Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi...e quindi con i tuoi!

Ancora una Pasqua, ancora una festa religiosa per noi che religiosi non siamo. I miei magari andranno pure a Messa, forse, ma di sicuro solo mia madre penserà di farlo per stare vicina al suo Dio, mentre mio padre cercherà soltanto di non venir meno a una tradizione.
E qui finisce tutta la religiosità della nostra Pasqua, che della famiglia di Marco neanche c'è da aggiungere altro, nemmeno si accorgono che è un giorno speciale! Per loro non esiste e basta!
Quindi saremo dai miei, e già così saremo in tanti, forse troppi, visto che gli spazi per accoglierci non sono proprio adeguati nelle misure...o forse si, perché ti costringono a stare un po' più vicini, ti consentono di non perdere una chiacchiera, un commento, una battuta. Ti costringono a stare insieme davvero!
Chi se ne frega se siamo atei, come dice babbo "le tradizioni vanno tramandate", coltivate, magari puoi attribuire loro nuovi significati,ma è sempre bello viverle.
E allora che Pasqua sia!
Una caterva di bambini vocianti e un numero ancora maggiore di adulti che, dopo essersi concessi del buon vino e qualche amaro, la tirano per le lunghe a tavola, a parlare e spesso a discutere di tutto ciò che capita a tiro. Siamo tuttologi e poco pretenziosi, ogni opinione è degna di essere ascoltata e controbattuta, si trattasse pure della cazzata più grande del mondo! E in quelle ore di cazzate se ne sparano proprio tante!
Adoro la mia famiglia, anche quando le nostre riunioni degenerano in qualche stupida discussione che sfiora il litigio, anche quando qualcuno racconta le stesse storielle, vissute o inventate, per la centesima volta nell'ultimo anno!
Colomba, tante uova, sorprese come sempre deludenti, ma anche la stessa gioia di stare insieme, di sentirci una cosa sola, varia, variopinta a volte di colori che fanno a botte, ma sempre una cosa sola!
E' questa la famiglia che voglio possa vivere mio figlio, come è stato per me fin dall'infanzia.
Non importa quanti scontri ci saranno, quante parole voleranno, anche pesanti a volte.
Ci amiamo, abbiamo bisogno di stare insieme, bisogno di sapere che ci siamo gli uni per gli altri.
E Luca fa e farà parte di tutto questo.
Questa famiglia, quest'idea di famiglia è uno dei motivi per cui ho scelto di avere un figlio nonostante un'inesistente istinto materno!
Una famiglia che cresce, una famiglia per il presente e una per il futuro, in cui cambiano pian piano i personaggi ma restano le dinamiche e la voglia di sorridere.
Noi siamo solo tre ma, come dice sempre Luca dall'alto dei suoi 5 anni, la nostra famiglia è grande, ci siamo noi, ci sono i nonni, i cugini, gli zii...e, a dire il vero, tante altre persone che lui cerca di includere in qualche grado di parentela!
Sarà stancante, lo so, ma sarà bello.
E allora...Buona Pasqua a tutti!

Il sesso, termometro della vita di coppia

Non era proprio questo il titolo dell'articoletto di ieri, sempre su Tiscali (purtroppo ci sono giorni che questa è l'unica fonte di notizie per me, se si esclude SkyTG24!), ma più o meno anticipava quel concetto, che non dettagliava poi tanto nel testo...solo che è bastato per farmi riflettere un po' sulla cosa.
Non che non ci abbia mai pensato, anzi, l'argomento era interessante proprio perché mi tocca da vicino, ogni giorno. Non il sesso però, solo il pensiero che non ce ne sia abbastanza e che questo possa significare o meno l'approssimarsi della crisi.
Io sono convinta di no, ora. Ma qualche anno fa avrei certo affermato con assoluta certezza che un rapporto in cui il sesso non la fa da padrone non è un rapporto che vale la pena portare avanti, se non come amicizia, che l'amore e il sesso sono inscindibili e che, mentre se manca il primo il sesso può comunque funzionare, se manca il secondo non do nessuna chance alla sopravvivenza dell'amore (salvo che il non far sesso sia dovuto a fattori esterni e non controllabili)!
Forse di tutto questo sono convinta ancora.
E' solo che la vita cambia, che l'energia e l'entusiasmo che prima potevano supportare il desiderio di fare mille cose insieme, adesso sono ridotti e ci portano a stabilire, anche inconsciamente, delle priorità. Dinamica assurda che a volte porta ai primi posti della top ten le lavatrici da fare (che a casa ci sono sempre almeno 3 cesti di biancheria sporca che attende!) e lascia in coda tutto il resto...
E allora speriamo che il termometro non sia proprio quello, perché io sono ancora assolutamente certa dell'amore che provo per il mio M., e sono sicura anche del suo per me!
Si potrà pensare che sono un'illusa ma io so quanto abbiamo condiviso, sofferto, quanto abbiamo costruito insieme, quanto abbiamo profondamente voluto ciò che siamo ora (anche se a volte io sono la prima a cedere al rimpianto...).
E ciò che siamo ha un prezzo da pagare: stanchezza, per il lavoro e per la fatica d'essere genitori; sonno, per le troppe ore perse a cercare di far dormire lui, quell'esserino che spesso a mezzanotte sta ancora saltando sul divano; malumori vari dettati dalla consapevolezza che lui non ci ascolta, che non siamo abbastanza forti, che alla fine ci ascoltiamo poco anche tra di noi.
L'elenco potrebbe continuare, e forse riempirebbe la pagina, ma ci sono anche le cose belle del nostro rapporto, la voglia di guardarsi ancora, compiaciuti della propria conquista, la stima, la certezza che andiamo orgogliosi l'uno dell'altra, la capacità di divertirci insieme, di non soffocarci, di essere complici.
Al cuore non si comanda ma, certo, si può dire che ci siamo scelti!
Un giorno racconterò di come mi sono innamorata di lui (mentre lui avrebbe voluto amarmi e invece amava ancora lei...), ma ora sto in argomento. Il sesso.
Facciamola breve! Un tempo ce n'era tanto, se ne faceva tanto, ovunque, a qualunque ora!
Ora no.
Ora quasi dobbiamo stabilire date e orari. Davvero dobbiamo organizzarci e magari prendere un giorno di ferie per essere certi che la peste sia a scuola, così da avere la nostra amata casa tutta per noi. Con lui in casa non c'è modo, lui è sempre ultra presente!
E la notte, quando finalmente riusciamo a metterlo a letto addormentato, a stento riusciamo a tenere gli occhi aperti mentre fumiamo l'ultima disperata sigaretta, fuori, seduti in silenzio, sotto un cielo scuro e rassicurante. A fatica ci trasciniamo in bagno e poi fino al letto. Un bacio e la buonanotte.
Poi a volte lui la butta lì sorridendo: "facciamo un po' di sesso?" e la risposta è pure SI, sempre ridendo, che ormai lo sappiamo tutti e due che di lì a due minuti saremo sprofondati nel sonno.
Così si finisce con l'attendere il giorno di ferie, sesso la mattina, non il massimo, non il nostro preferito. Ma chi può permettersi di scegliere ormai? Prendere o lasciare!
E il bello (l'assurdo anzi!) è che dopo ci tocca pure correre per cercare di fare comunque quelle cose che durante il giorno non riusciremo a fare. Quindi sesso, un po' di relax e coccole e poi ancora lavatrici e varie sul genere!
A questo punto spero proprio che non sia col sesso che si misura il benessere della coppia! Almeno non con la sua frequenza! Sulla qualità potremmo anche dirci soddisfatti anche se, certo, un po' di brivido in più non guasterebbe.
Magari un giorno, sistemando bimbo in modo soddisfacente e per un'intera nottata, ci incontreremo ancora come sconosciuti, al bancone di un locale, per ricominciare tutto da capo, per scoprirci e conoscerci per la prima volta, per essere qualcuno nuovo e diverso anche.
Mi sa che devo proprio proporglielo, un'avventura, una nuova conquista, del sesso rubato.
Si, glielo propongo...ma forse prima dovrei parlarne con la babysitter, che palle!

Turista per sempre!

Che bel titolo, oggi campeggiava sulla home page di Tiscali, come fosse l'avvenimento del giorno, più importante delle bombe al bus del Borussia in Germania, più di Trump che invia le navi da guerra verso la Corea.
E tanti si lamentavano di questo PRIMO PIANO concesso a una simile notiziola.
Ma, cavolo, quella notiziola ha catturato subito la mia attenzione, mi ha fatto pensare per un attimo che tutto può succedere, che anche i sogni più improbabili e strampalati possono avversarsi!
Ieri un tipo di 40 anni, pare disoccupato, ha vinto 1.800.000 euro con un gratta e vinci che riporta quella famosa e invitante dicitura che fa da titolo anche qui.
Magari la cifra che ho scritto non è esatta, magari mi sfugge il dove la cosa sia successa, ma quell'articolo io l'ho letto subito, probabilmente provando invidia pura per quella persona che, spero, darà così una svolta alla propria vita e a quella della sua famiglia.
Non so se veramente il tipo è disoccupato, visto che dicono abbia comprato 4 biglietti da 5 euro, e 20 euro uno che non ha un lavoro non li butterebbe via così, non dovrebbe almeno, ma come fargliene una colpa ora? Ha fatto bene lui, pare; ha vinto, cosa gli si può rimproverare!?
In un attimo mi vedo lì a far di conto per decidere quante e quali cose fare con tutti quei soldi, con chi dividerli; già mi ingegno per trovare il modo di tenere la cosa nell'anonimato più assoluto, per poter continuare a vivere senza l'assalto dei predoni e senza dover dare spiegazioni a tutti.
Mi ci vedo proprio, perché quello è uno dei miei sogni, non dei principali, ma, certo, neanche degli ultimi!
La Dea bendata che mi bacia e finalmente mi da la possibilità di prendere una lunga, lunghissima vacanza. Io di sicuro non tornerei più al lavoro, cosa che insospettirebbe non poco, ma che importa, lo troverei il modo di mettere a tacere le voci...
Che cosa bellissima! Libera, finalmente!
Lo so che i soldi non mi farebbero dimenticare d'essere mamma e tutte le responsabilità che ora mi sento addosso come macigni, però di sicuro mi lascerebbero ricorrere più a cuor leggero alla babysitter, molto, molto più spesso. E comunque sarei libera la mattina, mentre lui è a scuola, libera anche di cazzeggiare e basta!
E pensare che Marco mi riprende sempre quando fantastico su queste cose, ripete che lui non vuole vincere somme simili, che fanno perdere la testa a chiunque, che ti distruggono! E io che invece penso che per fare tutto ciò che vorrei, compreso sistemare fratelli, genitori e amici vari, oltre che finanziare le iniziative che già ora sostengo con delle briciole, mi ci vorrebbero molti ma molti più soldi!
Io non ho paura dei soldi. Io sono certa che non ci perderei la testa. Troppo pragmatica per lasciarmi travolgere dall'emozione, per perdere il controllo.
Certo, magari diventerei un po' paranoica, diffidente, magari la cifra reale non la confesserei a nessuno, ma di sicuro non impazzirei e non mi rovinerei la vita per una vincita da 20 milioni di euro!
Già, ho appena alzato la posta!
Ci penso io a gestire tutto caro Marco, ho già i dettagli in mente, tutto organizzato per garantirci un futuro molto, molto interessante e per fare cose importanti per gli altri. Senza sprechi, senza colpi di testa. Sarà una gestione impeccabile!
Mi viene da sorridere beatamente solo a pensarci! Ma si può davvero avere paura di un sogno che si realizza?
Comunque il sogno resterà tale, anche perché la fortuna richiede sempre un aiutino da parte nostra, magari anche solo un piccolo gesto come andare a comprare il biglietto da grattare! E lo comprerò, nei prossimi giorni. E' da tanto che non ci provo...
Forse chi ha definito quell'articolo uno spot per il gioco d'azzardo ha ragione, in effetti sto giusto decidendo di andare ad acquistare un gratta e vinci, ma in fondo che male c'è? Come in tutte le cose è il troppo che non funziona, che ci rovina, sempre.
Quindi io quel biglietto lo comprerò, perché per un attimo soltanto potrò sperare di essere io quella che darà una svolta alla sua vita, senza neppure sconvolgerla troppo!
Io non cambierei casa, né auto, né acquisterei cose che non mi servono e non mi serviranno. Io mi vizierei un po', anzi tanto! E mi regalerei dei bei viaggi, non appena la situazione internazionale lo dovesse consentire però, che, come ho sempre detto, non sono un'intrepida in queste cose!
E Marco alla fine dovrebbe ricredersi. Perché è vero che i soldi non fanno la felicità, cosa fin troppo banale, ma è altrettanto vero che senza non si va da nessuna parte.
E allora sogniamo...è GRATIS! 
 

Reduci da una gita domenicale

Pausa pranzo in solitaria oggi, cosa rara ma neanche così sgradita.
Vorrà dire che riprenderò a lavorare prima, forse. Niente chiacchiere, niente scambio di pietanze, niente caffè insieme prima della solita sigaretta...
Solo un panino. Sarà che a quest'ora l'appetito arriva al limite ma è pure buono! Pomodoro, olio, formaggio e un po' di sale. Una prelibatezza!
E visto che è finito in fretta e che mi rimarrebbe del tempo per parlare un po' ma non c'è nessuno che faccia almeno finta di ascoltare, posso scrivere. E di che cosa?
Se ci fossero i colleghi gli avrei fatto sorbire il resoconto di una delle mie terribili domeniche, quindi perché no? Ne scriverò un po' e magari più avanti sarò io stessa a sorbirmi il racconto, visto che sono proprio in pochi ad aver inciampato su queste pagine. Per quanto ne capisco io di contatori di lettura e +1, forse di lettori non ce ne sono proprio, magari quell'affare conteggia tutte le volte che io stessa entro a scrivere o correggere... E che importa, sarò la lettrice di me stessa!
Del resto non voglio che a leggere queste pagine siano i protagonisti delle mie storie, per cui il pubblico interessato si riduce di tanto...
Ma torniamo alla mia "domenica terribile".
E' stata terribile perché per me tutte le domeniche lo sono, io odio la domenica! Non il lunedì, come diceva Vasco, ma proprio la domenica.
Sarà che ho la fortuna di non lavorare neanche il sabato, sarà che è proprio vero che spesso il piacere dell'attesa è quello più intenso, ma io comincio ad essere di buonumore il venerdì sera, quando vedo davanti a me il miraggio di due giorni di riposo, due giorni che mi separano dal rientro al lavoro, due giorni in cui, anche se alla fine è sempre tutto uguale, potenzialmente potrebbe succedere di tutto, magari anche che io mi diverta oppure soltanto (e magari fosse così) che mi riposi un po'.
Ogni venerdì quella sensazione si impadronisce di me, mi fa sentire euforica, ottimista, leggera.
Non è che mi dimentichi di chi sono ora, di qual è la mia vita ora, del fatto che ho una famiglia e che i programmi andranno condivisi in tre, però quella sensazione leggera e dal sapore dolce mi avvolge, mi coccola; e io mi lascio prendere, anche se so che quell'aspettativa è ingenua e quella specie di gioia è qualcosa di volatile, che comincia a sparire già dal sabato pomeriggio, dopo che ho fatto i conti con la realtà delle cose.
Già, perché alla fine quasi mai c'è il riposo e quasi mai c'è il non riposo che vorrei, quello fatto di spensieratezza, di risate, di qualche bicchiere di vino di troppo.
Quasi sempre il sabato finisce per diventare il semplice preambolo alla domenica!
Magari ci dobbiamo arrendere alla spesa settimanale, al carrello strapieno che, come al solito, ha le ruote che non girano bene e ti spacca la schiena, a qualche parco giochi in cui a Luca basta un momento di distrazione per sparire e farci disperare per i fatidici 15 minuti in cui ci diamo alla ricerca mentre i pensieri più terribili ci attraversano la mente, a qualche visita da parenti o amici che, di solito, hanno altri figli che, aggiunti al nostro, completano l'opera di distruzione del mio già precario equilibrio mentale!
E una volta infranti i sogni sul nostro potenzialmente splendido sabato, ecco che rimane solo la certezza di una domenica senza speranza, che ormai non si perde neanche tempo a farsi illusioni.
Questa domenica non ha fatto eccezione.
Forse in alcuni momenti è stata quasi piacevole, ma come al solito è stata schiacciata dalla mia costante tensione verso la fuga.
Tanto per cambiare decidiamo di organizzare una gita, in questo periodo ci sono varie manifestazioni in giro per l'isola, di varia natura, anche se tutte possono essere così riassunte: bancarelle, esposizione di prodotti tipici, alimentari o artigianali, un po' di musica sarda, gruppi in costume, magari maschere tradizionali, tanto vino e tanto cibo, la solita calca davanti ai baretti.
Proviamo a coinvolgere qualche amico, magari i fratelli coi nipotini, niente da fare. Non ci seguono, chi lavora, chi ha altro da fare, siamo soli.
Scegliamo la destinazione, un paesino nel centro, piccolo quanto basta, caratteristico quanto basta, accogliente e colorato.
Il luogo non delude, dopo un viaggio in auto in cui, per circa un'ora e cinquanta, abbiamo dovuto ascoltare le stesse 2 canzoni per bambini, ripetute all'infinito e col divieto di cantarci sopra, che alla fine ne avevamo la nausea. Ma le cose erano due: o così o sentire le sue urla! E quindi, come al solito, ci si arrende.
E addio alle nostre belle gite con il sottofondo rock, punk e folk.
Anche il viaggio è suo: voglio acqua, ho fame, ho caldo, voglio una copertina, non voglio il sole, bla, bla, bla...
In ogni caso siamo arrivati a destinazione verso le 11.30, bella giornata di sole, non troppo calda. Tutto ok per il parcheggio, una sosta allo stand informativo e via in giro con una specie di mappa in mano.
Il paese è in montagna, salite degne di nota, come quelle a cui siamo già abituati, ma molto più stancanti se le devi affrontare con un esserino che dopo venti minuti sta già chiedendo perché non abbiamo il passeggino, che lui non ce la fa più, vuol essere preso in braccio, vuole tornare a casa!
E addio alla mia voglia di osservare con calma tutti gli stand, neanche uno spettacolo o esibizione seguito per intero, un pranzo fatto di patatine e panini mangiati di fretta, seduti su un gradino, un bicchiere di vino (bè, in realtà nel corso del pomeriggio me ne sono concessa qualcun altro ma, certo, non me li sono goduti come avrei voluto), birra per Marco, succo per Luca...anzi no, visto che si sono permessi di mettergli davanti un succo in bottiglietta e non in brick! E vai e spiegagli che è la stessa cosa! Se Luca non ha ciò che chiede allora non vuole nient'altro.
Non sto a descrivere i nostri sguardi seccati, le sfuriate, poi le urla (un po' soffocate per non dare nell'occhio), gli strattoni quando si piantava in mezzo alla strada, insomma, la voglia di mollare tutto e tornare a casa, promettendo punizioni esemplari. 
E invece la finiamo in un parco giochi, come lui chiedeva fin dall'inizio, che degli stand artigianali non gli importava nulla, a contemplarlo mentre scivolava o dondolava tutto felice sull'altalena chiedendo "mamma, sei felice che siamo qui? Lo vedi come sono bravo?".
E io che sussurravo a Marco "E dimmi ancora che non stavamo meglio prima!..." mentre lui mi rispondeva con il solito sguardo che sta a significare "Ma cosa ti aspettavi!? Ma cosa pretendi di fare con un bambino di 5 anni!?", perché lui, anche se a volte non ne può più ed è saturo quanto me, non si perde d'animo, si adatta, cerca di coinvolgere cucciolo e rendere il tutto più piacevole per tutti.
Io sono un disastro in questo. Io quando ne ho le scatole piene la faccio pesare a tutti!
Poi ancora una passeggiata, ma senza tappe che rendessero onore alle creazioni artistiche o meno dei tanti che le hanno esposte, comunque con un po' più di calma, forse data dal vino.
Ed ecco che incontriamo un amico, un vecchio amico, Paolo, anche lui con le sue due figlie, forse un solo po' più grandi di Luca. Una in braccio, l'altra al suo fianco.
E' solo con le bambine, stanco, ma sembra felice.
Mi chiede come sto e, comprendendo subito dalla mia espressione (e dai commenti di Marco!) che sono semplicemente scocciata del fatto che il bambino ci impedisce di fare ciò che vogliamo e quando lo vogliamo, mi ha ripreso con un "Ma ancora non hai capito che non tornerà più come prima? E' stato bello ma non si può tornare indietro...Magari quando crescono, ma sai come si dice - figli piccoli, problemi piccoli, figli grandi...".
Cavolo! E cosa potevo rispondere io!? Niente, solo uno sguardo deluso e un sospiro...e poi dico "Si, magari quando crescono...".
E proseguiamo, ognuno per la sua strada, mentre in un attimo mi rivedo nel nostro paese, in gruppo, nella cantina di Paolo mentre i suoi genitori già dormivano, fra botti e tini in fermentazione, a rubare vino e (per chi lo mangiava) un po' di prosciutto. A ridere, a sfuggire alla noia, che non era mai abbastanza veloce per prenderci.
E allora pensavamo che sarebbe durato per chissà quanto tempo ancora, che niente ci avrebbe cambiato.
Ma al momento solo io rimango di parola: NIENTE MI CAMBIA!!!

Vegan, veggie...che palle!

Un pranzo tra colleghi d'ufficio, un'occasione per chiacchierare, distrarci, ridere e anche spararle pesanti a volte, che dovremo pur sfogarci in qualche modo!
Di solito non mi dispiacciono queste situazioni, di solito sono una di quelle che spara le cazzate più grosse o magari quelle meno adatte alla situazione, visto che gli altri sembrano sempre avere stomaco più debole del mio!
Insomma, una bella situazione che spezza il grigiore dell'ambiente lavorativo.
Da rifare, io voto SI.
Ma quando una di noi, dopo aver esaminato inutilmente il menù, ha cominciato a tartassare il cameriere chiedendo il dettaglio degli ingredienti di ogni singola pietanza, perché, "sa, sono vegana e qui non sono riportati piatti contrassegnati come veggie", "no, neanche le uova!", "noooo, il formaggio no!", col tono un po' schifato di chi crede di averti colto in fallo in una cosa gravissima, che non si può fare - perché il mondo è vegano (anche se non ce ne siamo accorti) e allora quel menù come può ignorare la cosa e non allinearsi? - in quel momento non ero né divertita, né rilassata, cavolo!
Che pena per quel povero cameriere che non sapeva nemmeno cosa rispondere!
E va bene che siamo nel 2017 e che magari i ristoranti potrebbero anche prevedere menù diversificati, che indicare tutti gli ingredienti, anche in favore di persone magari allergiche o che seguono regimi alimentari particolari, può essere davvero utile.
Però qui non si trattava di allergie! Nessuno rischiava la vita e allora, cavolo, perché non ti prendi una semplice insalata e la smetti di rompere!?
E non parla un'amante della bistecca. Io sono vegetariana, da quando ero una ragazzina, da quando ho potuto usare il libero arbitrio almeno nelle piccole cose.
Frullati, Succo, Frutta, Maturo, BioIo non mangio animali, non mangio esseri che, come me, provano paura, dolore fisico, terrore. Carne e pesce sono usciti senza troppe difficoltà dalla mia dieta ma questo ha condizionato la mia vita, mica quella degli altri! 
Io non mi aspetto mai, tranne che a casa dei miei scrupolosissimi familiari, piatti speciali e diversi, non lo pretendo e mi sento a disagio quando qualcuno invece si preoccupa di garantirmi delle pietanze per me commestibili. Di solito rifiuto gli inviti a pranzo se non provengono da persone con le quali l'intimità ci ha già portato oltre quello scoglio del cibo.
Non mi piace imbarazzare chi mi ospita e non sono ancora convinta di poter colpevolizzare nessuno, soprattutto se si tratta del cameriere che così gentilmente sta lavorando per me.
E chi dice che ci sia un modo giusto di mangiare, al di là dell'aspetto puramente salutistico che, da sempre, poco mi interessa?
Io rispetto gli animali, quindi non li mangio, perché per mangiarli sono cosciente che dovrò farli soffrire. Punto.
Io però mangio le uova, perché un uovo non è un animale per me, così come un nostro ovulo o persino un embrione, non è un essere umano. Mangio solo uova da allevamento a terra, certo, anche se in ristorante non chiedo al cameriere se le galline hanno razzolato nell'aia o erano stipate in gabbia! Per una volta posso ignorare la cosa e mangiare e basta.

Mangio i latticini, invece, ponendomi qualche problema in più, perché non ho modo di sapere come quelle mucche siano state allevate, anche se ho il sospetto che per la maggior parte stiano attaccate a delle mungitrici a ingozzarsi e produrre latte, con i vitellini probabilmente sacrificati. E quindi firmo petizioni e sostengo iniziative per promuovere l'adozione di norme che tutelino maggiormente gli animali e che sanzionino i trasgressori.
Non credo sia da demonizzare l'allevamento in sé, credo che esista la possibilità di renderlo almeno più vivibile per gli animali, più attento alle loro esigenze, che per una mucca non sono certo date dalla propensione per la vita allo stato brado!

E già così è faticoso, perché questo è un paese di carnivori, questa è una terra di pastori e allevatori, e comunque resta il fatto che l'uomo è un animale e che, per natura, fino a prova contraria è onnivoro (così dice la scienza prevalente, con esclusione di Veronesi mi pare...). Poi, siccome ognuno può scegliere che fare della sua vita, magari certi istinti possono essere sacrificati per far spazio al rispetto degli altri esseri viventi.
Il tutto, però, senza rompere le palle agli altri!
Certo che se vedo qualcuno maltrattare un animale intervengo, certo che preferisco i prodotti con etichettatura chiara che mi permetta di scegliere, ma no, non sono schifata alla vista di una persona che si mangia allegramente una bistecca da chilo! Preferirei non lo facesse, ma questo lo tengo per me.
Viviamo in un mondo di regole, io amo le regole. E finché le si rispetta che posso dire io?
Da ché mondo è mondo i più grandi cambiamenti, soprattutto a livello culturale, non sono mai avvenuti di punto in bianco, perché qualcuno ha deciso che da quel momento certe cose non si tolleravano più.
Ci vuole tempo, ce ne vorrà tanto perché si arrivi ad azzerare il consumo di carne, pesce e derivati. Ci vorrà tempo perché i latticini siano prodotti garantendone la sostenibilità per l'ambiente e per gli animali stessi.
O forse questo non accadrà mai.
Io so solo che le persone vegetariane e vegane sono in aumento e questo è già tanto. E quando anche chi, invece, si ciba regolarmente di carne, chiede che sia modificato e migliorato il sistema di gestione degli allevamenti, delle macellazioni, delle etichettature, penso che sia un grande risultato, che possa, anzi, portare a maggiori risultati rispetto a lotte senza quartiere, intransigenti e, secondo me, un tantino snob.
Il fatto è che ho sempre più l'impressione che per molti convertiti al "Veganesimo" si tratti solo dell'adesione a una moda, a qualcosa che fa alternativo e chic. Ma quanto durerà!?
Quindi continuo a mangiare nell'unico modo per me accettabile, seduta spesso allo stesso tavolo di amici e conoscenti che con la pastorizia o l'allevamento in generale ci mantengono la famiglia. Gente che è profondamente convinta che questo sia il rapporto giusto che deve intercorrere tra uomo e animale. Gente che non è in alcun modo meno intelligente o profonda di me!
Io li rispetto, per quanto non perda occasione per cercare di convincerli a modificare almeno alcuni aspetti, quasi tribali, ancora insiti nell'allevamento tradizionale. Quasi sempre le mie parole cadono nel vuoto, ma forse non del tutto, forse pian piano, visto che ho rispetto per loro e loro ne hanno per me, ci rifletteranno e qualcosa potrà migliorare...
La categoria per la quale invece non nutro né stima né comprensione è quella dei cacciatori, finti sportivi, sadici, che ammazzano per puro piacere, spesso senza alcun interesse per la carne che poi costituisce il bottino!
Loro non li giustifico, non li tollero e, anche se tra i miei amici ce ne sono diversi, non ho remore nel condannarli, biasimarli, discutendo con loro fino all'esasperazione. Anche su quel fronte però i risultati non sono tanti, del resto un uomo (o donna) che si arma per ferire o uccidere un animale selvatico del quale non ha alcun bisogno, perché di certo non ha fame, ha qualche tara difficilmente sanabile con il ragionamento e la riflessione, ai quali è sicuramente refrattario.
Lì bisogna proprio intervenire con i semplici divieti. Ma ogni proposta di legge finisce affossata perché, si sa, i cacciatori sono buoni elettori quando gli prometti l'estensione del calendario venatorio!
Per non parlare poi della categoria (altri snob!) di quelli che vogliono il pellicciotto rigorosamente naturale o il piumino di piumette più piccole e morbide, o il portafoglio di pelli improbabili, che se solo smettessero di acquistare quella roba le aziende si orienterebbero su altro e problema risolto!
Il colmo è che poi la persona col pellicciotto a volte ti va a coincidere con quella che chiede il menù vegano!
Insomma, c'è ben altro da fare che non vessare i poveri camerieri che fanno il loro lavoro!

Lavoro, lavoro, lavoro

Oggi ho sentito alla radio che, rispetto al 2013, l'ISTAT attesta che nel 2017 ci sono circa 700.000 posti di lavoro in più in Italia. Dato assoluto che, certo, non significa molto, ma tutti dicono che fa ben sperare, se si escludono i così detti "corvi" di turno, che sanno sempre gridare al disastro senza mai proporre qualcosa di alternativo che sia, oltre che teoricamente auspicabile, anche effettivamente realizzabile ed economicamente compatibile.
Non ho simpatia per i pentastellati che vanno tanto di moda, non ho mai simpatia per chi è sempre pronto a giudicare, ad accusare, a dirsi contro il sistema del quale fanno pur sempre parte!
Non ho simpatia per chi ha verso lo STATO un atteggiamento irrispettoso e sfascista. Non ho simpatia per l'incompetenza mascherata da "verginità politica".
Con questo non voglio certo difendere l'intera classe politica, anzi! ma credo che esistano i politici che fanno il loro mestiere e anche che, a volte, sia preferibile un politico navigato dei novellini che della macchina amministrativa non sanno proprio nulla e pretenderebbero di gestirla come fosse una casa senza regole!
A parte tutto questo, tornando al dato sull'occupazione, quello che mi ha fatto riflettere è che io, facente parte della categoria dei così detti "fortunati" con un lavoro (e ci sarebbe da dire, perché il posto me lo sono conquistato!), proprio stamattina, come tante altre volte, non riuscivo a buttarmi giù dal letto e poi, mentre facevo colazione, continuavo a pensare a quanto sarebbe stato bello non dover andare in ufficio e magari andare invece a fare la spesa, come fanno tante persone che vedo in giro!
Non ho la vocazione della casalinga ma giuro che, pur di non andare a lavorare, sarei pure disposta a pulire la casa e, forse, anche a cucinare, cose che faccio poco e male!
Non posso dire che vorrei fare la mamma a tempo pieno ma stare a casa, fare le cose necessarie (forse due lavatrici con molta calma) e poi, magari, scrivere, leggere, guardare la TV, anche innaffiare le piante, non mi dispiacerebbe per niente.
Tutto senza ansie, senza tempi contingentati, con la sola scadenza data dall'uscita del cucciolo dalla scuola materna entro le 16.00. Che sogno!
Certo, per far questo ci vorrebbero dei soldi che non ho e, non essendo sposata con uno che guadagna abbastanza per due (che poi non potrei essere serena senza risorse strettamente personali!), salvo una bella vincita a qualche gioco, concorso, gratta e vinci (ai quali però non regalo d'abitudine i nostri soldi, per cui non ho motivo di sperare neppure nella vincita!), sono senza speranza!
Se penso che a 68 anni (secondo le regole attuali, che potranno anche peggiorare) dovrei ancora recarmi in ufficio a fare alla meno peggio un lavoro che, per lucidità mentale in discesa e calo delle capacità di apprendimento e adeguamento alle nuove tecnologie e alla complessità dei procedimenti, non dovrebbe essere mai svolto, secondo me, oltre i 60 anni! E lo dico perché vedo come funzionano quelli che di anni ne hanno di più, che spesso sono una palla al piede per chi va più veloce e tendono a rallentare la macchina nel tentativo vano di mantenere le cose come stanno, rifiutandosi disperatamente di adeguarsi ai cambiamenti.
Lo so che ci sono lavori o settori in cui l'età, nel senso di maggiore esperienza, può anche essere un vantaggio, ma ci si limita ad ambiti molto specializzati, al settore cultura, ricerca, medicina e simili. E comunque non è sempre così neanche in quei settori, c'è poco da fare, i giovani sono quelli che possono garantire menti aperte e apprendimento veloce, innovazione ed energia.
Io già sono in quella terra di mezzo in cui, pur sentendomi giovane, non sono considerata tale ed effettivamente non sono così svelta nell'acquisire sempre nuove competenze, non sono più così versatile come un tempo, non ho più voglia!
Come dico sempre, il mio lavoro lo svolgo con serietà e impegno, sono anche efficiente, ma mi costa sempre di più e sempre di più desidero abbandonarlo. E sapere di non poterlo fare, di non potermelo permettere, è una tortura, mi fa sentire in gabbia. In gabbia a casa, come madre, in gabbia al lavoro, senza possibilità di essere un minimo creativa.
Eppure mi sento un po' in colpa se penso a quanti farebbero carte false per avere il mio lavoro, con le sue garanzie, con le sue noiose certezze, se non altro il 27 di ogni mese, che anche se lo stipendio è basso (ma non è motivo di lamentela da parte mia!) sai che arriva e che ti permette di pagare bollette, mensa scolastica, mutuo e tutto quel che serve a una famiglia per vivere decentemente, almeno secondo i nostri standard, perché certo non possiamo permetterci capi firmati, SUV o vacanze in albergo!
Se solo potessi permettermi le stesse poche cose, che poi so bene quanto valgono, stando a casa in pace con me stessa, sarebbe un sogno che si avvera.
Poi mi chiedo se non sarebbe una scorciatoia verso la vecchiaia, l'inacidimento, l'ignoranza...che a volte la libertà di non dover più aggiornarsi, studiare, garantire efficienza e un minimo di conoscenza del mondo in cui si vive, può portare al disinteresse, alla pigrizia mentale, a volte ad avere una visione così limitata delle cose da finire con il giudicare in modo sterile, con il bersi tutte le cazzate dei TG o di pessimi quotidiani locali, col diventare una comare credulona e votata al pettegolezzo e a quella visione rassegnata e triste che contraddistingue l'italiano medio...
Eppure, nonostante tutto, io a casa ci vorrei stare lo stesso.
Avrei il tempo di scrivere senza interrompermi ogni due secondi per star dietro alle esigenze del cucciolo, senza dover ridurre a icona questa pagina ogni volta che Marco si avvicina... Almeno la mattina sarebbe mia, solo mia!
Potessi permettermelo, almeno per un po', per vedere com'è.
Ma niente da fare, ufficio tutti i giorni, di corsa tutti i giorni per poi far tardi lo stesso, attendendo l'estate e quei 20 giorni di ferie come fossero la liberazione, per poi sbatterci la faccia ogni volta quando mi rendo conto che significano semplicemente 24 ore al giorno con mio figlio, il mio amato figlio.
No, l'amore non basta, a volte bisogna fuggire, prima o poi dovrò farlo.
Intanto ne chiacchiero...

Ancora pessime notizie, ancora morte e dolore...

E oggi vorrei parlare di qualunque cosa tranne che di questa...ma la mente ci torna, quelle immagini mi hanno lasciato attonita e ancora martellano e chiedono che non distolga lo sguardo, anche se vorrei.
Ieri è stata divulgata la notizia di un attacco con armi chimiche in Siria, nella zona in cui, tanto allegramente, il pseudo governo di Assad aveva lasciato fuggire e ammassare tutta quella gente spaventata che lasciava Aleppo. E va bene che non saranno stati tutti civili innocenti, ma certo lo erano per la maggior parte, e di certo lo erano i bambini!
Scene orribili, anacronistiche, che lasciano increduli, che ti fanno provare vergogna per l'umanità che come esseri umani evidentemente non abbiamo ancora conquistato.
Eppure sono anni che scene di morte, sofferenza e terrore ci scorrono davanti agli occhi, sullo schermo della TV o sui giornali, che certe cose sembrano comunque lontane da quest'isola ancora indenne.
Solo qualche giorno fa erano bombe a San Pietroburgo, poco prima folle accoltellatore a Londra, e prima ancora Parigi, Bruxelles, Istanbul, Berlino, Ankara...per non citare poi tutte quelle città o quei luoghi sconosciuti in paesi africani, mediorientali e orientali. Un elenco infinito di tragedie, morti insensate, terrore cieco, che colpisce indiscriminatamente.
Quasi ce lo aspettiamo ogni giorno, io e Marco ci stupiamo quando non succede nulla, quando filano lisci eventi sportivi o culturali che richiamano le masse in città. Fa parte del nostro tempo questa convivenza col terrore, il fatalismo, l'impotenza.
Per fortuna la maggior parte delle persone se ne frega e non è come me, che eviterei viaggi e scali in certi siti per paura. Io cedo al terrore. Io aspetto tempi migliori.
Ma nonostante questa abitudine alla violenza e alla tragedia, sentire del gas nervino (o roba simile) usato su delle persone inermi, su tanti bambini che hanno già perso la loro vita normale, la quotidianità, la loro infanzia, anche quando sopravvivono, mi ha fatto un male cane! Mi ha ferito.
Mi ha fatto desiderare di fare del male, di uccidere Assad a mani nude se solo avessi potuto.
Forse siamo tutti potenziali assassini alla fine, forse la sofferenza porta all'odio e l'odio solo ad altro odio. Forse non c'è più spazio per il pacifismo puro.
Io ho sempre più l'impressione che non si faccia abbastanza, che si perda tempo, che la diplomazia con i suoi rituali infiniti sia completamente avulsa dalla realtà, incapace di starle dietro.
Un tempo ritenevo che la maggior parte dei conflitti e della mancata risoluzione di essi fosse dovuta all'interventismo dell'occidente, alle invasioni di campo, alle ingerenze giustificate con dei pretesti (spesso costruiti ad arte dai servizi segreti) e dal finto obiettivo della tutela di minoranze vessate che poi in realtà finivano sotto le bombe, distrutte e violentate, in un modo o nell'altro.
Un tempo pensavo che ogni paese deve darsi le sue regole, il suo sistema di governo, i suoi capi e i suoi re. Ogni popolo dovrebbe vivere secondo la propria cultura, i propri schemi mentali, le proprie tradizioni e, a volte, la propria vocazione masochistica. Forse la penso ancora così in parte...
Non esiste possibilità di esportazione della democrazia, non esiste neanche un concetto unico di democrazia, non esiste un modo "giusto" di vivere e organizzarsi in STATO, non è neanche obbligatorio costituire uno STATO se si vive serenamente e in armonia con il proprio ambiente. Per alcune popolazioni lontane dal nostro tanto amato "progresso" è ancora possibile vivere senza porsi problemi di quel tipo. E va bene così. Speriamo che per loro le cose restino tali finche lo vorranno.
Ma intanto nella nostra parte di mondo le cose funzionano diversamente, così accade che, in nome della difesa dei diritti umani, facciamo piovere bombe sulla testa di chi quei diritti li vede calpestati due volte! E facciamo cadere dittatori sanguinari, distruggendo l'organizzazione di stati che comunque funzionavano, per poi scappare e lasciare che le vendette, le ritorsioni e le nuove lotte per il potere rendano quei popoli ancora più deboli e ancora più incazzati con chi ha solo finto di volerli aiutare.
Sono troppo ignorante per poter fare analisi storicamente corrette, sono una tipa ordinaria, sono una che va avanti per concetti semplici e che vorrebbe esistessero soluzioni semplici. Ma ormai so che quelle soluzioni non sono percorribili, o che, perlomeno, nessuno intende percorrerle!
Conflitto israelo-palestinese in primis, esistono tante questioni aperte che, ai miei occhi semplici, appaiono risolvibili con accorgimenti altrettanto semplici, che di solito si riassumono così:
ogni popolo libero nella sua terra, ogni popolo libero di vivere e promuovere la sua cultura, ogni popolo libero di difendere il suo territorio. Il resto verrebbe da sé.
Ma se siamo sempre pronti a condannare il mancato rispetto di principi che facciamo passare per fondamentali quando neanche in terra nostra li rispettiamo, se siamo sempre pronti a fingerci salvatori del prossimo quando quel prossimo abita in prossimità di pozzi di petrolio o altre risorse naturali, di sicuro non siamo altrettanto solerti nell'intervenire quando il genocidio è abbastanza lontano e non avviene nei pressi di qualche bene di nostro interesse (vedi centro Africa)!
Quello che volevo dire comunque è che vorrei che certe cose non accadessero più, che vorrei sapere al sicuro tutti i bambini del mondo, che vorrei che la vita avesse lo stesso valore in ogni luogo, che vorrei che per tutti queste cose fossero un nostro problema e non questioni astratte, lontane e da arginare alla meno peggio.
Ma so già che nemmeno queste immagini atroci convinceranno qualcuno a pensare che è anche una nostra responsabilità, che qualcosa da fare c'è sempre, che basta solo non girarsi dall'altra parte.
Ammiro chi si impegna in prima persona nella cooperazione internazionale, chi rischia la propria pelle per dare aiuto a perfetti sconosciuti, ma io sono una codarda. E del resto non possiamo essere tutti eroi, non sarebbe neanche auspicabile e utile un espatrio di massa per andare a fornire sostegno in loco quando sarebbe sufficiente metter mano al portafogli, anche quando non è troppo pieno, e sostenere quei progetti e quelle azioni che riteniamo più meritevoli.
Io credo nel sostegno a distanza (e contemporaneamente penso che dobbiamo garantire l'accoglienza, dignitosa e non fine a sé stessa), al di là delle possibili distorsioni, dell'eventualità che le risorse siano distolte dai fini ufficiali per finire chissà dove.
Chi si trincera dietro la mancanza di fiducia nelle ONG per non sganciare un euro è come chi si nasconde dietro il malaffare che a volte infesta la vita dei partiti politici per poi andare a votare chi offre di più (a chiacchiere di solito, ma a volte in modo concreto!) o addirittura per tirarsi fuori dalle responsabilità di cittadino. Sono quelli del "tanto sono tutti uguali", "tanto non cambia mai nulla", "tanto ognuno fa solo i propri interessi".
E se cominciassimo tutti a impegnarci un po' di più, a sentire come nostro interesse la sorte del nostro paese come pure di tutto il mondo globale? Ognuno potrebbe trovare il suo modo di fare quel minimo che serve per far girare le cose nel verso giusto, senza ipocrisie ed egoismi.
Io cerco di fare qualcosa per migliorare le cose, più economicamente che nelle opere, ma sento di essere sempre in difetto e anche in debito, che se c'è gente che sta male di solito è perché c'è chi sta troppo bene!
Io voglio che mio figlio cresca sapendo che siamo stati semplicemente fortunati a nascere nell'emisfero giusto, che non c'è alcun merito in questo, che nel nostro paese anche quando siamo poveri non siamo mai senza alcuna speranza, che sempre avremo la responsabilità di fare il possibile perché anche altri, anche lontano, stiano un po' meglio, a modo loro, non a modo nostro!.
I politici non sono tutti uguali, il volontariato non è tutto uguale, le idee non sono tutte uguali, ce ne sono di costruttive e ce ne sono di deleterie...
A noi la scelta.
Il potere ce l'abbiamo, basterebbe usarlo nel modo GIUSTO.

Scrivere, vivere, vivacchiare...

Tanto non credo che queste pagine saranno lette da qualcuno, non ho detto a nessuno di questo blog, non intendo farlo. E i miei amici e familiari non sono appassionati del web, di sicuro non vanno oltre facebook, per cui non dovrebbe capitare che si imbattano per errore in questo spazio tutto mio.
E' il motivo per cui non c'è alcun collegamento tra questo blog e la mia pagina facebook, perché sono due cose diverse, perché una cosa è far circolare notizie o foto o brevi impressioni, o ancora ritrovare amici e vecchie conoscenze che altrimenti non sentirei più, altro è scrivere davvero di me, concedermi uno spazio per raccontarmi, che qualcuno legga o meno quel che scrivo.
Invece di scrivere su carta che poi resta in giro, in balia delle attenzioni, seppur molto discrete, di chi vive con me o circola per vari motivi in casa mia, meglio affidarsi a questo luogo astratto e potenzialmente lontano.
E' una vita che scrivo e anche una vita che poi butto via quelle pagine perché dopo qualche anno me ne vergogno e le disconosco!


Ma questo non è un diario, non è un reportage di tutto quel che accade (o non accade proprio!) nella mia vita, come quello che tenevo nascosto sotto pile di maglioni nell'armadio perché i miei non potessero scovarlo. Anche quello era una fuga, una valvola di sfogo, a volte persino l'ambizioso tentativo di fissare per sempre su carta gli avvenimenti che allora ritenevo importanti, le persone, le frasi dette, quelle che avrei voluto dire e quelle che avrei preferito non sentire.
Scrivere funziona davvero se vuoi fissare nella memoria delle frasi, dei concetti, come quando studiavo e, con gran stupore di qualcun altro che non riconosceva il metodo come valido, scrivevo sunti o tempestavo di titoletti e note i miei libri di testo.
Scrivere mi aiutava a ricordare ma soprattutto mi rilassava, mi permetteva di svolgere un'attività odiosa senza subirne l'ansia.
Non ho mai avuto particolari difficoltà nello studio, posto che mi mettessi a studiare! Ho sempre odiato farlo però! E ancora di più ho odiato gli esami, il dovermi sottoporre di persona, tutta intera e indifesa, al giudizio (di solito non impietoso) di professori che non hanno mai rappresentato per me degli esempi da seguire, né delle fonti di ispirazione.
Sarà che sono una cinica nata però per me la scuola, l'università, lo studio in generale, sono stati solo un percorso minimo obbligato per poter arrivare alla mia indipendenza economica, per poter trovare un lavoro.
La passione per la lettura si è sempre tenuta lontana e separata da quell'attività noiosa e nozionistica, anche quando le materie trattate erano quelle più interessanti per me. Perché leggere per piacere è ben diverso dal dover leggere troppe volte lo stesso periodo per fissare un concetto nella mente che, intanto, cerca di fuggire via e vaga disperata alla ricerca di una qualunque cosa che le consenta di indugiare, di rilassarsi, di darsi a pensieri più piacevoli.
Ero come tanti, ero nella media, ero di quelli che "meno si fa per raggiungere l'obiettivo della sufficienza e meglio è". Poi spesso finiva che mi beccavo il massimo, visto che ero talmente ansiosa da non accorgermi che facevo la perfezionista, magari ritardando mostruosamente sui tempi standard del percorso di studi.
Ero e sono una contraddizione, una che si divide tra l'intenzione di fare il meno possibile e l'istinto  irresistibile di fare più di quanto sarebbe necessario. Il risultato è alquanto altalenante e, anche se non di rado soddisfacente, lascia spesso in bocca il sapore di qualcosa di mancato.
La costanza, è questo che mi manca, lo dicevano anche i professori alle scuole medie e poi alle superiori, durante quei colloqui fotocopia in cui mamma si sentiva ripetere "ha molte potenzialità ma non si applica" "quando si applica ottiene ottimi risultati ma non c'è continuità".
E che palle la costanza e la continuità. Già sono abbastanza ordinaria, mi accontento di una vita semplice, faccio spesso il meglio che posso, e mi si pretende anche la continuità!
Sarà per questo che odio prendere impegni, odio tutto ciò che richiede appuntamenti a cadenze regolari, giorni della settimana con attività prestabilite e programmate da gennaio fino a dicembre, operatori che telefonano per ricordarti che hai un appuntamento o che cercano di persuaderti a non abbandonare un certo percorso.
Ecco perché non faccio sport, non vado dall'estetista, non vado dal parrucchiere (salvo rare eccezioni), non vado da un terapeuta... no, veramente dal terapeuta ci vado, anche se disdico e rinvio molto spesso! Credo di avere il primato degli appuntamenti saltati, e senza avvertire prima, dal dentista, anzi, è uno dei motivi per cui lo cambio spesso, visto che a un certo punto non ho più il coraggio di farmi viva, tanto sono in imbarazzo!
Io sogno una vita senza "impegni" anche se "impegnata". Ho detto la cazzata delle 19.30! Eppure è proprio quel che ho in mente. Una vita in cui l'impegno per le cose in cui credo o che semplicemente reputo giuste e apprezzabili, non debba coincidere per forza con un calendario fitto di appuntamenti, trappole, routine noiosissime!
E un altro giorno magari cercherò di spiegare cosa intendo per vita impegnata e per cose giuste e apprezzabili, un'altra volta però, adesso mi fermo che sono certa di aver scantonato e perso completamente il filo del discorso.
Di cosa parlavo? Ah! si, del mio bisogno di scrivere.
Amo scrivere, quindi continuerò a farlo, per me prima di tutto.
E magari un giorno confesserò a mio figlio che esiste questo blog e gli lascerò scoprire chi è la sua mamma, quanto è o era depressa e confusa ma anche quanto è o era curiosa e convinta che valga la pena provare a essere ciò che si desidera, oltre a ciò che si è.
Speriamo non rimanga deluso...

Feste di compleanno...o no

Quarantaquattro, come i gatti in fila per tre, solo che questi sono i miei anni!

Da dopodomani saranno quarantaquattro, che fino a oggi sono assolutamente 43!
Nessun problema con l'età da dichiarare, mai avuti. Ma fino all'ultimo giorno non mi schiodo, io mantengo la stessa versione per almeno 365 giorni. Perché non dovrei?
E' innegabile però che 44 suona molto diverso da come suonava quel 24 o anche quel 34! Tutto suona un po' diverso. E io sono diversa? Forse, controvoglia.
E' presto per dirlo, ma si va verso i 50, mica verso una nuova fase della giovinezza!
Si va verso l'età matura, quella che poi non si sa mai dove stabilire il limite, il valico per l'età anziana, che ogni anno che passa si tende a farlo slittare, anche quando si parla degli altri.
"Cinquantacinque anni? Ma allora è giovane!". Frasi così sono sempre più all'ordine del giorno quando ci si avvicina di persona a quei traguardi, e non sono ipocrisie, è che davvero ci si rende conto che a quell'età si è GIOVANI.
Non si è più ragazzi, si è giusto un pizzico più maturi (e non così tanto poi...) ma si è ancora giovani.
Se penso a come vedevo mia madre quando aveva la mia età, io neanche ventenne e lei giovanissima madre di 4 adolescenti! Mi sembrava vecchia, la trattavo già da vecchia, la vedevo lontana anni luce da tutto quello che identificavo come interessi, passioni, atteggiamenti, vita da "giovane".
E lei si sentiva forse come io mi sento adesso quando quei ragazzi sull'autobus mi danno della signora, gentili e formali fino a farmi incazzare! Io signora? Io come mia mamma allora? Cavolo, allora è grave, allora devo proprio essere invecchiata tanto, essermi sciupata tanto!
Saranno le rughe, i capelli bianchi (che anche se li copro, non sono mai puntuale e ogni tanto stanno lì in bella mostra per giorni!), sarà il look, o sarà anche solo il mio sguardo a tradire l'età? Non lo so. Ma so che se prima qualcuno si lasciava andare a un "Ma non li dimostri proprio!" "Ma sembri una 35enne!", ora non capita più, non in modo credibile.
Ed è un po' tragico, o comico, perché io GIOVANE mi ci sento ancora!
E per una che fuma, mangia disordinatamente, non fa nessuna attività fisica anche lontanamente benefica per il corpo e la mente, beve non certo moderatamente quando ci si mette, non va dall'estetista, non si trucca neppure come si deve, beh, forse non sono neppure messa così male!
Non mi posso lamentare troppo e non lo faccio. Ma per quei giovani, già da qualche anno, sono una SIGNORA.
E non ci sono rimedi, al massimo possono considerarti una "giovanile per la sua età"!
Chissà cosa pensava la mia mamma quando le facevo pesare il suo modo di vestire, di pettinarsi, di pensare. Magari non era proprio all'avanguardia ma a ripensarci era tutto sommato in linea con la moda del periodo. Non era alla moda, non lo sono neanche io. Ma non spiccava per essere fuori stile o stagione! Come me adesso. Non spicco ma neanche sono fuori tempo!
In realtà, adolescenza a parte, è così che sono sempre stata, almeno nel vestire e nell'apparire: abbastanza ordinaria. Volutamente ordinaria e semplice. Forse per compensare quel che di non semplice mi trascinavo dentro.
E adesso, che ancora mi piaccio, vorrei forse festeggiarmi un po'. Ma come?
Certo vorrei qualcosa di più del piccolo invito che organizzerò in ufficio per i colleghi di lavoro! 
Magari vorrei degli auguri un po' più "strutturati" dal mio Marco, che si limiterà a dirmi ironicamente "auguri!"( sempre che se ne ricordi!), come se per noi fosse normale così,  e magari lo è. Per lui lo è di sicuro, non gli interessano i compleanni, non gli interessano le ricorrenze in generale, le formalità, che si tratti di auguri o di condoglianze.
Io curo le pubbliche relazioni per entrambi da quel punto di vista, condoglianze escluse, perché quelle le trovo insopportabili anch'io.
Ma ogni volta, quando dice così, ci rimango comunque un po' male.  Lo so che un compleanno non è importante, però è il mio.
E so già che non mi attende un regalo da scartare né una sorpresa. Ho comprato un tablet un mese fa e ho fatto  l'errore di dire "questo è il mio regalo di compleanno anticipato", mi ha preso in parola! Comunque sono anni che non ci facciamo regali per il compleanno, una vita in comune e un conto corrente in comune rendono le sorprese davvero difficili da organizzare, soprattutto quando certe ristrettezze economiche sono superate e ti ritrovi a poter comprare quel che desideri senza aspettare i giorni speciali. Non che siamo diventati ricchi, sia chiaro! E' solo che entrambi non abbiamo alcuna pretesa. Siamo tipi da cose di poco conto, non amiamo gli oggetti e i gingilli costosi, non amiamo esibire, non amiamo neppure accaparrarci gli ultimi ritrovati in fatto di nuove tecnologie.
Noi viviamo in modo semplice, con oggetti possibilmente di semplice utilizzo, non necessariamente connessi col mondo social. Noi siamo più da bar e, più spesso ancora, da serie Sky (possibilmente thriller) sdraiati sul divano!
Ma la differenza tra me e lui è che io amo i regali! Adoro farli, adoro riceverli, anche piccoli, insignificanti, futili. Amo scartare pacchetti in ogni occasione utile, amo ricevere oggetti che non avrei mai acquistato, amo le sorprese. Ma sono anni che ne ricevo poche e sicuramente non da lui. Non da quando gli ho praticamente intimato di tenersi lontano dal fioraio, che le rose possono andare quando sei giovane e innamorato e non te le aspetti, ma di per sé non le apprezzo proprio per niente! Dicono che non sono romantica, io penso solo che non amo i fiori e ancora meno chi prende scorciatoie per liberarsi di un'incombenza, come se cercare o pensare un regalo fosse solo una gran seccatura!  
E anch'io non gli faccio quasi più regali, perché alla fine sbaglio e lo sento dire "Ma non potevi dirmelo prima di buttare i soldi così?". 
Comunque non è questo il punto.
Il punto è che vorrei una festa di compleanno, un compleanno alla vecchia maniera, con tanto vino, tanti amici, regali improbabili, musica improbabile e magari alla fine anche il dolce lanciato in faccia! Ma cavolo, sono 44! Cavolo, sono una SIGNORA! Cavolo, sono una mamma (e comunque dove lo piazzo mio figlio mentre mi ubriaco fino allo stordimento?)! Cavolo, sarà per un'altra volta, anche questa finisce tra le cose da rinviare a tempi migliori.
Ne ho un armadio pieno di cose rinviate a tempi migliori! Speriamo solo che arrivino quei tempi là...
Io aspetto, non mi arrendo. Secondo molti, e forse a ragione, perdo tempo e non vivo, ma io sono convinta che arriveranno tempi migliori, tempi per vivere di più.
Del resto, compio solo quarantaquattro anni!!!

Dammi un pò di tregua...

Non è possibile, con te è sempre la stessa storia! La butti lì come niente fosse, una di quelle tue solite richieste balorde, e poi pretendi...