protagoniste molto diverse ma, alla fine, fragili e forti entrambe.
Una storia di amori menzogneri, di stupri, di rinascita e di vendetta.
Non racconto la trama perché non saprei farlo senza svelare ciò che rende il libro così attraente.
Quindi invito soltanto alla lettura di questo libro mentre io andrò a recuperare anche gli altri romanzi della stessa autrice.
Buona lettura.

Twin Peaks e x Files, nuova serie a rovinare il ricordo della prima!

Non è la prima volta che accade, perché raramente i sequel di serie tv belle e coinvolgenti sanno garantire altrettante emozioni, soprattutto a distanza di tempo, ma in questi due anni è stato davvero troppo!
Ho amato, pur non comprendendola fino in fondo, come tutti del resto, la serie anni '90 ambientata in quella verde e cupa cittadina di montagna che era Twin Peaks, un posto dove tutto era possibile e niente era come sembrava. Un posto dove tutti i personaggi nascondevano un lato oscuro, anche quelli più affascinanti e belli, si, perché i personaggi erano proprio belli, esteticamente perfetti.
E a quell'età (io ero solo una ragazzina) e con la curiosità per tutto ciò che era misterioso e oscuro che nutrivo allora, quelle vicende, quelle immagini così forti, mi avevano rapito.
Lo so, Twin Peaks lo amavi o ti faceva schifo, per Marco, per esempio, è stato un rifiuto totale! Così almeno lui non si è trovato davanti alla tremenda delusione del sequel andato in onda su Sky ultimamente.
Io mi sono trattenuta dal seguire episodio per episodio per aver modo di mettere in memoria buona parte della serie e poi guardarla almeno 3/4 episodi per volta. Questa era l'intenzione, questo è ciò che ho cercato di fare. E già dalla prima puntata cominciavo a sentire la noia per la lentezza e la distorsione di quei dialoghi insensati, anche se inseriti nello scenario che riportava all'ultima puntata della serie originale.
Ho cercato di resistere, giustificando il tutto con il surrealismo tipico di Lynch, ricordando che un po' di grottesco c'era anche nella prima serie...ma qui si è veramente superato il limite!
Ambientazioni impossibili, dimensioni parallele che difficilmente potevano comunicare l'una con l'altra, nonostante gli assurdi passaggi di personaggi doppi nei cavi elettrici o nell'accendisigari dell'auto. Non era surreale, era noioso e inverosimile anche per chi ama solcare il limite col paranormale (in TV e nei libri ovviamente!).
Mi sono dovuta imporre di proseguire, perché si sa, a volte le cose migliori hanno esordi noiosi e apparentemente inconsistenti, almeno nell'arte. Ma stavolta è stato proprio tutto inutile. Mi sono sorbita 4 episodi con scene che se le sognavano persino nei film che davano su RAI 3 a "Fuori orario" (un altro programma che mi sorbivo per gustare qualche chicca ogni tanto in mezzo a una marea di cose incomprensibili e lente!).
4 episodi e mi sono dovuta arrendere, non ne potevo più, non smettevo di dire a me stessa "che schifo, che palle!". E ho lasciato così, perché è meglio tenersi il ricordo di qualcosa che hai amato senza rovinarlo con spiegazioni che non sono spiegazioni e intrecci non all'altezza di ciò che si è raccontato la prima volta. Meglio lasciare così com'era, che in fondo non c'era bisogno di riaprire la questione.
E già mi avevano dato un'enorme delusione con X Files, altra serie che ho amato e che attendevo settimanalmente con gran trepidazione, serie che, negli anni, non mi ha mai deluso.
Fino a quest'ultima, che, senza nessuna coerenza con i personaggi e le storie precedenti, ha trasformato tutto in una farsa comica e banale, direi quasi stupida! L'agente Molder è diventato decisamente un idiota e le storie raccontate vuote e insulse.
Sarò io che sono cresciuta o sarà che qualcuno si è dato da fare per rovinarci dei miti!? Non lo so, ma spero che a nessuno venga in mente di riaprire capitoli chiusi magicamente come LOST o ALIAS.
Arriva per tutti il momento di fermarsi, di rispettare ciò che è stato. Non si può sempre strafare in nome del profitto facile. Lasciateci le nostre emozioni, pure, piene, indelebili.

Un estate piena di...blatte

Ci siamo dentro, è una stagione torrida per la Sardegna, di quelle che non c'è più un orario del giorno in cui non rischi di svenire per il caldo e la mia pressione bassa. 
scarafaggio-immagine-animata-0007E' una di quelle estati che io trovo ideali se si tratta di andare al mare e cazzeggiare all'ombra, sorseggiando bibite fresche o magari buttati sul divano di casa con il deumidificatore in azione.
E' proprio un'estate ideale, anzi, lo sarebbe se non fosse che in gran parte la sto passando al lavoro, debole come un fuscello, e che, anche quando si riesce ad andare al mare, al Poetto (la spiaggia per me più vicina) è una distesa di alghe, un mare nero di alghe. Beh, si può pure sopportare, forse, ma di certo non posso sopportare l'invasione per niente pacifica (per quanto silenziosa) di quegli esseri orribili e per me terrificanti che sono le blatte o scarafaggi o "pretteddas" come affettuosamente sono definite in sardo!
Il mese di giugno è passato quasi indenne, ne ho incrociato qualcuna sulla mia strada ma, per mia fortuna, si trattava di esemplari a distanza notevole o, ancora meglio, deceduti (anche se quelle bastarde fingono, quindi meglio non fidarsi troppo!).
scarafaggio-immagine-animata-0007Ieri, rientrando a casa, appena scesa dall'auto, saranno stare le 19.00 circa, quando ancora il sole splendeva alto, con una luce che mi rassicurava fino a farmi abbassare la guardia e disattivare i miei soliti sistemi di difesa (come  chiudere senza indugio lo sportello, guardare immediatamente muri e asfalto prima di fare i primi passi, correre a infilare la chiave nella toppa e rinchiudermi in casa al sicuro, naturalmente dopo aver ispezionato il cortile), vedo improvvisamente un qualcosa di veloce e scuro catapultarsi letteralmente sul sedile del passeggero, dopo che, per un fortunato caso, mi ero già tirata su e sistemavo sulla spalla la borsa a tracolla. Un brivido ha percorso la mia schiena, lo sguardo è andato subito su quell'oggetto ancora ignoto e l'ho vista, rossiccia, grande sicuramente troppo, che passeggiava sul mio sedile facendo ondeggiare quelle antenne lunghe alla ricerca di non so cosa...di me? 
scarafaggio-immagine-animata-0007Per un attimo sono rimasta paralizzata, solo una frazione di secondo, poi sono schizzata all'indietro, in mezzo alla strada, senza guardare o voltarmi, perché dovevo essere certa che quella cosa non si muovesse da lì! Ed ecco che quella specie di irreale silenzio in cui ero sprofondata è stato rotto improvvisamente dal suono di un clacson, immediatamente seguito da una serie di improperi da parte dell'autista di una Golf che mi si è fermata letteralmente addosso.
Neanche un po' di paura per quell'auto, per ciò che sarebbe potuto succedere, talmente tanta era la mia concentrazione sul pericolo numero uno, che stava ancora lì, allegramente e placidamente sul sedile della MIA auto! Dovevo avere uno sguardo sperduto, tanto da far pena, perché quell'uomo ha smesso di urlare, è sceso dall'auto e, dopo avermi chiesto se stavo bene e aver ricevuto come risposta una disperata, anche se sussurrata, richiesta di aiuto, ha tirato fuori un fazzolettino di carta e, senza esitazione, ha infagottato quell'essere e poi l'ha depositato sulla strada per finirlo col tacco della scarpa.
Mio salvatore! Mio eroe! L'ho ringraziato che quasi piangevo, mentre lui, assicuratosi che la pazza (io) non stesse per svenire e fosse comunque vicina a casa propria, è risalito sull'auto e partito per chissà dove ma, sono sicura, con l'ansia di raccontare quella patetica scena alla moglie o all'amico o a chiunque avesse incontrato!
scarafaggio-immagine-animata-0007nessuno dei vicini di casa mi ha visto, ma loro non si sarebbero neanche stupiti, hanno già assistito a qualcuna delle mie sceneggiate da fobica!
Già, perchè, se ancora non fosse chiaro, io ho una fobia, profonda, incontrollabile, irrazionale, cieca.
Io provo terrore e profondo odio per le blatte, io non provo soltanto ribrezzo per loro, le temo! E dopo quell'incontro ravvicinato non riesco a togliermele dalla mente, le vedo ovunque e, purtroppo, non sono sempre allucinazioni, ci sono davvero, sono ovunque, pure al lavoro!!!
Aiutooooooooooo

Jane Austen, una scoperta

A poca distanza dalla lettura di "Emma", mi trovo immersa in "Orgoglio e pregiudizio", entrambi di Jane Austen. E non uso il termine "immersa" per caso, è che proprio mi sento trascinata dentro quel mondo ottocentesco fatto di rituali, cerimoniosità, un continuo darsi del Voi persino tra amanti.
Un mondo in cui quasi tutto il tempo è dedicato all'arricchimento di sé, sia in senso culturale (difficile trovare un personaggio che non si dedichi alla lettura o almeno a una qualche forma d'arte), che economico (è tutto un continuo tramare per accaparrarsi il partito migliore, uomo o donna che sia, quello con la rendita maggiore, che possa far uscire da situazioni anche disastrose il/la malcapitato/a).
Il tutto infarcito di passeggiate, visite da fare e da restituire, viaggi, balli, banchetti e grandi discussioni di gruppo sugli argomenti più disparati, da quelli più banali come l'etichetta, a quelli sociali e politici.
Certo, nelle opere della Austen prevale l'aspetto romantico e femminile, non necessariamente frivolo ma, certo, molto centrato su famiglia e ricerca ossessiva del giusto matrimonio.
Ma l'ambientazione fa sì che sia confermata la mia passione per i romanzi dell'800, europei e russi.
E lei non sarà un Tolstoy ma è davvero brava a raccontare le donne di quel tempo, a volte frivole e superficiali, disposte a tutto pur di sistemarsi, a volte "con le palle", tipe che, considerando in che epoca e in che mondo vivevano, erano così forti da pretendere di decidere della propria vita. E lo facevano apertamente o con sotterfugi, ma sempre con la forza necessaria al raggiungimento dell'obiettivo prefissato, fosse anche il semplice rifiuto del matrimonio.
Donne che non si sentono inferiori agli uomini, che si confrontano con questi, che studiano, sono in grado di sostenere discussioni a vari livelli, che, in fin dei conti, orientano gli avvenimenti e la vita familiare e di società come meglio credono, anche facendosi la guerra tra loro.
Sarà che io alla complicità femminile ci ho sempre creduto poco, sarà che le donne che prendono il loro spazio senza sentirsi messe in un angolo le ho sempre ammirate, ma resta il fatto che quelle donne mi affascinano, spesso molto più di quelle raccontate nella letteratura moderna.
Certo, queste donne sono tutte rintracciabili nella fascia alta della società, in ambienti elitari, che vivono di mondanità e che, quando proprio si trova un personaggio che sta andando in rovina economica, semplicemente lo si vede obbligato a svolgere un lavoro per guadagnare il denaro invece che riceverlo passivamente.
Ma è bello lasciarsi rapire da quella fetta di società, da quelle storie, dagli intrighi, dalle passioni non mitigate dall'urgenza del bisogno economico.
Il resto fa da contorno e, comunque, ognuno racconta ciò che conosce.
Insomma, consiglio a tutti la lettura della Austen, forse più alle donne che agli uomini...ma vale la pena. Io continuo...

capelli bianchi quanto vi odio!


pronta per un'altra tintura fai da te... 
Quanto era bello quando i miei capelli erano solo i capelli da idratare, pettinare, spettinare, tagliare ogni tanto solo per cambiare look nei momenti di crisi, tenere lunghissimi quando ero in pace con me stessa.
Adesso è un incubo, per me che non amo andare a farmi manipolare da soggetti che lo fanno di professione, come estetisti, massaggiatori e, naturalmente, parrucchieri.
E tutto a causa del bianco che incombe, che, facendo capolino circa 6 anni fa con i primi capelli scoloriti sulle tempie, che regolarmente staccavo ed eliminavo senza pensarci troppo, tanto erano due o tre, si è fatto strada sulla mia testa gradualmente ma, ormai, in modo irreversibile e sempre più invadente.
Ormai quegli odiosi capelli bianchi sono ovunque, ispidi e difficili da domare, crescono così velocemente che la colorazione (pratica a cui mi sono dovuta alla fine piegare!) dura sempre meno.
E non basta più Casting Creme Gloss di l'Oreal per garantirmi il mio castano chiaro, ora uso Excellance (stessa marca) che copre meglio e, mi pare, li rovina di più! Perché ormai senza ammoniaca non copro più nulla.
Non avrei mai voluto diventare schiava di queste pratiche, che tra l'altro diventano un'incombenza da svolgere a casa, un po' per risparmiare denaro e un po' per evitare ulteriore stress in odiosi e chiacchieroni saloni di parrucchiere.
Ma veramente ne ho le palle piene di colorare e vedere che, entro due settimane, il bianco è di nuovo visibile, sta lì a caricarmi almeno 3/4 anni in più sulla groppa, perché niente invecchia come i capelli bianchi, neanche le rughe.
Li odio e odio sapere che non c'è rimedio, non uno definitivo, come piacerebbe a me.
Sono in piena fase di estirpazione peluria sul corpo con il laser, soddisfatta dei risultati per ora, anche se ho fatto solo 3 sedute. Ma non esiste un laser per i capelli? Un qualcosa che li costringa a recuperare la pigmentazione originale, senza condannarci a questi riti di ristrutturazione che odio e  che, di conseguenza, trascuro?
Infatti spesso passano settimane prima che io trovi tempo e voglia di porvi rimedio, e intanto mi guardo allo specchio insoddisfatta ricordando a me stessa che sto invecchiando e che, si, si vede proprio, ché ché ne dicano gli altri (che sono gentili nel negare l'evidenza ma di sicuro non consolano!).
Proprio in questo momento so di avere una sfilza di capelli bianchi in bella vista e so già che nel fine settimana non avrò un attimo di respiro per occuparmene.
Ho anche provato uno spray colorante temporaneo, sempre l'Oreal, acquistato on line per poi scoprire che lo vendevano anche al market!
Ma io non riesco proprio a smettere di toccare i miei capelli, mossi e solitamente tenuti sciolti, per cui le mie mani non fanno che scuoterli, sistemarli, spostarli, tirarli indietro. E così ho scoperto che quella roba mi si attacca alle dita e alle unghie, che è decisamente più sgradevole ritrovarmi con la punta delle dita marrone che non con qualche capello bianco in testa!
In ogni caso non credo che li lascerò mai al naturale, non mi piacciono i capelli bianchi o grigi, li tollero giusto nelle vecchiette stile nonnina di Peter (parlo di quello di Heidi), o stile mia nonna. Io però non voglio essere così. E non sono abbastanza femminista per farne un motivo d'orgoglio.
Mi piace piacermi e piacere, inutile negarlo.
Quindi adesso mi metto sotto e invece di continuare a scrivere mi dedico un po' a questa testa disordinata!
Buona colorazione a tutti!

Township, la mia droga

LocandinaSaranno ormai 4 mesi che ho scoperto questo gioco, io che non ho mai amato i videogiochi o tutto ciò che riguarda consolle, joystick e simili.
Neppure da giovanissima al Bar mi lasciavo prendere dai giochi a gettoni, anche perché avrei finito i soldi in una nanosecondo, essendo una vera schiappa!
Ed è dovuto arrivare Luca, anzi, è dovuto crescere fino ai 4 anni, fino ad interessarsi ai giochi sul telefono e spingerci, per fare in modo che non mettesse mano ai nostri cellulari, ad acquistargli un tablet, uno scarsino, solo per giocare.
Ed è stato l'inizio di un qualcosa che, se non posso definirlo passione, certamente posso identificarlo come DIPENDENZA.
Una dipendenza innocua, visto che neanche sotto ipnosi potrebbero convincermi a sborsare soldi per avere qualche chance in più di progredire nel gioco, ma pur sempre una vera dipendenza da gioco, una ludopatia direbbe qualche psicologo.
Pian piano questo giochino apparentemente noioso, semplice e monotono, si è fatto strada nel mio cassetto del cervello dedicato ai passatempi piacevoli, fino a diventare la prima cosa che cerco appena rientrata a casa dal lavoro o da qualunque altra uscita.
La prima se non c'è mio figlio nei paraggi, la prima dopo che mi sono cambiata e messa comoda, diciamo che il tablet (che poi ho acquistato anche per me) è diventato un compagno che mi sta accanto persino mentre sto a tavola, a pranzo e a cena, che spinge Marco a riprendermi come si fa coi bambini, facendomi notare che non do proprio il buon esempio a Luca (che, comunque, guarda la TV mentre mangia e ormai ha perso interesse per questo tipo di giochi, tanto che il suo tablet è parcheggiato da tempo!).
E' un gioco, tra i vari che riguardano la costruzione di città virtuali, che tanti conoscono, amano odiano, ma che io ho scoperto solo quest'anno e che, con mia grande sorpresa, mi rilassa e mi consente di tenere quell'ordine che, invece, non riesco più a tenere nella mia vita.
Credo sia proprio questo il suo ascendente su di me: costruisco una città che cresce pian piano, con le sue attività agricole, artigianali, industriali, commerciali, la sua miniera, gli scambi commerciali, persino uno zoo (che è la cosa che apprezzo meno, visto che gli animali in cattività non li tollero neanche nel mondo virtuale).
Ed è la mia città, con le sue vie ordinate, i prati, gli alberi, le casette ben disposte, i laghetti e i cespugli fioriti, con tanta gente che lavora, passeggia, silenziosa (io almeno ci gioco senza audio!) e sempre in pace, sempre col sole.
E' una piccola oasi, un rifugio, è un nuovo modo per mantenere il controllo.
Gli altri giochi non li degno di grandi attenzioni, solo township riesce a rilassarmi e farmi persino sorridere soddisfatta ad ogni passaggio di livello!
Sarò pazza? Forse...
Ma guai a chi tocca la mia città neonata!

Facebook & co.

Facebook, Internet, Rete, Sociale
A cosa serve avere 500 amici se poi blocchi i post di un buon 60% di questi?
All'inizio credo che mi facesse piacere vedere quel numero crescere, soprattutto perché non ero io a fare richieste d'amicizia (l'orgoglio se la godeva!).
Ora è tutto diverso. Ho già ripulito di tutti quei contatti che, mi pare, non erano collegati a persone che conoscevo direttamente.
Ma, fatto questo, non sono andata molto oltre.
Una volta si accetta l'amicizia perché tale persona è del tuo stesso paese (e parliamo di un paesino di 1000 anime scarse!!!) e non vuoi certo essere additata come quella snob che finge di non conoscerti o che non ti vuole annoverare tra le sue amicizie!
Un'altra volta la accetti perché tale persona è un tuo collega o comunque uno dell'ambiente di lavoro e ti ha individuato e incastrato!
Un'altra volta perché è tuo parente ed ha avuto l'amicizia di tutti i tuoi fratelli tranne che la tua!
A volte perché ti servono compagni per giocare a Township!
E poi ti ritrovi la bacheca sommersa da post insulsi, noiosi, banali e, sempre più spesso, con contenuti offensivi, irrispettosi, razzisti, omofobi, sessisti, violenti.
Controllo raramente il mio profilo, è diventato quasi un peso. Ogni volta ci vuole mezz'ora per ripulire e bloccare i post di certa gente senza che se ne accorgano, senza negar loro un'amicizia non amicizia.
Dovrei essere più coraggiosa, ma a volte preferisco far così che non rispondere a tono (cosa che a volte è comunque inevitabile per la rabbia che certi post suscitano!) o cancellarli dai contatti.
Del resto anch'io mi sono permessa di inviare post a tutti quando si è trattato di fare campagna elettorale (non cito le altre occasioni in cui l'ho fatto perché il fine era solidaristico e allora non mi sentivo invadente) o cose simili, e so quanto possa essere fastidioso ricevere certi post che cozzano con le tue visioni del mondo, con i tuoi ideali, con le tue passioni. Soprattutto quando chi te li posta sa benissimo come la pensi e quanto sia inutile farti venire il malumore con quei messaggi!
Ma almeno non ho mai scritto cose blasfeme o irrispettose nei confronti di altre persone o categorie di persone. Non potrei mai.
La libertà di opinione va tutelata e riconosciuta a tutti, ok, ma comincio a pensare che forse certe persone dovrebbero limitarsi ai commenti da bar, senza trasferirli su un social, senza metterli per iscritto in modo indelebile.
E la cosa più sconvolgente è che certe schifezze non le scrivono le persone meno istruite o più disagiate o prive di riferimenti familiari e sociali validi. No, le cose peggiori sono proprio scritte da persone che appaiono assolutamente adeguate, socialmente integrate, economicamente serene, con genitori che certamente non hanno educato all'odio e alla mancanza di rispetto.
I giovani, certi giovani, quando non parlano di calcio o cose simili, scrivono e pubblicano banalità, spesso scopiazzate, o esprimono pseudo pensieri che vorrei non potessero neanche sfiorare le loro menti al giorno d'oggi.
Siamo nel 2017 e l'apertura mentale di un buon 50% di ragazzi tra i 15 e i 25 anni è pari a quella di un anziano dell'800, e forse quell'anziano era già molto più avanti di loro!
Non si deve fare di tutta l'erba un fascio, ci sono anche giovani che ammiro, stimo e con i quali il confronto, anche quando ci si scontra, è davvero stimolante e costruttivo.
E poi è vero anche (o soprattutto) che sono i miei coetanei a dare il peggio di sé, con l'alibi improbabile di difendere i diritti dei propri figli, fingendo di essere solidali con chi ha bisogno ma ricordando che la propria persona e la propria famiglia vengono sempre prima degli ALTRI, intendendo per altri soprattutto gli stranieri.
Sono già stanca di rispondere alle cazzate che dicono, li depenno pian piano e mi limito a controbattere solo di persona, quando lo scontro è diretto, chiaro, più probabilmente efficace.
Io scrivo quel che mi pare in questo blog, è vero, ma non c'è nessuno che si ritrovi le mie elucubrazioni mentali sulla sua bacheca!
Chi vuol leggere può farlo, tanto qui sono in pochi ad arrivarci...ed io non gli spiano certo la strada!

shopping terapeutico vs risparmio ossessivo

Due giorni fa, nel bel mezzo di una domenica assolata di inizio estate (lo so che non è ancora arrivata ma qui ormai ci siamo in pieno!), mi sono presa un paio di ore libere.
Buono Tagliandi Sconto Denaro Carrello DelLibere dai miei uomini (Big, come il mio preferito in Sex and the city, e Little come...non lo so come chi, ma è piccolo, quindi lo chiamerò così), libere anche da un'amica indagatrice e da tutti gli altri amici che non fanno che ricordarmi che sono sparita, che non faccio, né posso fare, le cose che facevo prima insieme a loro.
Ma non avevo voglia di star sola, cosa che mi sta bene a casa ma non quando desidero uscire.
Quindi ho chiamato la mia cara mamma e, mentre quei due uscivano per andare al parco giochi insieme ad altri amici con figli al seguito, mi preparavo per un pomeriggio di shopping e chiacchiere.
Sono passata a prenderla alle 17.00, vestita comoda (i miei jeans elasticizzati e le Palladium sono l'ideale per queste occasioni) e con trucco leggero, per portarla un po' in giro in città.
Lei non esce spesso, non senza un fine utilitaristico preciso come fare la spesa o andare dal parrucchiere. Lei e mio padre non hanno una vita sociale, se si esclude quella che si realizza durante qualche fine settimana in paese, per le feste o altre occasioni. Qui non amano uscire, non vanno a cena fuori, non frequentano persone al di fuori dei figli e dei parenti stretti.
Ma a lei credo non dispiacerebbe fare cose diverse, anche se lo nega e si dice soddisfatta così.
Comunque sono rare le volte che accetta di uscire con me, ma questa era una di quelle.
Probabilmente l'averle proposto di passare a prenderla con l'auto ha giocato a mio favore, perché usare i trasporti pubblici, che io prediligo, non rientra fra le sue modalità di movimento preferite.
Ma noi viviamo in periferia, quindi in qualche modo bisogna pur spostarsi per arrivare in zone dove il giro dei negozi duri un po' più del quarto d'ora che quelli locali possono garantirci!
Bisogna andare in centro se camminare non è l'unico scopo della passeggiata. E per me non lo è. Io odio tornare a mani vuote, potrà essere pure una cosa da niente ma devo tornare a casa con una busta e qualcosa da rimirare.
E quindi centro sia! Parcheggio custodito per evitare di girare a vuoto, perché odio fare manovre con qualcuno appiccicato dietro che alla fine suona il clacson per spronarmi ad accelerare i tempi, senza rendersi conto che così fa solo saltare i nervi e che ci metto il doppio a posizionarmi nel modo giusto!
Due euro valgono bene la serenità che regala chiudere l'auto e allontanarsi a piedi senza pensieri e senza stress.
Ed ecco che la nostra bella città si presenta in tutta la sua vivacità e in tutta la sua luce...se per vivacità intendiamo l'affollamento delle strade e per luce quella solare!
E' solo una piccola città ma a me piace davvero. E tutta un saliscendi di viuzze dai palazzetti antichi, ora anche in gran parte rimessi a nuovo, con lastricati e scalette e angolini un po' nascosti che è davvero un piacere camminare, guardarsi intorno, respirare odore di mare e di vacanza anche quando le vacanze sono lontane.
La prendo a braccetto, che anche se è antiestetico è veramente il modo più comodo per camminare insieme, e la passeggiata ha inizio.
Lei guarda le vetrine ma si mostra sempre poco interessata, del resto è vero che è proprio una difficile da accontentare. E' capace di farti girare per una settimana intera prima di trovare una maglietta che si avvicini anche solo lontanamente a quella che lei ha in testa, e che puntualmente non sa descrivere. E' vero anche che i soldi che maneggia sono pochi, lei fa la casalinga e la nonna, solo occasionalmente fa dei lavoretti, nel senso che magari assiste qualche anziano ma sempre nell'ambito familiare. Il non disporre di risorse sue, personali, non derivanti dalla pensione di mio padre, di sicuro le pesa e le dispiace. E la spinge anche a restringere al minimo gli acquisti, a selezionare e a scegliere con cura ogni capo che acquista.
Io, al contrario, tendo a comprare quel che mi piace, se costa poco e se sono certa di poterlo indossare senza stiratura! Non amo i capi firmati o di valore, quelli che ti devi preoccupare se la temperatura della lavatrice ti finisce sui 60° invece che sui 30°, quelli che ti fanno piangere se finisci per bucarli accidentalmente con la sigaretta!
A me piace avere l'armadio pieno, avere più opzioni la mattina, senza dover correr dietro a lavatrici e panni stesi, senza correre il rischio di non trovar nulla di pulito che mi ispiri in quel preciso momento. Vesto in modo semplice ma pur sempre secondo l'umore, l'occasione e, perché no, la depilazione più o meno trascurata. 
Non sono troppo convinta che nel vestire spendere di più significhi spendere meglio, vedo che alcuni capi pagati una miseria sono ancora integri dopo tanti anni di utilizzo, per cui punto più sulla quantità e la varietà. E poi mi piace fare il cambio armadio, ogni tanto, senza troppe remore, cosa che non può fare a cuor leggero chi, senza esser ricco, acquista capi più costosi.
E così scelgo i negozi più accessibili, e anche e soprattutto quelli in cui non siano presenti commesse troppo solerti nel servire, chiedere, tallonare il cliente.
Io amo essere lasciata in pace. Io amo fare da me.
Io amo portare in cassa un po' di roba, rigorosamente non provata, ed uscire soddisfatta rinviando il piacere o il dispiacere a quando rientro a casa. La prova del fuoco si fa davanti al mio specchio e se non va bene pazienza! Si regala a qualcuno che potrà gradire.
Mamma invece prova e riprova, porta tanti capi in camerino e di solito, critica com'è nei confronti di se stessa, e forse anche del mondo, fa arrivare in cassa solo un decimo di ciò che così accuratamente ha studiato allo specchio, tirando un po' di qua e un po' di là.
E riesce pure a stressarsi nel far questo! Io invece trovo che fare acquisti sia una delle cose più rilassanti del mondo, quando non sono acquisiti obbligati e destinati a occasioni formali come i matrimoni o simili.
Il valore che diamo al denaro è diverso, lo so. E anche se sono stata educata a non sprecare nulla, cosa da cui discende forse anche la mia passione per il risparmio e per l'occasione, io ho trovato un equilibrio tutto mio, che mi consente di sentirmi "felice" spendendo anche poco ma comprando sempre qualcosa come fossero coccole, piccole grandi concessioni.
Non metto a rischio il portafoglio familiare e nel contempo mi concedo un po' di leggerezza.
Dopo un'ora e mezza io giravo con 4 buste diverse (ma non piene) mentre lei ancora cercava la sua "maglietta ideale", così indefinibile e, a quanto pare, non ancora creata da nessuno!
Verso le 20.15 ci siamo arrese e finalmente ci siamo sedute in un baretto, tavolino all'aperto, a ristorarci un po' con aperitivo e salatini e una sigaretta come ciliegina sulla torta. In realtà lei ha chiesto un'aranciata, ma l'importante era stare lì, insieme, rilassate, a chiacchierare un po'. Ogni tanto riusciamo a farlo e per me è importante.
Siamo così diverse, e di certo  non posso confidarmi con lei se si tratta della mia vita sentimentale, è pur sempre una mamma di quelle vere, che vorrebbe proteggerti da tutto e che vorrebbe credere nella coincidenza tra quel che sono e quello che lei vorrebbe che fossi.
Ma, dopotutto, il non dover affrontare con lei i miei errori e i miei mancati sensi di colpa è confortante, mi fa sentire bene, in pace. Lei non sa, non chiede e non mi giudica.
Io ho un caratteraccio, con lei poi mi lascio andare fin troppo e a volte esagero, sbotto, non mi sforzo di comprenderla ed essere paziente, di sostenerla anche quando penso che si preoccupi troppo per cose che non vale proprio la pena, di essere affettuosa e farle sentire la mia vicinanza.  Le voglio un bene infinito, eppure di rado riesco a manifestarlo come vorrei, quasi mai. Del resto lei stessa non è  espansiva e "fisica" nel rapporto con me e con tutti i suoi figli. Forse lo era quando eravamo bambini ma poi no, non ci ha insegnato a coccolarci e a parlare dei nostri sentimenti. Nessuno l'ha insegnato a lei, credo, e ora siamo tutti adulti, è troppo tardi, e le coccole sono rimaste solo per i nipotini.
Per noi ci sono altre coccole, che si esprimono con la cucina, con la disponibilità di tempo e cure per i piccoli, con la pazienza garantita anche quando siamo sgarbati o chiediamo più di quel che dovremmo. E con questi momenti di complicità, che sembrano superficiali ma che ci fanno sentire vicine.
E allora si parla delle sue sorelle, delle novità sui suoi vicini di casa, di mio padre che finge di star bene perché non gli si dica di andare dal medico, di mille altre cose importanti e no. E' solo parlare, chiacchierare, fare la figlia e sentirsi al sicuro.
Dovremmo farlo più spesso.


Vegan, veggie...che palle!

Un pranzo tra colleghi d'ufficio, un'occasione per chiacchierare, distrarci, ridere e anche spararle pesanti a volte, che dovremo pur sfogarci in qualche modo!
Di solito non mi dispiacciono queste situazioni, di solito sono una di quelle che spara le cazzate più grosse o magari quelle meno adatte alla situazione, visto che gli altri sembrano sempre avere stomaco più debole del mio!
Insomma, una bella situazione che spezza il grigiore dell'ambiente lavorativo.
Da rifare, io voto SI.
Ma quando una di noi, dopo aver esaminato inutilmente il menù, ha cominciato a tartassare il cameriere chiedendo il dettaglio degli ingredienti di ogni singola pietanza, perché, "sa, sono vegana e qui non sono riportati piatti contrassegnati come veggie", "no, neanche le uova!", "noooo, il formaggio no!", col tono un po' schifato di chi crede di averti colto in fallo in una cosa gravissima, che non si può fare - perché il mondo è vegano (anche se non ce ne siamo accorti) e allora quel menù come può ignorare la cosa e non allinearsi? - in quel momento non ero né divertita, né rilassata, cavolo!
Che pena per quel povero cameriere che non sapeva nemmeno cosa rispondere!
E va bene che siamo nel 2017 e che magari i ristoranti potrebbero anche prevedere menù diversificati, che indicare tutti gli ingredienti, anche in favore di persone magari allergiche o che seguono regimi alimentari particolari, può essere davvero utile.
Però qui non si trattava di allergie! Nessuno rischiava la vita e allora, cavolo, perché non ti prendi una semplice insalata e la smetti di rompere!?
E non parla un'amante della bistecca. Io sono vegetariana, da quando ero una ragazzina, da quando ho potuto usare il libero arbitrio almeno nelle piccole cose.
Frullati, Succo, Frutta, Maturo, BioIo non mangio animali, non mangio esseri che, come me, provano paura, dolore fisico, terrore. Carne e pesce sono usciti senza troppe difficoltà dalla mia dieta ma questo ha condizionato la mia vita, mica quella degli altri! 
Io non mi aspetto mai, tranne che a casa dei miei scrupolosissimi familiari, piatti speciali e diversi, non lo pretendo e mi sento a disagio quando qualcuno invece si preoccupa di garantirmi delle pietanze per me commestibili. Di solito rifiuto gli inviti a pranzo se non provengono da persone con le quali l'intimità ci ha già portato oltre quello scoglio del cibo.
Non mi piace imbarazzare chi mi ospita e non sono ancora convinta di poter colpevolizzare nessuno, soprattutto se si tratta del cameriere che così gentilmente sta lavorando per me.
E chi dice che ci sia un modo giusto di mangiare, al di là dell'aspetto puramente salutistico che, da sempre, poco mi interessa?
Io rispetto gli animali, quindi non li mangio, perché per mangiarli sono cosciente che dovrò farli soffrire. Punto.
Io però mangio le uova, perché un uovo non è un animale per me, così come un nostro ovulo o persino un embrione, non è un essere umano. Mangio solo uova da allevamento a terra, certo, anche se in ristorante non chiedo al cameriere se le galline hanno razzolato nell'aia o erano stipate in gabbia! Per una volta posso ignorare la cosa e mangiare e basta.

Mangio i latticini, invece, ponendomi qualche problema in più, perché non ho modo di sapere come quelle mucche siano state allevate, anche se ho il sospetto che per la maggior parte stiano attaccate a delle mungitrici a ingozzarsi e produrre latte, con i vitellini probabilmente sacrificati. E quindi firmo petizioni e sostengo iniziative per promuovere l'adozione di norme che tutelino maggiormente gli animali e che sanzionino i trasgressori.
Non credo sia da demonizzare l'allevamento in sé, credo che esista la possibilità di renderlo almeno più vivibile per gli animali, più attento alle loro esigenze, che per una mucca non sono certo date dalla propensione per la vita allo stato brado!

E già così è faticoso, perché questo è un paese di carnivori, questa è una terra di pastori e allevatori, e comunque resta il fatto che l'uomo è un animale e che, per natura, fino a prova contraria è onnivoro (così dice la scienza prevalente, con esclusione di Veronesi mi pare...). Poi, siccome ognuno può scegliere che fare della sua vita, magari certi istinti possono essere sacrificati per far spazio al rispetto degli altri esseri viventi.
Il tutto, però, senza rompere le palle agli altri!
Certo che se vedo qualcuno maltrattare un animale intervengo, certo che preferisco i prodotti con etichettatura chiara che mi permetta di scegliere, ma no, non sono schifata alla vista di una persona che si mangia allegramente una bistecca da chilo! Preferirei non lo facesse, ma questo lo tengo per me.
Viviamo in un mondo di regole, io amo le regole. E finché le si rispetta che posso dire io?
Da ché mondo è mondo i più grandi cambiamenti, soprattutto a livello culturale, non sono mai avvenuti di punto in bianco, perché qualcuno ha deciso che da quel momento certe cose non si tolleravano più.
Ci vuole tempo, ce ne vorrà tanto perché si arrivi ad azzerare il consumo di carne, pesce e derivati. Ci vorrà tempo perché i latticini siano prodotti garantendone la sostenibilità per l'ambiente e per gli animali stessi.
O forse questo non accadrà mai.
Io so solo che le persone vegetariane e vegane sono in aumento e questo è già tanto. E quando anche chi, invece, si ciba regolarmente di carne, chiede che sia modificato e migliorato il sistema di gestione degli allevamenti, delle macellazioni, delle etichettature, penso che sia un grande risultato, che possa, anzi, portare a maggiori risultati rispetto a lotte senza quartiere, intransigenti e, secondo me, un tantino snob.
Il fatto è che ho sempre più l'impressione che per molti convertiti al "Veganesimo" si tratti solo dell'adesione a una moda, a qualcosa che fa alternativo e chic. Ma quanto durerà!?
Quindi continuo a mangiare nell'unico modo per me accettabile, seduta spesso allo stesso tavolo di amici e conoscenti che con la pastorizia o l'allevamento in generale ci mantengono la famiglia. Gente che è profondamente convinta che questo sia il rapporto giusto che deve intercorrere tra uomo e animale. Gente che non è in alcun modo meno intelligente o profonda di me!
Io li rispetto, per quanto non perda occasione per cercare di convincerli a modificare almeno alcuni aspetti, quasi tribali, ancora insiti nell'allevamento tradizionale. Quasi sempre le mie parole cadono nel vuoto, ma forse non del tutto, forse pian piano, visto che ho rispetto per loro e loro ne hanno per me, ci rifletteranno e qualcosa potrà migliorare...
La categoria per la quale invece non nutro né stima né comprensione è quella dei cacciatori, finti sportivi, sadici, che ammazzano per puro piacere, spesso senza alcun interesse per la carne che poi costituisce il bottino!
Loro non li giustifico, non li tollero e, anche se tra i miei amici ce ne sono diversi, non ho remore nel condannarli, biasimarli, discutendo con loro fino all'esasperazione. Anche su quel fronte però i risultati non sono tanti, del resto un uomo (o donna) che si arma per ferire o uccidere un animale selvatico del quale non ha alcun bisogno, perché di certo non ha fame, ha qualche tara difficilmente sanabile con il ragionamento e la riflessione, ai quali è sicuramente refrattario.
Lì bisogna proprio intervenire con i semplici divieti. Ma ogni proposta di legge finisce affossata perché, si sa, i cacciatori sono buoni elettori quando gli prometti l'estensione del calendario venatorio!
Per non parlare poi della categoria (altri snob!) di quelli che vogliono il pellicciotto rigorosamente naturale o il piumino di piumette più piccole e morbide, o il portafoglio di pelli improbabili, che se solo smettessero di acquistare quella roba le aziende si orienterebbero su altro e problema risolto!
Il colmo è che poi la persona col pellicciotto a volte ti va a coincidere con quella che chiede il menù vegano!
Insomma, c'è ben altro da fare che non vessare i poveri camerieri che fanno il loro lavoro!

Neuroni impazziti ai tempi del corona virus

Che dire, sto per perdere la bussola, come tutti. Convivenza continua, incessante e forzata con marito e figlio, mentre la nostalgia di un ...