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violenza, ancora violenza...profonda tristezza

Altri morti in Siria, non quelli uccisi dagli attacchi mirati di cui oggi Trump si vanta come un bambino idiota!
Altre violenze a Hong Kong contro chi lotta per la libertà che vuole proteggere.
Violenza e torture, di nuovo, in Cile, per chi lotta contro la corruzione e la povertà.
Stesse violenze in Iraq, stessi problemi: corruzione, carovita, disoccupazione.
Per un motivo o per l'altro si combatte, si distrugge, si muore.

Finirà mai? 

"...come un temporale, come un acido che ha preso male, come un film di cui so già il finale...so che finirà... "

(cit. Punkreas)

La Siria di tutti, i Curdi di nessuno

Che dolore, che sconcerto, che nausea.
Guardi la TV, segui il TG e la voglia irrefrenabile di cambiare canale mi assale, per non sentire più Erdogan che ci ricatta e intanto annuncia (con ben poco preavviso) azioni militari devastanti sulla Siria Curda, per non leggere o sentire le cazzate che vomita il Presidente USA peggiore della storia, per non sentir parlare di bambini che fuggono, quando non muoiono, con le loro famiglie, disperati, increduli. Per non sentire più delle combattenti Curde che abbiamo tradito e abbandonato, dei tanti Curdi che da troppo tempo vengono usati, manipolati, scacciati e poi attaccati, da tutti, da ogni parte.
Come è possibile che tutto questo accada e che, a parte la stretta allo stomaco, non ci venga spontaneo urlare, scendere in piazza, protestare?!
Molto più facile che la gente scenda in piazza per protestare contro l'eventualità del carcere agli evasori fiscali! E si, la vita è fatta di priorità. E la politica pure: forse smetteremo di vendere armi alla Turchia, forse, magari quando il danno sarà compiuto del tutto. Ma che importa? Intanto ci riempiamo di belle parole inutili, rendendoci ridicoli e mostrandoci in tutta la nostra spendente codardia.
O è solo menefreghismo, egoismo?
Non so più cosa pensare, del mio paese, del mio continente, dell'occidente, di ME. 
Cosa faccio io per cambiare le cose ora e subito per i Curdi?
Niente, assolutamente niente.
Sono una merda.

Ma quale Europa???

Non c'è mai fine al peggio in questo PD: Renzi, il figlio ingrato!

Che dire caro Matteo,
anni fa non ti digerivo, non ti ho votato, optando per il più rassicurante e meno ambizioso Bersani. Ho sempre scelto la competenza e la serietà di fronte alla sfrontatezza dei giovani...anche di quelli giovani come allora lo ero io.
Tu lo eri di più, ed eri più in gamba di me e più intraprendente, certo, ma anche molto poco paziente, dote che hai sempre sottovalutato, forse perchè non l'hai mai posseduta.
E pochi anni dopo, invece, mi sono ritrovata trascinata, risucchiata con entusiasmo e fiducia in quel turbinio di emozioni, sogni riformisti, promesse di rinnovamento che è stata la tua ascesa a Palazzo Chigi. Ero pure disposta a sorvolare sul metodo, visto che il programma era credibile, razionalmente realizzabile, al passo coi tempi e affidato a persone valide, energiche, carismatiche in molti casi.
Tu per me restavi uno strafottente ma, ne ero convinta, eri l'uomo giusto al posto giusto nel momento giusto. Ci ho creduto, mi hai conquistato, ho lottato insieme a te. E ho sofferto con la batosta al referendum, perchè l'ho vissuta come il fallimento di un sogno di rinascita, come il tradimento di un popolo al suo paese, come una grande occasione di riscatto buttata nel cesso.
Ma ci ho messo tanto ad ammettere che, come tanti, tutti, mi facevano notare, in gran parte la |colpa è stata del tuo bisogno di metterci la firma, di personalizzare tutto all'eccesso, di trasformare ogni decisione in un "O con me o contro di me". Be', è andata così: contro di te, non contro la riforma.
Troppo difficile da digerire, troppo dura ricominciare e continuare a crederci, ma io e tanti con me ci abbiamo provato.
Ti ho scritto per chiederti di non mollare, di continuare a lavorare per continuare a dare voce a chi, come me, ti vedeva come l'espressione dei propri sogni (anche se rivisitati per difetto).
E poi il lungo travaglio fino all'elezione del nuovo segretario (io certo avrei preferito Minniti) e all'apertura di una stagione di relativa pace, di compromessi in agguato ad ogni angolo. Ma tutto è sempre possibile in un partito che, come il nostro stesso paese, riconosce la democrazia e l'alternanza come valori irrinunciabili.
Questo per me è il PD, ancor più ora che la carenza di pluralità, trasparenza e coerenza sono sempre più evidenti in ogni altra formazione politica o pseudo politica.
Il PD è ancora la mia casa, eppure non è qui che sono nata, ma in quei PDS e DS che, ora mi è chiaro, non devi aver mai digerito.
E la tua casa invece qual'è? Pronto al trasloco ora che il timone ti è stato strappato di mano, come se non avessi più niente da esprimere e rappresentare dentro questa grande famiglia. Non sarò con te e spero che in tanti puntino i piedi e si ancorino a quel poco che ci resta: la serietà e la continuità di un partito che ha una lunga storia, complessa, ricca di contrasti ma anche di valori condivisi.
Questa è la mia casa, non più la tua, pare.
Resto in attesa di conoscere le tue mosse, ma ormai do per buone le voci che circolano e che lasci circolare di proposito. Buon viaggio, buona fortuna. Ma non credo che sarò più capace di credere in te, di darti un'altra chance.
Stai facendo la scelta sbagliata, ne risponderai.
Io sto qui a guardare che succede, non con i pop corn però...

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E' il 29 ottobre 2019,
hai fatto da tempo quel che si temeva. Che dire, me l'aspettavo in fondo!
Stai dando la caccia ai nostalgici della D.C., ai pseudo pentiti o sfrattati da Forza Italia, a tutti quelli che "non sanno neanche loro chi sono e dove fare l'uovo".
Bene, le nostre strade proseguono parallele. Spero non farai troppi casini, spero non ti consentano di farli.
Mi spiace, non mi auguro che i tuoi numeri crescano.
Uno che fa le battaglie pubbliche a favore degli evasori non sta più dalla mia parte.

Ancora crisi di governo...

Eccoci di nuovo qui...anzi, eccoli di nuovo lì, al Colle, a chiedere numi, a cercare di risolvere il solito puzzle!
14 mesi di governo certamente molto discutibili e una fine ancor più sconcertante!
Salvini deve aver fatto male i suoi conti, non credo si aspettasse questo. Invece di capitalizzare i voti si ritrova a vedere gli altri, tutti, pronti a fingere di unirsi per contrastarlo. Avrei preferito essere certa che il governo si farà perchè va fatto, per sventare il rischio di aumento dell'IVA, per la nomina del commissario europeo, per la manovra da chiudere entro dicembre, perchè in un momento di recessione come questo non possiamo permetterci elezioni.
Invece è chiaro che la priorità qui è fermare l'avanzata della Lega.
Vorrei frenarne anch'io l'avanzata, ma preferirei si riuscisse a farlo smentendo una ad una le fesserie del suo leader, usando la ragione contro l'istinto, il buon senso contro il cattivo gusto e le volgarità di quell'uomo e delle folle che lo acclamano, la responsabilità contro l'incoscienza di chi risveglia i peggiori sentimenti dell'Italia. E ho detto "risveglia" e non suscita, perchè è chiaro che certe paure e, di conseguenza, certi istinti d'odio, sono ben radicati nella maggior parte di noi.
Ancora non in me, spero.
Comunque vada, spero che questa nuova alleanza forzata serva a salvare ancora una volta il nostro paese, a questo punto qualsiasi tipo di alleanza e di governo sarebbe meglio del vuoto... Ma spero si tratti di una parentesi breve, per il tempo strettamente necessario, per poi tornare al voto e, purtroppo, vedere Salvini vincere o stravincere. Questa è democrazia, non possiamo temerla.
Se invece perderanno tempo a cambiare la legge elettorale in senso proporzionale, allora il gioco sarà davvero sporco. Non possiamo temere le nostre istituzioni, non possiamo consegnare il paese al caos e al'ingovernabilità che ci ha accompagnato per decenni solo per paura che vinca qualcuno di cui non ci fidiamo. Le riforme vanno fatte, se ne avverte fortemente il bisogno, ma non possiamo ritagliarcele addosso in base al risultato che vogliamo ottenere alle urne. Chi vince deve poter governare per 5 anni, con i dovuti contrappesi, che esistono; deve poter fare e decidere, per poi risponderne a tutti gli italiani al turno elettorale successivo. non sono i pieni poteri di cui parla Salvini (che poi credo gli sia uscita quell'espressione dalla bocca prima di comprenderne il peso...) ma solo i poteri che ogni governo dovrebbe poter avere, ridimensionando il Parlamento col superamento del bicameralismo perfetto, con la diminuzione dei parlamentari, con lo snellimento delle procedure per l'approvazione dei provvedimenti di legge. Tutte cose che stavano dentro una riforma che abbiamo affossato con un referendum... Qualcuno se ne ricorda???
Forse ora non ci troveremmo in questa situazione se solo avessimo usato più buon senso allora...
 

Eclissi di luna

C'ero anch'io, ieri notte, sulla spiaggia buia, a seguire per due ore quell'ombra sinistra che andava a nascondere pian piano la luna, la bellissima luna brillante che si rifletteva sulle increspature del mare.
Perché ero lì? Perché c'erano anche tutte quelle altre persone? 
Perché in fondo volevamo sentirci tutti parte di qualcosa che, quantomeno, non capita tutti i giorni e nemmeno tutti gli anni, qualcosa che sia quasi unico, da ricordare.
Ma lo ricorderemo? Ne dubito.
Alla fine ero lì perché non avevo poi di meglio da fare, se non poltrire sul divano attendendo un sonno che è riuscito a raggiungermi persino lì, in spiaggia.
Ero lì perché volevo che mio figlio potesse vivere qualcosa di speciale, insieme ai suoi cuginetti, un'esperienza da conservare in un cassetto della memoria, da tirar fuori all'occorrenza.
Ma la verità è che ai bimbi non fregava un cazzo dell'eclissi! E forse neppure a noi, per quanto la curiosità mi abbia spinto a restare lì finché il picco delle 23.30 non si è realizzato. Fatto questo, via, di nuovo verso casa e verso il meritato riposo dopo una lunga, lunghissima, giornata di lavoro.
I bimbi sono stati felici di giocare sulla sabbia, noi un pò meno di venir bersagliati dalla stessa sabbia che inevitabilmente ci finiva addosso...
Qualche sigaretta, qualche battuta, le foto impossibili perché, a quanto pare, se non hai una macchina professionale, anche una mezzaluna diventa una semplice luna tonda!
I piedi nudi a cercare il calore sotto la sabbia, qualche chiacchiera e tanta, tantissima malinconia.
Anche gli altri gruppi e famigliole la vivevano come noi? Non lo saprò mai, e comunque forse quella malinconia stava solo dentro me e non nella mente delle altre persone con cui condividevo il momento.
Che casino la vita, che noia quando sembra non decollare, che delusione quando poi, alla fine, e capita proprio a tutti, scopri che ne riamane ben poca di quella che valga la pena....

Sottomissione - Houellebecq


Di questi tempi, forse, non il libro che consiglierei di leggere a chiunque...
Un bel libro? Si.
Buona scrittura? Si.
Coinvolgente e trascinante? Quanto basta.
E allora?
E allora questo romanzo del 2015, scritto da uno che col suo lavoro ha fatto sempre discutere, assumendo di volta in volta posizioni provocatorie, certo coraggiose ma anche, spesso, biasimabili, è un libro quasi visionario, quindi affascinante, ma porta su un piano quasi razionale ciò che di razionale non ha proprio nulla: la possibilità di una conquista etica, sociale e religiosa dell'Europa da parte dell'Islam.
Houellebecq rende evidente la tendenza dell'uomo (inteso come "genere maschile") a conformarsi e lasciarsi appiattire fino, appunto, alla sottomissione, a qualunque sistema e organizzazione che possa garantirgli il necessario per vivere a suo modo "felice": un lavoro che gli dia l'illusione di essere in carriera, una o più donne in grado di mettere sul tavolo qualcosa da mangiare, di tenere in ordine la casa e di fare contemporaneamente la moglie, la madre, l'amante, mostrandosi sempre soddisfatte di questa vita da decerebrate, il denaro e la libertà di usarlo.
Questa, appunto, l'offerta messa in campo da un fantomatico nuovo sistema politico in cui socialisti e "islamisti moderati", facendo un mix discutibile di cultura europea e araba, regalano una nuova idea di Libertà e Benessere.
Senza grandi battaglie e prove di forza, dalla mediazione, dal compromesso, nasce un sistema che si afferma con una facilità che fa tremare di paura (almeno questo è l'effetto che ha avuto su di me) e che fa presagire una sua graduale estremizzazione a scapito delle poche ma fondamentali libertà che questa fetta di mondo si è conquistata nell'ultimo secolo.
E in questo sistema, con buona pace di tutti, le donne sono messe ancora una volta all'angolo!
E' il primo libro che leggo di questo Autore ma, a giudicare dalla biografia, è il punto di arrivo di un ragionamento che ha avviato da tempo e che ha teorizzato in tante altre opere. 
Non temo l'Islam come non temo il cattolicesimo, ma non voglio né l'uno né l'altro a far da piattaforma al nostro sistema sociale. Nessuna religione può costituire quella base, non dovrebbe.
E la religione nella sua traduzione politica, in Italia, come pure nei paesi mediorientali o nordafricani, non ha mai portato a niente di buono.
Non si tratta di uno scontro o di dover scegliere tra Noi e Loro, quanto piuttosto del trovare il modo, il punto di equilibrio, in cui entrambe le parti possano rispettarsi e concedersi spazi d'azione non indiscriminati. La laicità è essenziale nel mio modo di concepire il rispetto per gli altri e la libertà. Io credo ancora nella possibilità di un mondo in cui ciascuno, singolarmente o nelle formazioni sociali che ritiene utili, possa esprimere se stesso, le proprie idee, i desideri, i sogni, la fede in un Dio o in un ideale, senza per questo mancar di rispetto a nessuno, senza togliere niente a nessun altro. 
Io sono ingenua, l'Autore no. 
E così, ben lontano dal voler far passare l'idea che in una società come quella teorizzata nel libro ci si possa pure vivere comodi, riesce certamente a insinuare nella mente del lettore l'idea che, comunque, quest'affermazione della superiorità dell'Islam e del suo opportunismo politico possa davvero realizzarsi, concretizzarsi all'improvviso, mentre noi siamo distratti e affaccendati nelle nostre piccole e insignificanti questioni quotidiane, come succede in tutti i paesi del blocco nord occidentale.
Quindi no, non è un libro per chi ha paura, non è un libro per chi non è curioso, non è un libro per chi cerca solo un altro pretesto per giustificare la chiusura, il protezionismo, la difesa personale a qualunque costo, il concetto del "Prima NOI" che diventa subito "SOLO NOI", il rifiuto del diverso e del nuovo.
Ma è un bel libro, innegabile, un libro che all'Autore ha fatto correre anche qualche rischio...perciò è da leggere, senza paura, senza cercarvi dentro risposte che, spero e credo, non intende neppure dare.


SEA WATCH 3: una provocazione inutile?

Non lo so, non sono convinta!
Mi sono sentita toccata, come sempre mi capita, nel sentire di quelle 42 persone ancora intrappolate su quella nave al largo di Lampedusa, ingiustamente, certo, immotivatamente, forse.
Ho messo i miei "mi piace" sugli slogan inneggianti alla Capitana Rackete (anche ignorando il fatto che non non sopporto la declinazione al femminile di nomi comuni che non ritengo necessario femminilizzare), all'eroina della disobbedienza civile...anche se qualche dubbio lo nutrivo.
Non è la prima volta che succede, e so bene cosa penso della politica immigratoria indecente di questo Governo che così poco mi rappresenta. 
Ma davvero forzare un blocco della Guardia di Finanza, che agisce sulla base di una norma che, per quanto ingiusta e forse non in linea con la normativa internazionale o con le "leggi del mare", è pur sempre legge di questo Stato (decreto legge...), forse non dovrebbe essere né motivo di applausi, né essere presentato ai giovani e, ancor più, a tutti i potenziali migranti, come un comportamento da replicare e lodare.
Non so se davvero con lo speronamento si è messa a rischio la vita di qualcuno, non ho visto le immagini di quel momento e non so se fidarmi di ciò che dicono le nostre Autorità, ma certamente qui a giocare sulla pelle di quelle 42 persone non è stato solo il nostro Ministro dell'Interno. Se lui non mi stupisce più, le ONG che fanno il braccio di ferro con persone civili e innocenti a bordo non le capisco proprio!
Siamo proprio sicuri che questo genere di atteggiamento ci aiuterà a ottenere qualcosa dai governi europei? Ne dubito. E di una cosa, invece, sono certa: sull'opinione pubblica generale questo genere di approccio ha effetti deleteri. La gente si spaventa prima ancora di capire che cosa succede, non vede 42 migranti indifesi ma si convince, piuttosto, che ci sia davvero un patto tra volontari, ONG e tutta le gente intenzionata a invadere il nostro territorio. E quei 42 migranti, alla faccia di tutti gli altri che quotidianamente sbarcano indisturbati sulle nostre coste, diventano un capro espiatorio da un lato e uno spauracchio dall'altro.
Spero che per Carola e il suo equipaggio tutto si chiuda nel migliore dei modi, spero che smetteremo di chiudere fuori dai nostri porti chi ha bisogno, spero che smetteremo di usarli per fare campagna elettorale...ma, ripeto, non sono convinta che questo sia il modo giusto di affrontare la cosa.
Ben vengano le provocazioni e le prove di forza, come quelle a cui Carola era probabilmente abituata nella sua attività con Green Peace, che approvo sempre pienamente. Ma una cosa è rischiare sulla propria pelle, altro è farlo su quella di queste persone fragili a cui poco importa dei nostri giochetti politici e d'effetto.
Basta cazzate...

Un vice premier senza coscienza

Fare i duri sulla pelle di più di 600 persone stremate e disperate al largo su una nave senza una destinazione sicura. Fare i duri, a dispetto delle norme internazionali, seguendo l'esempio di altri Stati canaglia come Malta! Fare i duri senza preoccuparsi di bambini nati durante la traversata, donne incinte e ragazzi che stanno a cuocere sotto il sole sul ponte di una nave che non è certo fatta per le crociere! Fare i duri per raccattare qualche voto in più alle amministrative, e il bello è che ha ottenuto quel che voleva!
L'Europa ci ha lasciato soli, siamo tutti d'accordo, ma oggi mi sono davvero vergognata del comportamento del MIO Governo. 

L'Italia non è questa, l'Italia non può essere questa!

post elezioni e post era dem, forse...

Dopo qualche giorno, che a caldo rischiavo di lasciarmi prendere da rabbia e sconforto, voglio fare un augurio a questo nostro paese che ha fatto la sua scelta. E almeno sono felice che abbia fatto una scelta e che, contrariamente alle aspettative, in tanti siano andati a votare, non cedendo alla tentazione di arrendersi all'inerzia, alla voglia di non assumersi la responsabilità del futuro di tutti noi.
Complimenti e grazie a tutti quelli che sono andati a votare, che tirarsi indietro non lo trovo davvero accettabile, non se si vuole vivere in società con il resto della popolazione, dentro un sistema che continuamente viene criticato ma che poi in pochi cercano di cambiare.
Detto questo, il risultato non è certo di mio gradimento, me l'aspettavo, eccetto forse l'exploit di Salvini che ancora non riesco a digerire, soprattutto nel centro e sud Italia! Da sarda non capisco come si possa andare a votare Lega, ma del resto non capisco neanche chi vota indipendentista, per cui le due cose forse sono collegate. Non sono per le autonomie spinte, sono una maniaca del controllo e, per natura, forse troppo centralista.
Ma quel che mi fa rabbia è che sono certa che chi ha votato Lega e anche 5 stelle, lo ha fatto per la paura fottuta degli immigrati, per quanto qui in Sardegna ti ci devi proprio impegnare per incrociare più di due extracomunitari per strada in uno stesso giorno! Ma tant'è! La paura fa vedere stranieri e pericoli ovunque. E poi hanno votato pensando che forse ci sarà modo di pagare meno tasse, o di evaderle con più facilità di quanto già non accada, e per ultimo, che forse lo Stato comincerà ad aprire i rubinetti e a distribuire redditi di cittadinanza a tutti, in barba al debito pubblico in crescita e fingendo che tagliare stipendi e vitalizi ai parlamentari e simili possa compensare quelle uscite. Già, perché la spending review di cui tanto hanno parlato i grillini in realtà non si capisce dove intendano attuarla! E' vero che sprechi ce ne son tanti, e lavorando in una pubblica amministrazione posso averne una qualche idea, ma certo non stanno dove pensano loro! E' la cattiva gestione che genera sprechi, è la tendenza a mettere al vertice degli incapaci che genera a cascata inefficienze e ingiustizie, è il non pretendere che chi fa l'amministratore locale sia almeno preparato e in grado di comprendere i meccanismi della macchina che dovrebbe governare, a rendere impossibile una gestione responsabile delle risorse o, a volte, a impedirne proprio l'utilizzo anche quando le risorse abbondano!
Insomma, è l'incompetenza a rendere impossibile il cambiamento, per questo (e non solo) non mi convince un movimento che dell'improvvisazione e della verginità fa il suo motto! Io preferisco l'esperienza e la serietà.
Io preferisco chi mi dice che per fare determinati lavori ci vuole preparazione, professionale o accademica poco cambia, preferisco chi mi dice che, se non muovi il culo per cercare lavoro, non sarà lo Stato a bussare a casa per offrirtelo, preferisco chi mi dice che all'impegno e allo studio corrisponderà una posizione proporzionalmente vantaggiosa o di prestigio, non che per il solo fatto di esistere si possa aspirare a uno stipendio quando non fai nulla per conquistarlo e poi per meritarlo!
Preferisco la meritocrazia al "tutto per tutti". Preferisco le uguali opportunità di ottenere lavoro, casa, famiglia, felicità, senza che queste stesse cose vengano lette come diritto soggettivo inalienabile anche se non hai proprio voglia di metterti in gioco e dimostrare chi sei e cosa puoi fare.
Ho tanti amici che si fanno il mazzo, e che infatti lavorano, fosse pure in modo non continuativo, ma ce la fanno! E ne ho altri che risultano poveracci e che, lo so bene, hanno avute tante possibilità di avere un lavoro o un'attività o comunque una vita "regolare" che richiedeva soltanto metter la sveglia la mattina, alzarsi e fare giornalmente quello che erano assolutamente in grado di fare, a volte con maestria! Quelle possibilità le hanno sempre bruciate per poi venire da me a piangere miseria, a darmi della "fortunata" per il mio noioso lavoro uguale tutti i giorni della mia vita, per il mio modesto ma sicuro stipendio col quale, sono certa, col tenore di vita che pretendono di avere, non sarebbe bastato loro per metà mese! Non hanno soldi e hanno tante più cose di me, nel senso che hanno sempre i contanti in tasca, magari sganciati da genitori generosi, fratelli e amici ai quali chiedono senza ritegno alcuno (e tra questi ci son anch'io, che ci casco sempre!), escono tutti i giorni, bevono, giocano, si divertono, alla faccia dei vari figli che intanto hanno messo al mondo e per i quali si recano in comune a chiedere assistenza, anzi, a pretenderla!
Lo so che ci sono persone che hanno perso il lavoro e che davvero vivono situazioni disastrose insieme alle loro famiglie, sono fermamente convinta che a loro e a chi ha davvero difficoltà dovrebbero essere indirizzate le nostre attenzioni e le risorse economiche. Io sono per uno stato sociale forte e presente, ma non sono per l'assistenzialismo puro che non ha mai fatto bene a nessuno!
La sola espressione "reddito di cittadinanza" mi da i brividi. Cosa raccontiamo ai nostri giovani, che si ha diritto ad avere tutto anche se si è scelto (e ribadisco "scelto") di non studiare, di non abbassarsi a fare lavori proponibili a chi non ha nemmeno un diploma, di avere la puzza sotto il naso e, magari, di andare pure in giro a vandalizzare e distruggere ciò che è stato costruito, acquistato, realizzato, con il gettito fiscale generato da chi si adatta a timbrare il cartellino ogni giorno, a fare magari anche il lavoro di qualcun altro che non è in grado di farlo (ma che è entrato comunque, non per colpa sua ma di qualcuno che pensa che far del bene significhi  dare lavoro a chi non sarà mai in grado di svolgerlo!), a pagare bollette e rispettare le regole, insegnando ai propri figli a fare altrettanto, e a capire che bisogna sognare, certo, ma bisogna anche darsi da fare per realizzare quei sogni!
Insomma, oggi penso che a queste elezioni si sia scelta la strada che sembrava più facile e promettente, penso che in molti pensino davvero che si possa mandare al macero la riforma delle pensioni, che si potrà ricominciare a spendere e spandere come ai tempi di DC e PSI, che il deficit e lo spread siano solo invenzioni di fantomatici complottisti, che l'Europa sia solo una mangiatoia dalla quale attingere senza dare, che cacciando via gli stranieri, meglio se buttandoli giù dai barconi prima di vederli, si possa proteggere il nostro orticello e ignorare il fatto che il mondo è cambiato, che l'Italia non è una nostra proprietà, che la globalizzazione non esiste solo quando ci fa comodo, che tutti, tutti al mondo, hanno diritto di cercare e inseguire la felicità o, più spesso, la sopravvivenza!
Io ero e sono con il PD, qualcuno dice che sembro una bigotta in chiesa, che vivo la politica come una fede, con il prosciutto sugli occhi. Non lo credo, io vedo le distorsioni all'interno del partito e del sistema paese, io vorrei che venissero corrette, ma so anche che la perfezione non esiste, che a cercar continuamente una nuova casa dove fare l'uovo, senza accertarsi che sia davvero meglio della precedente, si rischia soltanto di buttare al cesso tutto ciò che si è faticosamente costruito fino ad ora. E si è costruito tanto, di questo dovremmo andare orgogliosi. Le riforme che gli altri vorrebbero affossare, sono riforme perfettibili, ma di sicuro innovative e mirate a una maggiore efficienza ed equità sociale. E se solo il paese avesse creduto nella riforma costituzionale, adesso avremmo un'Italia diversa, con un governo 5 stelle solido, che avrebbe potuto governare serenamente per 5 anni senza dover mendicare voti in giro! Avremmo avuto una sola Camera, un processo legislativo più veloce e snello, un governo che avrebbe dovuto metterci la faccia e rispondere del suo operato.
Per questo penso che ora il PD stia rispondendo del suo operato in modo ingiusto. La faccia ce l'ha messa, le decisioni sono state prese, con coraggio, ma forse la comunicazione non è stata il massimo. E, certo, la classe politica, soprattutto a livello locale, non all'altezza (vedasi Giunta Pigliaru qui in Sardegna!!!).
E adesso mi fa male vedere Renzi che scalpita come uno scolaretto capriccioso, annebbiato dalla rabbia, senza autocontrollo e guidato da desiderio di vendetta e rivalsa. Ma nei confronti di chi poi? Perché questo atteggiamento alla fine farà male solo al paese, che il partito se n'è già fatto abbastanza! Se non si formerà alla svelta un governo, questo paese andrà in caduta libera e io questo non lo desidero, anche se dovesse significare fare da stampella ai 5 stelle. Il paese li ha scelti, è solo colpa di questa legge elettorale se non hanno i numeri. E allora diamoglieli, cercando almeno di limitare il danno quando cercheranno di andare alla deriva, di fare cazzate troppo grosse.
Hanno l'investitura del popolo, rispettiamola, diamogli la possibilità di fare quello che il paese ha chiesto loro, votando solo quello che troveremo almeno accettabile. Mi sembra più sensato che non pestare i piedi ed aspettare di vederli piangere e magari, alla fine allearsi alla Lega, che punti in comune per i miei gusti ne hanno fin troppi e se faranno un programma con loro non sarà niente di buono!!!
Io non sono contro Renzi, anzi lo ringrazio per quel che ha fatto finora. Io vorrei solo che ragionasse, che tutti lo facessero prima di spezzare in due il partito e l'elettorato. C'è un tempo per lottare e un tempo per la responsabilità, ce lo siamo sempre detti. Bè, questo è decisamente il momento della responsabilità, di dimostrare al paese che noi ci saremo sempre quando sarà necessario. E per far questo non serve un cambio di segreteria o di leader, che è dall'89 che ci facciamo del male cacciandone uno ad ogni tornata elettorale! Perché gli altri vanno sempre oltre e noi invece ci flagelliamo? Cambiare direzione si può, guidare il partito verso una transizione si può, smettere di insultarci a vicenda si può. E non va fatto per recuperare voti, che quelli per un bel po' sono andati, va fatto solo perché è giusto. Il Paese non chiede più sinistra, chiede sicurezza e coerenza.
Quindi spero di non risvegliarmi tra qualche mese con un partito distrutto e senza speranze e con un paese allo sbando.
Buona fortuna a tutti noi

In tempi di molestie...

E dopo lo scandalo Weinstein (quello del produttore cinematografico statunitense che avrebbe imposto pratiche sessuali di vario genere ad attrici e collaboratrici in cambio di favoritismi o anche fine a se stesse), dopo la gara a chi (già famoso e non) poteva raccontare l'abuso più umiliante, che fosse stato messo in atto da quel produttore o da altri, dopo le cazzate inverosimili di Asia Argento, dopo le rivelazioni anonime di presunte ex attrici, dopo il sexy gate inglese (e anche lì teste che cadono...nel vero senso della parola), dopo la distruzione di un artista come Kevin Spacey per presunti abusi o molestie perpetrati per decenni e di cui si saprebbe solo ora, per l'irrefrenabile voglia di giustizia e verità di una serie infinita di soggetti che gli sono passati accanto, dopo tutto questo cosa dovremo aspettarci?
Non che questo abbia troppa rilevanza, ma sono una donna e, da donna, capisco bene che, in certe situazioni, soprattutto in presenza di uomini che hanno un ruolo apicale o comunque nei confronti dei quali abbiamo motivo di sentirci subalterne o ricattabili, subire una molestia o un'avance troppo spinta diventa più difficile da gestire che non in situazione di parità. Capisco che si possa avvertire il peso dell'autorevolezza del presunto personaggio autorevole, capisco che si possa desiderare intensamente l'approvazione dell'uomo che per noi è magari fonte di ispirazione e ammirazione, capisco che si possa mettere sul piatto della bilancia tutti i sacrifici fatti per arrivare fin lì e magari chiedersi se valga la pena di umiliarsi per ottenere ciò che, forse, ci spetterebbe.
Capisco che di certi uomini si possa persino avere paura, quando li si rispetta estremamente, quando ci colgono di sorpresa con atteggiamenti che li rendono irriconoscibili, che quasi ci fanno dubitare di noi stesse e dell'interpretazione dei fatti che stiamo dando, facendoci sentire doppiamente deboli e ingenue, se non presuntuose.
Capisco che ci si possa pure convincere che, come molti dicono, il mondo funziona così e se vuoi arrivare ci sono compromessi a cui prima o poi bisogna sottostare, senza mai protestare, che non è vantaggioso.
Capisco che spesso, se si subisce un abuso o una molestia o, peggio, una violenza, diventi davvero difficile raccontare, denunciare, rischiare di essere messe noi stesse in discussione, giudicate per "essercela cercata" o per non averla saputa gestire.
Capisco.
Eppure qui qualcosa non mi convince. Dove sta l'errore, quel neo fastidioso che mi fa sentire a disagio, che mi impedisce di solidarizzare con tutta questa gente che si lancia in confessioni dell'ultim'ora, in racconti di fatti che dovrebbero essere già un po' sbiaditi ma che sembrano nitidi come fossero avvenuti ieri?
Cosa mi irrita nel susseguirsi di denunce, spesso senza nominare il presunto colpevole, giustificate con l'esigenza di rendere il mondo partecipe di questo schifo, di rendere le donne più coraggiose e capaci di dire NO, più sicure e disponibili a chiedere aiuto per il danno subito?
Non so di preciso cosa mi metta a disagio in tutto questo, ma so che non è con gli scandali che si cambia la mentalità della gente, delle donne in primis. Non è con gli scandali che si arriva alla verità e alla giustizia. Non è con questi scandali che insegniamo alle ragazze più giovani a difendersi e gestire il proprio corpo e la propria sensualità.
Non sono convinta che il ruolo o la visione della figura femminile siano cambiate in peggio in questi anni, anzi, sono convinta del contrario. Tante battaglie portate avanti dalle nostre madri (forse non dalla mia) e da uomini illuminati (almeno per qualche tempo) hanno di fatto cambiato il modo in cui la donna stessa concepisce se stessa. E hanno cambiato le aspettative della società' nei suoi confronti, anche se non sempre quelle della sua famiglia di origine o di ingresso, che continuano spesso ad essere ancorate all'idea della donna fragile, mamma, lavandaia e angelo del focolare. E' vero che, alla faccia della legislazione paritaria e non sessista, nella realtà' certe discriminazioni e soprusi sopravvivono allegramente, sarà vero, se lo sento e leggo ovunque, che c'è disparità nelle retribuzioni, che l'accesso ai posti di vertice, ai ruoli apicali, è spesso precluso alle donne o almeno reso molto più difficile che per gli uomini. E' vero, sarà vero.
Eppure io non ho mai, e sottolineo mai, provato neppure la sensazione di essere stata giudicata ingiustamente o non selezionata o valutata in modo scorretto solo in quanto donna. Non mi sono sentita messa da parte in nessuna discussione, in ambito lavorativo, di associazionismo politico o sociale, non ho mai pensato di aver dovuto faticare il doppio per raggiungere ogni obiettivo sociale o professionale, perché effettivamente non è mai successo!
Ora, mi si potrà contestare il fatto che io non ho certo fatto una gran carriera, che non ricopro posti di vertice in nessun campo, che non sono stata ambiziosa e che mi sono accontentata del ruolo che mi è stato concesso perché comunque non ambito da un maschio.  Non sono d'accordo.
Io ho raggiunto gli obiettivi che mi sono prefissata praticamente sempre, quando mi interessavano davvero, io ho scelto cosa fare e ho concorso insieme agli uomini senza pensare mai di essere in svantaggio rispetto a loro. Io non mi sentivo costretta a dare di più, nessuno mi ha mai fatto intendere che avrei dovuto dare di più. So di essere stimata nella mia professione e nell'ambiente di lavoro in genere, so che tanti hanno avuto fiducia in me, so che pensano che dovrei andare oltre, avere più ambizione. So che potrei fare di più, nel senso che potrei aspirare a posizioni più prestigiose e trattamenti economici maggiori. Ma non mi interessano, e non perché non ami i soldi e il benessere che possono regalare, ma solo perché raggiungere altri obiettivi significherebbe perdere quel poco di tempo e spazio che ho per me, significherebbe sacrifici che non intendo affrontare e impegni ai quali non intendo corrispondere. E questo non perché sono donna, solo perché sono fatta così, perché in linea di massima amo la mia vita e la voglio mantenere su misura per me.
E Marco, l'uomo con cui condivido la vita quotidiana, le speranze e i sogni, la pensa come me, e anche lui ha scelto una vita semplice, in cui lavoro e ambizioni non trovano posto prima di noi stessi e della nostra famiglia.
Ma tutto questo non ha a che fare con il sesso dell'uno o dell'altro!
Insomma, una donna, se ne ha le capacità, la voglia e le competenze, può arrivare dove vuole, facendosi valere come fan tutti, senza pensare di aver diritto a non so quale solidarietà femminile e senza pensare di arrivare in alto per combattere non so quali battaglie di genere.
Tornando all'argomento iniziale, quindi, mi convince poco il pensiero comune che una donna, per far carriera, debba sottostare a chissà quali osceni compromessi, non di rado di tipo sessuale. Sono certa che le proposte vengano fatte e siano all'ordine del giorno in certi ambienti, visto che lo sono persino in quelli meno frequentati da bellezze e persone affascinanti.
Le proposte oscene ci sono e a quelle esistono diversi modi di reagire, tutti più o meno legittimi. Puoi rifiutare dando di matto e denunciando, puoi ribellarti e passare al contrattacco, magari ricattando o sputtanando, puoi buttarla sul gioco e prendere tempo per ottenere quel che vuoi, illudendo l'altro di essere sulla buona strada mentre lo usi soltanto, puoi dire si, godertela o trattenere i conati, puoi fare quel che ritieni valga la pena di fare. Ma di certo non puoi starci, prendere ciò che ti viene offerto in cambio e poi, dopo anni,  andare a piangere in giro, buttando fango su te stessa e sugli altri, pretendendo di passare per vittima e non per una semplice rotella di un ingranaggio perverso che tu stessa stai contribuendo a far funzionare.
So che non si può generalizzare, e per questo non ho gradito il tam tam e il "me too" cui tutte e tutti si sono accodati, dando poi della traditrice a donne che hanno osato tirarsi fuori e dire che, si, l'approccio un po' spinto ci sta, che non si può sempre criminalizzare l'uso del proprio fascino e neppure del potere, visto che spesso è questo che spinge le donne o gli uomini ad avvicinare certe persone, a farcisi fotografare insieme o anche solo a lasciare intendere che ci sia una confidenza e un'intimità in realtà inesistenti.
E diciamoci la verità, care signore, a chinpiace l'uomo timido, impacciato, che chiede il permesso per baciarti, per toccati, per scoparti!?
Insomma, guai a chi cerca di violare la mia dignità e il mio corpo senza il mio esplicito consenso, basta con le violenze e giusto sempre denunciare abusi o stupri, senza remore. Ma non sarà mai un abuso un maldestro tentativo di sedurmi, magari con una palpata sgradita sul culo, non lo sara' mai un bacio rubato, anche se poi ti becchi uno schiaffo, non lo sara' mai una proposta oscena, neanche sul posto di lavoro, salvo che venga riproposta dopo il chiaro rifiuto e il monito a che non si ripeta più quel tipo di situazione.
Insomma, non penso che vivere nel terrore di essere denunciati per molestie per ogni approccio o allusione o battuta sia il modo migliore di viveso che piacerà a nessuno dover far sottoscrivere dichiarazioni di consenso in bollo per potersi lasciare andare a posare la mano su seno o su un pene, si sa mai che qualcuno si senta abusato...

Un estate piena di...blatte

Ci siamo dentro, è una stagione torrida per la Sardegna, di quelle che non c'è più un orario del giorno in cui non rischi di svenire per il caldo e la mia pressione bassa. 
scarafaggio-immagine-animata-0007E' una di quelle estati che io trovo ideali se si tratta di andare al mare e cazzeggiare all'ombra, sorseggiando bibite fresche o magari buttati sul divano di casa con il deumidificatore in azione.
E' proprio un'estate ideale, anzi, lo sarebbe se non fosse che in gran parte la sto passando al lavoro, debole come un fuscello, e che, anche quando si riesce ad andare al mare, al Poetto (la spiaggia per me più vicina) è una distesa di alghe, un mare nero di alghe. Beh, si può pure sopportare, forse, ma di certo non posso sopportare l'invasione per niente pacifica (per quanto silenziosa) di quegli esseri orribili e per me terrificanti che sono le blatte o scarafaggi o "pretteddas" come affettuosamente sono definite in sardo!
Il mese di giugno è passato quasi indenne, ne ho incrociato qualcuna sulla mia strada ma, per mia fortuna, si trattava di esemplari a distanza notevole o, ancora meglio, deceduti (anche se quelle bastarde fingono, quindi meglio non fidarsi troppo!).
scarafaggio-immagine-animata-0007Ieri, rientrando a casa, appena scesa dall'auto, saranno stare le 19.00 circa, quando ancora il sole splendeva alto, con una luce che mi rassicurava fino a farmi abbassare la guardia e disattivare i miei soliti sistemi di difesa (come  chiudere senza indugio lo sportello, guardare immediatamente muri e asfalto prima di fare i primi passi, correre a infilare la chiave nella toppa e rinchiudermi in casa al sicuro, naturalmente dopo aver ispezionato il cortile), vedo improvvisamente un qualcosa di veloce e scuro catapultarsi letteralmente sul sedile del passeggero, dopo che, per un fortunato caso, mi ero già tirata su e sistemavo sulla spalla la borsa a tracolla. Un brivido ha percorso la mia schiena, lo sguardo è andato subito su quell'oggetto ancora ignoto e l'ho vista, rossiccia, grande sicuramente troppo, che passeggiava sul mio sedile facendo ondeggiare quelle antenne lunghe alla ricerca di non so cosa...di me? 
scarafaggio-immagine-animata-0007Per un attimo sono rimasta paralizzata, solo una frazione di secondo, poi sono schizzata all'indietro, in mezzo alla strada, senza guardare o voltarmi, perché dovevo essere certa che quella cosa non si muovesse da lì! Ed ecco che quella specie di irreale silenzio in cui ero sprofondata è stato rotto improvvisamente dal suono di un clacson, immediatamente seguito da una serie di improperi da parte dell'autista di una Golf che mi si è fermata letteralmente addosso.
Neanche un po' di paura per quell'auto, per ciò che sarebbe potuto succedere, talmente tanta era la mia concentrazione sul pericolo numero uno, che stava ancora lì, allegramente e placidamente sul sedile della MIA auto! Dovevo avere uno sguardo sperduto, tanto da far pena, perché quell'uomo ha smesso di urlare, è sceso dall'auto e, dopo avermi chiesto se stavo bene e aver ricevuto come risposta una disperata, anche se sussurrata, richiesta di aiuto, ha tirato fuori un fazzolettino di carta e, senza esitazione, ha infagottato quell'essere e poi l'ha depositato sulla strada per finirlo col tacco della scarpa.
Mio salvatore! Mio eroe! L'ho ringraziato che quasi piangevo, mentre lui, assicuratosi che la pazza (io) non stesse per svenire e fosse comunque vicina a casa propria, è risalito sull'auto e partito per chissà dove ma, sono sicura, con l'ansia di raccontare quella patetica scena alla moglie o all'amico o a chiunque avesse incontrato!
scarafaggio-immagine-animata-0007nessuno dei vicini di casa mi ha visto, ma loro non si sarebbero neanche stupiti, hanno già assistito a qualcuna delle mie sceneggiate da fobica!
Già, perchè, se ancora non fosse chiaro, io ho una fobia, profonda, incontrollabile, irrazionale, cieca.
Io provo terrore e profondo odio per le blatte, io non provo soltanto ribrezzo per loro, le temo! E dopo quell'incontro ravvicinato non riesco a togliermele dalla mente, le vedo ovunque e, purtroppo, non sono sempre allucinazioni, ci sono davvero, sono ovunque, pure al lavoro!!!
Aiutooooooooooo

Più educazione civica, meno religione, soprattutto a scuola

Anche a prescindere dagli orribili fatti di cronaca, attacchi terroristici o comunque aggressioni motivate, almeno apparentemente, da questioni di appartenenza religiosa, sono sempre stata convinta che la laicità delle istituzioni pubbliche sia l'unico modo per garantire pari dignità e parità di trattamento indipendentemente dal credo professato o mai considerato parte della propria vita.
Senza laicità non c'è rispetto per la libertà di tutte le persone, non c'è rispetto per la libertà delle famiglie di scegliere un indirizzo educativo, non c'è il riconoscimento dell'uguaglianza.
E in uno stato laico non può esistere una scuola pubblica che, a spese di tutti i cittadini italiani, propone nell'offerta formativa la "religione cattolica" quale materia di studio.
Il fatto che poi ci si possa rifiutare di far frequentare al proprio figlio quelle ore di lezione, mettendo in evidenza differenze che non sarebbe per niente necessario rimarcare (con modalità tra l'altro discutibili, visto che persino la blanda normativa di tutela in vigore viene spesso disattesa dai singoli istituti! vedi per esempio come in molte scuole non venga previsto l'insegnamento della religione alle prime o alle ultime ore), non è abbastanza, non tutela la libertà di nessuno, anzi, obbliga a una dichiarazione di omologazione o di differenziazione su un tema a dir poco sensibile.
Di questi tempi, poi, perché rendere obbligatoria l'apposizione di un'etichetta, in un senso o nell'altro? credente o non credente o appartenente ad altro credo? Che diritto hanno di fare questo?
Non mi interessano i patti a suo tempo sottoscritti tra Stato e Chiesa, non credo sia impossibile rivedere il tutto, ridiscuterli e, soprattutto, riportare la Chiesa cattolica alla pari con tutte le altre confessioni o chi per loro.
Il tutto senza mai, per nessuno, prevedere l'insegnamento di una religione a scuola.
Magari si potrebbe pensare a una sana "educazione alle religioni", nel senso di prevedere un'infarinatura di tutti i credi e, soprattutto, insegnare il rispetto per tutti questi, in quanto elementi fondanti della vita di tante persone.
Stop, tutto qui.
E questa roba qui non dovrebbe semplicemente rientrare nel campo più ampio dell'educazione civica? Io dico di si.
E dico che sarei felice se a mio figlio insegnassero che ci sono mille modi di credere in Dio, che è normale non credere in niente, che l'unica cosa che è davvero richiesta a ciascuno di noi è il rispetto profondo per l'altro e per il suo modo di interpretare la vita.
Abbiamo scelto di non far frequentare al nostro bambino l'ora di religione alla materna e hanno pure provato a convincerci a cambiare idea, garantendo che si sarebbe trattato di un insegnamento blando, generico, non di catechesi. E tutto perché devono far numero per mantenere il posto di un'insegnante pagata dallo Stato ma neppure selezionata da questo stesso Stato!
E siccome non riescono (così dicono) a organizzare tale attività nelle prime o ultime ore, lui si ritrova a gironzolare per le altre classi (nelle quali per fortuna si trova benissimo) insieme all'unico altro compagnetto che si trova nella stessa situazione.
Questa è libertà? Questa è parità di trattamento?
Vi sembra normale che mio figlio debba chiedermi perché lui e Mattia vengono allontanati dalla classe, e io debba spiegargli fin d'ora che la Scuola è organizzata così male da non rispettare la libertà delle famiglie, da imporre la "pubblicizzazione" e condivisione di aspetti della vita che sono prettamente privati.
A lui piace passare del tempo con le altre maestre, non lo vive come un problema. Non ancora.
Ma continuerò a battermi perché quella lezione venga organizzata in orari diversi, così da farlo entrare dopo o uscire prima, cosa che non gli dispiacerà di certo!
Lui sarà poi libero di decidere se frequentare Chiesa, catechismo, tutto quel che vorrà.
Non gli imporrò mai una posizione in proposito e cercherò di fare in modo che anche il suo papà rispetti questo spazio di libertà, anche se gli costerà parecchio.
Ma, certo, non gli nasconderò che dietro ogni religione si celano dogmi, pensieri assoluti, tabù, discriminazioni più o meno velate e, sempre, il rischio di perdere di vista la libertà altrui.
So bene che è un po' quello che succede anche in politica o in altri campi della vita sociale.
E cercheremo di insegnargli che l'estremismo non ha senso mai, in qualunque campo, in qualunque luogo, in qualunque situazione. E anche che lo Stato non ha mai il diritto di privilegiare o discriminare chi professa una religione, qualunque essa sia.

Non c'è un posto sicuro

Quando le giornate sono piene di persone care, affetti, vino e rumori, quelli dei bambini che giocano e che litigano, che si cercano e si cacciano via, quelli delle discussioni accese su argomenti che vanno dall'opportunità delle vaccinazioni alla gestione delle frontiere, dal modo corretto di rapportarsi con un figlio adolescente in piena fase di ribellione, alla presenza o meno di alcune specie nella fauna selvatica sarda, è facile lasciarsi distrarre, essere assorbiti da mille piccolezze, che in quel momento richiedono però tutta la nostra energia mentale, e magari non accorgersi che nel mondo sta succedendo l'ennesimo disastro, che persone ignare vengono investite e accoltellate gratuitamente per strada da due giovani pazzi col cervello fuso che fingono di portare avanti la loro guerra santa.
E quando la notizia ti arriva è sempre un pugno allo stomaco, una sorta di senso di colpa misto a rabbia e rassegnazione, ed immediatamente la ricerca di un modo per spiegare, minimizzare, ridimensionare, per non ammettere che siamo indifesi e impauriti, per non cedere al pessimismo e alla negatività e, soprattutto, agli atteggiamenti reazionari e all'invocazione di derive autoritarie provenienti da più parti e, in primis, da parte della mia famiglia!
E' dura mantenere la calma, è dura mantenere anche una posizione, battersi per la propria visione possibilista del mondo, perché in effetti le cose vanno da schifo, è innegabile, perché se da una parte resto convinta della necessità e inevitabilità dell'accoglienza, anch'io trovo scandaloso che chi si vede negato l'asilo non venga rinviato a casa ma si aggiri e si arrangi in giro per il paese, in modo clandestino e non sempre dandosi ad attività innocue; anch'io trovo inconcepibile che senza documenti di possa andare e tornare, sparire o stare indisturbati per strade e piazze, arrivando a volte ad usare l'aggressività per ottenere ciò che si ritiene un proprio diritto.
E mangiare, vivere decentemente, è davvero un diritto, ma pensare che chi è italiano e ha un auto sia per forza un nababbo e debba perciò finanziarti ed essere sempre ben disposto in quanto tu sei lo sfigato che ne ha patite tante, questo non lo accetto.
Anche tra di noi in tanti hanno i loro bei casini e serie difficoltà a stare a galla, e quando si sentono minacciati da emigrati che più che chiedere pretendono, forse posso arrivare a capirli, a capire il disordine che ne deriva.
Non lo giustifico, ma capisco.
Però so che, se ho il diritto di difendere la mia casa, la mia proprietà, non altrettanto posso fare con il mio paese, so che non si può negare a chi ha bisogno di protezione una via di salvezza, so che non si può biasimare chi non trova sostentamento nel suo paese e viene nel nostro.
Penso solo che le regole debbano essere rispettate, da tutti, anche da chi arriva da fuori. Penso che le regole siano sufficienti ma la vigilanza sul loro rispetto NO.
Penso che in questo paese manchino ancora la serietà e l'onestà intellettuale necessarie per gestire questo fenomeno così come quelli nostrani tutti connessi alla legalità o, meglio, all'assenza di senso di responsabilità.
Di una cosa sono certa: non voglio che mio figlio cresca pensando che chi arriva nel suo paese sia necessariamente un pericolo, un nemico, un usurpatore. Voglio che impari ad essere prudente senza mai scadere nella diffidenza gratuita o, peggio, nell'odio e nel rifiuto dell'altro.
E' difficile, davvero difficile, e se lo è qui, che comunque ancora non si ha la percezione di un'invasione e di un pericolo imminente, non riesco a immaginare quanto debba essere dura restare obiettivi ed educare i propri figli all'apertura in regioni in cui l'incidenza dell'immigrazione è maggiore e la sua ricaduta sulla vita quotidiana evidente e a volte pesante da gestire.
Facciamo quel che possiamo, ci proviamo. Io e Marco manteniamo un atteggiamento positivo e spieghiamo a Luca che ci sono persone, tante persone, tanti bambini, che hanno bisogno di noi, che per responsabilità non loro si trovano a vivere delle vite insostenibili, infelici e a rischiare quelle stesse vite ogni giorno.
Gli insegniamo che è responsabilità di tutti noi che stiamo meglio farcene carico, aiutare ed essere pronti a rinunciare a qualcosa per loro, in un modo o nell'altro. E non per questo penso che sia a rischio la sua identità di sardo, di italiano, di europeo.
Il suo ormai è un mondo globale, nel bene e nel male. Va conosciuto, va gestito, va accettato per quel che è, facendo ognuno la propria parte in proporzione a capacità intellettuali e possibilità finanziarie per poterlo migliorare.
Non ho molto altro da insegnare in proposito.

Medici e pseudo-medici

Come sempre capita a chi ha figli, sentire storie che riguardano un bambino, storie di morte, soprattutto quelle che potevano essere evitate, fa soffrire.
E ieri sentire al TG che un bimbo di 7 anni è morto per un'otite non curata con antibiotico mi ha fatto davvero male.
Io e Marco ci siamo guardati increduli.
Nostro figlio ha 5 anni, è stato vaccinato contro tutte le malattie per le quali è stato possibile proteggerlo, così come viene seguito puntualmente dalla sua bravissima pediatra ogni volta che è chiaro che il nostro solo intervento non può bastare.
So bene che ci sono medici, in particolare pediatri, che al primo segno di gola arrossata o tosse prescrivono antibiotici, come fossero un toccasana per qualunque piccolo o grande disturbo.
La pediatra di due miei nipotini prescrive antibiotici come fossero noccioline, anche solo sentendo la mamma per telefono, senza visitare i piccoli pazienti! E quei due sono sempre malati! Mai un aerosol, una tachipirina, no, subito antibiotico!
E' chiara la totale assenza di attenzione da parte del medico e, probabilmente, il desiderio di tutelarsi fino all'eccesso da eventuali reclami.
Ma quei genitori si ritrovano a vedere i loro bimbi sempre più provati e a dover consultare un pediatra a pagamento che, puntualmente, vieta l'uso dell'antibiotico e riparte con le terapie standard, dando la possibilità al sistema immunitario di reagire un po'...
La pediatra di Luca, per le affezioni dell'apparato respiratorio, ci consiglia sempre di provare con l'aerosol (anche cortisonico) e con la tachipirina, prescrivendoci l'antibiotico solo nei casi strettamente necessari e in ultima istanza. A volte ce lo prescrive raccomandandoci però di farne uso solo, per esempio, se la febbre non cala dopo qualche giorno.
Quindi non si può dire che siamo dei fanatici dell'antibiotico facile, penso ci si possa definire equilibrati rispetto al rapporto con medici e medicinali.
Ma quando ci vuole ci vuole! E per un'otite ci vuole di sicuro!
Come sempre non è da escludere che la notizia sia stata mal riportata o strumentalizzata, può darsi che ci fossero validi motivi per cui è stata preferita l'omeopatia alla medicina tradizionale, può darsi che l'infezione fosse di diversa natura e comunque letale.
Non lo so e non intendo sputare sentenze.
Dico solo che proteggere i nostri bambini è importante, è una nostra responsabilità e, in quel campo, non ci può essere spazio per l'improvvisazione o le credulonerie.
Con la salute dei nostri figli dobbiamo essere seri, puntuali, obiettivi. Dobbiamo affidarci a medici validi, dobbiamo poter avere fiducia in loro, dobbiamo comunque essere sempre vigili e correre al pronto soccorso se abbiamo sentore che ce ne sia bisogno.
Certe nuove credenze o filosofie possiamo lasciarle da parte, applicarle a noi stessi ma non ai bimbi.  E' per questo che mio figlio mangia carne anche se io non lo faccio da 27 anni, è per questo che non gli chiedo di sopportare dolore o malessere e che intervengo con ogni mezzo a disposizione (medicine comprese) per farlo stare bene, è per questo che l'abbiamo fatto vaccinare.
Le brutte cose accadono e le brutte malattie uccidono, anche senza che andiamo a cercarcela col lanternino negando loro le cure adeguate.
Basta cazzate. Vacciniamoli, curiamoli, proteggiamoli.

Facebook & co.

Facebook, Internet, Rete, Sociale
A cosa serve avere 500 amici se poi blocchi i post di un buon 60% di questi?
All'inizio credo che mi facesse piacere vedere quel numero crescere, soprattutto perché non ero io a fare richieste d'amicizia (l'orgoglio se la godeva!).
Ora è tutto diverso. Ho già ripulito di tutti quei contatti che, mi pare, non erano collegati a persone che conoscevo direttamente.
Ma, fatto questo, non sono andata molto oltre.
Una volta si accetta l'amicizia perché tale persona è del tuo stesso paese (e parliamo di un paesino di 1000 anime scarse!!!) e non vuoi certo essere additata come quella snob che finge di non conoscerti o che non ti vuole annoverare tra le sue amicizie!
Un'altra volta la accetti perché tale persona è un tuo collega o comunque uno dell'ambiente di lavoro e ti ha individuato e incastrato!
Un'altra volta perché è tuo parente ed ha avuto l'amicizia di tutti i tuoi fratelli tranne che la tua!
A volte perché ti servono compagni per giocare a Township!
E poi ti ritrovi la bacheca sommersa da post insulsi, noiosi, banali e, sempre più spesso, con contenuti offensivi, irrispettosi, razzisti, omofobi, sessisti, violenti.
Controllo raramente il mio profilo, è diventato quasi un peso. Ogni volta ci vuole mezz'ora per ripulire e bloccare i post di certa gente senza che se ne accorgano, senza negar loro un'amicizia non amicizia.
Dovrei essere più coraggiosa, ma a volte preferisco far così che non rispondere a tono (cosa che a volte è comunque inevitabile per la rabbia che certi post suscitano!) o cancellarli dai contatti.
Del resto anch'io mi sono permessa di inviare post a tutti quando si è trattato di fare campagna elettorale (non cito le altre occasioni in cui l'ho fatto perché il fine era solidaristico e allora non mi sentivo invadente) o cose simili, e so quanto possa essere fastidioso ricevere certi post che cozzano con le tue visioni del mondo, con i tuoi ideali, con le tue passioni. Soprattutto quando chi te li posta sa benissimo come la pensi e quanto sia inutile farti venire il malumore con quei messaggi!
Ma almeno non ho mai scritto cose blasfeme o irrispettose nei confronti di altre persone o categorie di persone. Non potrei mai.
La libertà di opinione va tutelata e riconosciuta a tutti, ok, ma comincio a pensare che forse certe persone dovrebbero limitarsi ai commenti da bar, senza trasferirli su un social, senza metterli per iscritto in modo indelebile.
E la cosa più sconvolgente è che certe schifezze non le scrivono le persone meno istruite o più disagiate o prive di riferimenti familiari e sociali validi. No, le cose peggiori sono proprio scritte da persone che appaiono assolutamente adeguate, socialmente integrate, economicamente serene, con genitori che certamente non hanno educato all'odio e alla mancanza di rispetto.
I giovani, certi giovani, quando non parlano di calcio o cose simili, scrivono e pubblicano banalità, spesso scopiazzate, o esprimono pseudo pensieri che vorrei non potessero neanche sfiorare le loro menti al giorno d'oggi.
Siamo nel 2017 e l'apertura mentale di un buon 50% di ragazzi tra i 15 e i 25 anni è pari a quella di un anziano dell'800, e forse quell'anziano era già molto più avanti di loro!
Non si deve fare di tutta l'erba un fascio, ci sono anche giovani che ammiro, stimo e con i quali il confronto, anche quando ci si scontra, è davvero stimolante e costruttivo.
E poi è vero anche (o soprattutto) che sono i miei coetanei a dare il peggio di sé, con l'alibi improbabile di difendere i diritti dei propri figli, fingendo di essere solidali con chi ha bisogno ma ricordando che la propria persona e la propria famiglia vengono sempre prima degli ALTRI, intendendo per altri soprattutto gli stranieri.
Sono già stanca di rispondere alle cazzate che dicono, li depenno pian piano e mi limito a controbattere solo di persona, quando lo scontro è diretto, chiaro, più probabilmente efficace.
Io scrivo quel che mi pare in questo blog, è vero, ma non c'è nessuno che si ritrovi le mie elucubrazioni mentali sulla sua bacheca!
Chi vuol leggere può farlo, tanto qui sono in pochi ad arrivarci...ed io non gli spiano certo la strada!

Quale mondo per questi figli

E' successo ancora, un kamikaze che si fa saltare in aria e la vita di una ventina di ragazzini, in attesa della loro popstar preferita, finisce in un soffio, portandosi via, probabilmente, anche quella dei loro genitori disperati.
Ormai il primo pensiero va a mio figlio ogni volta che succedono fatti di questo genere.
C'è il dolore per la tragedia di quelle famiglie ma c'è soprattutto la comprensione e il terrore perché so che cose simili accadranno ancora e che potrebbero riguardare noi la prossima volta.
Nessuno è immune, non c'è una vera strategia per difendersi o proteggere i propri figli, se non quella di chiudersi in casa e rinunciare a vivere o impedire loro di vivere.
Il mio bambino ha solo 5 anni, cerca di capire cosa succede ma, alla fine, tutto quello che vuole sentire è che certe cose non si verificano nel nostro paese, nei dintorni della nostra casa, nei posti che frequentiamo. Ed è così piccolo che è giusto possa crederci.
Ma chi ha le risposte ormai? Nessuno è al sicuro e, anche se penso che qui in Sardegna il rischio sia davvero irrisorio, la nostra casa è il mondo ormai, lo sarà soprattutto per quelli come mio figlio, giovani, potenzialmente viaggiatori, studenti o lavoratori in paesi sempre più lontani.
Che razza di mondo dovrà affrontare questo bellissimo tenero bambino tra qualche anno?! Che razza di inferno conosceranno tutti i bambini di oggi? E parlo dei nostri bambini, ancora protetti, ignari, ancora liberi di giocare, sperare, credere che il mondo sia un bel posto, che in altri posti l'infanzia l'hanno già perduta, buttata via da adulti spietati e da politiche cieche.
Probabilmente salterà fuori che l'attentatore era un cittadino inglese, poco importa. Ciò che conta è che ancora una volta sarà alimentata la paura e l'odio verso chi è diverso da noi. Qualcuno ne approfitterà ma, anche senza che i politici strumentalizzino l'accaduto, sarà la gente comune a rafforzare in sé la convinzione che proteggersi è una priorità, che dobbiamo difenderci e non accogliere, che tutti quelli che arrivano dall'esterno sono potenzialmente pericolosi e, perciò, vanno tenuto fuori.
Con che diritto lo facciamo? Con che diritto cerchiamo di impedire a chi cerca una via di fuga o salvezza, o anche solo a chi cerca una vita migliore, di entrare nel nostro paese o nella nostra Europa, di giocarsi una possibilità di riscatto, forse l'unica.
Se io fossi siriana e avessi un figlio sarei certamente fuggita; se io fossi anche solo lontanamente a rischio bombardamenti, ritorsioni, torture, arresti, violenze; se io non avessi un pezzo di pane per sfamare il mio bambino, sarei disposta a tutto per raggiungere un posto migliore, uno in cui dare una speranza alla mia famiglia, uno in cui, persino quando si sta male e si è poveri, comunque non si muore di fame. Uno in cui una possibilità esiste sempre.
Lo so che in Italia i poveri ci sono, lo so che esistono ancora i senzatetto, anzi, che il loro numero è in crescita. Lo so che anche di freddo si può morire quando non si ha un rifugio caldo in cui dormire. Ma sono certa che non è a queste persone che si pensa quando si fanno discorsi del tipo: "prima bisognerebbe pensare agli italiani, prima bisognerebbe aiutare le nostre famiglie bisognose, quelle che stanno patendo le conseguenze della crisi economica, quelli che hanno perso il lavoro, quelli che non lo trovano"...e così via.
Se si esclude quella importante e vitale quota di persone che si impegnano nel volontariato o che finanziano progetti e interventi piccoli o grandi che sostengano le fasce deboli di popolazione, tutto il resto degli italiani ha iniziato ben prima di questa così detta "ondata migratoria" a protestare per le risorse che, a sentir loro, vengono sempre destinate alle categorie di persone sbagliate.
Prima erano i Rom, gli sfaticati che chiedono l'elemosina per strada, i meridionali, i disoccupati sempre meridionali, gli assegnatari di case popolari chiunque essi siano, quelli che dicono di essere poveri ma non si vestono e non si comportano come tali.
L'invidia, l'egoismo, la sfiducia nelle istituzioni e nel prossimo, la tendenza a volere il male del prossimo se non si ottiene il bene proprio, queste sono storture che ci appartengono, che forse esistono da sempre, che non sono in alcun modo temperate neanche quando apparentemente l'Italia si mostra nella sua veste migliore, quella solidale e attiva di fronte a disastri naturali o storie commoventi.
Dentro alberga sempre l'egoismo e la convinzione che, se ci manca qualcosa, sicuramente qualcun altro, con dolo e in modo scorretto, ce l'ha portata via.
In questo paese nessuna graduatoria, nessuna procedura di scelta, nessun ordine di priorità vengono considerati validi, corretti, condivisibili se non ricomprendono noi stessi. Si dice che è tutto manovrato, che è un imbroglio, senza preoccuparsi neppure di ragionare prima di aprir bocca.
E' una vecchia abitudine e deriva dal fatto che, ogni volta che ce ne danno l'occasione, cerchiamo di prevaricare il prossimo e ottenere anche ciò che non ci spetta o non ci occorre.
E' così che molte famiglie educano i propri bambini, magari portandoli poi a messa la domenica o facendogli credere che a far la prima comunione e dire due preghiere la sera ci si lavi la coscienza.
Come al solito ho divagato, magari ho esagerato un po' con lo stereotipo dell'italiano ma, purtroppo, non ne sono convinta. Conosco persone splendide, che sono splendide con me, con la famiglia, con gli amici, con il vicino di casa, con l'avventore che chiede aiuto. Ma sono le stesse persone, lo so bene, che la pensano esattamente come ho detto sopra, che educano i propri figli a essere "splendidi" solo in superficie, che per proteggerli ritengono sia giusto impedire una vita migliore ad altri figli che non sono i loro.
Molte volte non sono neanche coscienti di essere così. Chissà, magari io stessa non so chi sono e mi illudo soltanto di insegnare a mio figlio che tutti hanno diritto di provarci, di migliorarsi, di cercare un posto per essere felici.

Il sesso, termometro della vita di coppia

Non era proprio questo il titolo dell'articoletto di ieri, sempre su Tiscali (purtroppo ci sono giorni che questa è l'unica fonte di notizie per me, se si esclude SkyTG24!), ma più o meno anticipava quel concetto, che non dettagliava poi tanto nel testo...solo che è bastato per farmi riflettere un po' sulla cosa.
Non che non ci abbia mai pensato, anzi, l'argomento era interessante proprio perché mi tocca da vicino, ogni giorno. Non il sesso però, solo il pensiero che non ce ne sia abbastanza e che questo possa significare o meno l'approssimarsi della crisi.
Io sono convinta di no, ora. Ma qualche anno fa avrei certo affermato con assoluta certezza che un rapporto in cui il sesso non la fa da padrone non è un rapporto che vale la pena portare avanti, se non come amicizia, che l'amore e il sesso sono inscindibili e che, mentre se manca il primo il sesso può comunque funzionare, se manca il secondo non do nessuna chance alla sopravvivenza dell'amore (salvo che il non far sesso sia dovuto a fattori esterni e non controllabili)!
Forse di tutto questo sono convinta ancora.
E' solo che la vita cambia, che l'energia e l'entusiasmo che prima potevano supportare il desiderio di fare mille cose insieme, adesso sono ridotti e ci portano a stabilire, anche inconsciamente, delle priorità. Dinamica assurda che a volte porta ai primi posti della top ten le lavatrici da fare (che a casa ci sono sempre almeno 3 cesti di biancheria sporca che attende!) e lascia in coda tutto il resto...
E allora speriamo che il termometro non sia proprio quello, perché io sono ancora assolutamente certa dell'amore che provo per il mio M., e sono sicura anche del suo per me!
Si potrà pensare che sono un'illusa ma io so quanto abbiamo condiviso, sofferto, quanto abbiamo costruito insieme, quanto abbiamo profondamente voluto ciò che siamo ora (anche se a volte io sono la prima a cedere al rimpianto...).
E ciò che siamo ha un prezzo da pagare: stanchezza, per il lavoro e per la fatica d'essere genitori; sonno, per le troppe ore perse a cercare di far dormire lui, quell'esserino che spesso a mezzanotte sta ancora saltando sul divano; malumori vari dettati dalla consapevolezza che lui non ci ascolta, che non siamo abbastanza forti, che alla fine ci ascoltiamo poco anche tra di noi.
L'elenco potrebbe continuare, e forse riempirebbe la pagina, ma ci sono anche le cose belle del nostro rapporto, la voglia di guardarsi ancora, compiaciuti della propria conquista, la stima, la certezza che andiamo orgogliosi l'uno dell'altra, la capacità di divertirci insieme, di non soffocarci, di essere complici.
Al cuore non si comanda ma, certo, si può dire che ci siamo scelti!
Un giorno racconterò di come mi sono innamorata di lui (mentre lui avrebbe voluto amarmi e invece amava ancora lei...), ma ora sto in argomento. Il sesso.
Facciamola breve! Un tempo ce n'era tanto, se ne faceva tanto, ovunque, a qualunque ora!
Ora no.
Ora quasi dobbiamo stabilire date e orari. Davvero dobbiamo organizzarci e magari prendere un giorno di ferie per essere certi che la peste sia a scuola, così da avere la nostra amata casa tutta per noi. Con lui in casa non c'è modo, lui è sempre ultra presente!
E la notte, quando finalmente riusciamo a metterlo a letto addormentato, a stento riusciamo a tenere gli occhi aperti mentre fumiamo l'ultima disperata sigaretta, fuori, seduti in silenzio, sotto un cielo scuro e rassicurante. A fatica ci trasciniamo in bagno e poi fino al letto. Un bacio e la buonanotte.
Poi a volte lui la butta lì sorridendo: "facciamo un po' di sesso?" e la risposta è pure SI, sempre ridendo, che ormai lo sappiamo tutti e due che di lì a due minuti saremo sprofondati nel sonno.
Così si finisce con l'attendere il giorno di ferie, sesso la mattina, non il massimo, non il nostro preferito. Ma chi può permettersi di scegliere ormai? Prendere o lasciare!
E il bello (l'assurdo anzi!) è che dopo ci tocca pure correre per cercare di fare comunque quelle cose che durante il giorno non riusciremo a fare. Quindi sesso, un po' di relax e coccole e poi ancora lavatrici e varie sul genere!
A questo punto spero proprio che non sia col sesso che si misura il benessere della coppia! Almeno non con la sua frequenza! Sulla qualità potremmo anche dirci soddisfatti anche se, certo, un po' di brivido in più non guasterebbe.
Magari un giorno, sistemando bimbo in modo soddisfacente e per un'intera nottata, ci incontreremo ancora come sconosciuti, al bancone di un locale, per ricominciare tutto da capo, per scoprirci e conoscerci per la prima volta, per essere qualcuno nuovo e diverso anche.
Mi sa che devo proprio proporglielo, un'avventura, una nuova conquista, del sesso rubato.
Si, glielo propongo...ma forse prima dovrei parlarne con la babysitter, che palle!

Turista per sempre!

Viaggiare, viaggiare...
Che bel titolo, oggi campeggiava sulla home page di Tiscali, come fosse l'avvenimento del giorno, più importante delle bombe al bus del Borussia in Germania, più di Trump che invia le navi da guerra verso la Corea.
E tanti si lamentavano di questo PRIMO PIANO concesso a una simile notiziola.
Ma, cavolo, quella notiziola ha catturato subito la mia attenzione, mi ha fatto pensare per un attimo che tutto può succedere, che anche i sogni più improbabili e strampalati possono avversarsi!
Ieri un tipo di 40 anni, pare disoccupato, ha vinto 1.800.000 euro con un gratta e vinci che riporta quella famosa e invitante dicitura che fa da titolo anche qui.
Magari la cifra che ho scritto non è esatta, magari mi sfugge il dove la cosa sia successa, ma quell'articolo io l'ho letto subito, probabilmente provando invidia pura per quella persona che, spero, darà così una svolta alla propria vita e a quella della sua famiglia.
Non so se veramente il tipo è disoccupato, visto che dicono abbia comprato 4 biglietti da 5 euro, e 20 euro uno che non ha un lavoro non li butterebbe via così, non dovrebbe almeno, ma come fargliene una colpa ora? Ha fatto bene lui, pare; ha vinto, cosa gli si può rimproverare!?
In un attimo mi vedo lì a far di conto per decidere quante e quali cose fare con tutti quei soldi, con chi dividerli; già mi ingegno per trovare il modo di tenere la cosa nell'anonimato più assoluto, per poter continuare a vivere senza l'assalto dei predoni e senza dover dare spiegazioni a tutti.
Mi ci vedo proprio, perché quello è uno dei miei sogni, non dei principali, ma, certo, neanche degli ultimi!
La Dea bendata che mi bacia e finalmente mi da la possibilità di prendere una lunga, lunghissima vacanza. Io di sicuro non tornerei più al lavoro, cosa che insospettirebbe non poco, ma che importa, lo troverei il modo di mettere a tacere le voci...
Che cosa bellissima! Libera, finalmente!
Lo so che i soldi non mi farebbero dimenticare d'essere mamma e tutte le responsabilità che ora mi sento addosso come macigni, però di sicuro mi lascerebbero ricorrere più a cuor leggero alla babysitter, molto, molto più spesso. E comunque sarei libera la mattina, mentre lui è a scuola, libera anche di cazzeggiare e basta!
E pensare che Marco mi riprende sempre quando fantastico su queste cose, ripete che lui non vuole vincere somme simili, che fanno perdere la testa a chiunque, che ti distruggono! E io che invece penso che per fare tutto ciò che vorrei, compreso sistemare fratelli, genitori e amici vari, oltre che finanziare le iniziative che già ora sostengo con delle briciole, mi ci vorrebbero molti ma molti più soldi!
Io non ho paura dei soldi. Io sono certa che non ci perderei la testa. Troppo pragmatica per lasciarmi travolgere dall'emozione, per perdere il controllo.
Certo, magari diventerei un po' paranoica, diffidente, magari la cifra reale non la confesserei a nessuno, ma di sicuro non impazzirei e non mi rovinerei la vita per una vincita da 20 milioni di euro!
Già, ho appena alzato la posta!
Ci penso io a gestire tutto caro Marco, ho già i dettagli in mente, tutto organizzato per garantirci un futuro molto, molto interessante e per fare cose importanti per gli altri. Senza sprechi, senza colpi di testa. Sarà una gestione impeccabile!
Mi viene da sorridere beatamente solo a pensarci! Ma si può davvero avere paura di un sogno che si realizza?
Comunque il sogno resterà tale, anche perché la fortuna richiede sempre un aiutino da parte nostra, magari anche solo un piccolo gesto come andare a comprare il biglietto da grattare! E lo comprerò, nei prossimi giorni. E' da tanto che non ci provo...
Forse chi ha definito quell'articolo uno spot per il gioco d'azzardo ha ragione, in effetti sto giusto decidendo di andare ad acquistare un gratta e vinci, ma in fondo che male c'è? Come in tutte le cose è il troppo che non funziona, che ci rovina, sempre.
Quindi io quel biglietto lo comprerò, perché per un attimo soltanto potrò sperare di essere io quella che darà una svolta alla sua vita, senza neppure sconvolgerla troppo!
Io non cambierei casa, né auto, né acquisterei cose che non mi servono e non mi serviranno. Io mi vizierei un po', anzi tanto! E mi regalerei dei bei viaggi, non appena la situazione internazionale lo dovesse consentire però, che, come ho sempre detto, non sono un'intrepida in queste cose!
E Marco alla fine dovrebbe ricredersi. Perché è vero che i soldi non fanno la felicità, cosa fin troppo banale, ma è altrettanto vero che senza non si va da nessuna parte.
E allora sogniamo...è GRATIS! 

Vegan, veggie...che palle!

Un pranzo tra colleghi d'ufficio, un'occasione per chiacchierare, distrarci, ridere e anche spararle pesanti a volte, che dovremo pur sfogarci in qualche modo!
Di solito non mi dispiacciono queste situazioni, di solito sono una di quelle che spara le cazzate più grosse o magari quelle meno adatte alla situazione, visto che gli altri sembrano sempre avere stomaco più debole del mio!
Insomma, una bella situazione che spezza il grigiore dell'ambiente lavorativo.
Da rifare, io voto SI.
Ma quando una di noi, dopo aver esaminato inutilmente il menù, ha cominciato a tartassare il cameriere chiedendo il dettaglio degli ingredienti di ogni singola pietanza, perché, "sa, sono vegana e qui non sono riportati piatti contrassegnati come veggie", "no, neanche le uova!", "noooo, il formaggio no!", col tono un po' schifato di chi crede di averti colto in fallo in una cosa gravissima, che non si può fare - perché il mondo è vegano (anche se non ce ne siamo accorti) e allora quel menù come può ignorare la cosa e non allinearsi? - in quel momento non ero né divertita, né rilassata, cavolo!
Che pena per quel povero cameriere che non sapeva nemmeno cosa rispondere!
E va bene che siamo nel 2017 e che magari i ristoranti potrebbero anche prevedere menù diversificati, che indicare tutti gli ingredienti, anche in favore di persone magari allergiche o che seguono regimi alimentari particolari, può essere davvero utile.
Però qui non si trattava di allergie! Nessuno rischiava la vita e allora, cavolo, perché non ti prendi una semplice insalata e la smetti di rompere!?
E non parla un'amante della bistecca. Io sono vegetariana, da quando ero una ragazzina, da quando ho potuto usare il libero arbitrio almeno nelle piccole cose.
Frullati, Succo, Frutta, Maturo, BioIo non mangio animali, non mangio esseri che, come me, provano paura, dolore fisico, terrore. Carne e pesce sono usciti senza troppe difficoltà dalla mia dieta ma questo ha condizionato la mia vita, mica quella degli altri! 
Io non mi aspetto mai, tranne che a casa dei miei scrupolosissimi familiari, piatti speciali e diversi, non lo pretendo e mi sento a disagio quando qualcuno invece si preoccupa di garantirmi delle pietanze per me commestibili. Di solito rifiuto gli inviti a pranzo se non provengono da persone con le quali l'intimità ci ha già portato oltre quello scoglio del cibo.
Non mi piace imbarazzare chi mi ospita e non sono ancora convinta di poter colpevolizzare nessuno, soprattutto se si tratta del cameriere che così gentilmente sta lavorando per me.
E chi dice che ci sia un modo giusto di mangiare, al di là dell'aspetto puramente salutistico che, da sempre, poco mi interessa?
Io rispetto gli animali, quindi non li mangio, perché per mangiarli sono cosciente che dovrò farli soffrire. Punto.
Io però mangio le uova, perché un uovo non è un animale per me, così come un nostro ovulo o persino un embrione, non è un essere umano. Mangio solo uova da allevamento a terra, certo, anche se in ristorante non chiedo al cameriere se le galline hanno razzolato nell'aia o erano stipate in gabbia! Per una volta posso ignorare la cosa e mangiare e basta.

Mangio i latticini, invece, ponendomi qualche problema in più, perché non ho modo di sapere come quelle mucche siano state allevate, anche se ho il sospetto che per la maggior parte stiano attaccate a delle mungitrici a ingozzarsi e produrre latte, con i vitellini probabilmente sacrificati. E quindi firmo petizioni e sostengo iniziative per promuovere l'adozione di norme che tutelino maggiormente gli animali e che sanzionino i trasgressori.
Non credo sia da demonizzare l'allevamento in sé, credo che esista la possibilità di renderlo almeno più vivibile per gli animali, più attento alle loro esigenze, che per una mucca non sono certo date dalla propensione per la vita allo stato brado!

E già così è faticoso, perché questo è un paese di carnivori, questa è una terra di pastori e allevatori, e comunque resta il fatto che l'uomo è un animale e che, per natura, fino a prova contraria è onnivoro (così dice la scienza prevalente, con esclusione di Veronesi mi pare...). Poi, siccome ognuno può scegliere che fare della sua vita, magari certi istinti possono essere sacrificati per far spazio al rispetto degli altri esseri viventi.
Il tutto, però, senza rompere le palle agli altri!
Certo che se vedo qualcuno maltrattare un animale intervengo, certo che preferisco i prodotti con etichettatura chiara che mi permetta di scegliere, ma no, non sono schifata alla vista di una persona che si mangia allegramente una bistecca da chilo! Preferirei non lo facesse, ma questo lo tengo per me.
Viviamo in un mondo di regole, io amo le regole. E finché le si rispetta che posso dire io?
Da ché mondo è mondo i più grandi cambiamenti, soprattutto a livello culturale, non sono mai avvenuti di punto in bianco, perché qualcuno ha deciso che da quel momento certe cose non si tolleravano più.
Ci vuole tempo, ce ne vorrà tanto perché si arrivi ad azzerare il consumo di carne, pesce e derivati. Ci vorrà tempo perché i latticini siano prodotti garantendone la sostenibilità per l'ambiente e per gli animali stessi.
O forse questo non accadrà mai.
Io so solo che le persone vegetariane e vegane sono in aumento e questo è già tanto. E quando anche chi, invece, si ciba regolarmente di carne, chiede che sia modificato e migliorato il sistema di gestione degli allevamenti, delle macellazioni, delle etichettature, penso che sia un grande risultato, che possa, anzi, portare a maggiori risultati rispetto a lotte senza quartiere, intransigenti e, secondo me, un tantino snob.
Il fatto è che ho sempre più l'impressione che per molti convertiti al "Veganesimo" si tratti solo dell'adesione a una moda, a qualcosa che fa alternativo e chic. Ma quanto durerà!?
Quindi continuo a mangiare nell'unico modo per me accettabile, seduta spesso allo stesso tavolo di amici e conoscenti che con la pastorizia o l'allevamento in generale ci mantengono la famiglia. Gente che è profondamente convinta che questo sia il rapporto giusto che deve intercorrere tra uomo e animale. Gente che non è in alcun modo meno intelligente o profonda di me!
Io li rispetto, per quanto non perda occasione per cercare di convincerli a modificare almeno alcuni aspetti, quasi tribali, ancora insiti nell'allevamento tradizionale. Quasi sempre le mie parole cadono nel vuoto, ma forse non del tutto, forse pian piano, visto che ho rispetto per loro e loro ne hanno per me, ci rifletteranno e qualcosa potrà migliorare...
La categoria per la quale invece non nutro né stima né comprensione è quella dei cacciatori, finti sportivi, sadici, che ammazzano per puro piacere, spesso senza alcun interesse per la carne che poi costituisce il bottino!
Loro non li giustifico, non li tollero e, anche se tra i miei amici ce ne sono diversi, non ho remore nel condannarli, biasimarli, discutendo con loro fino all'esasperazione. Anche su quel fronte però i risultati non sono tanti, del resto un uomo (o donna) che si arma per ferire o uccidere un animale selvatico del quale non ha alcun bisogno, perché di certo non ha fame, ha qualche tara difficilmente sanabile con il ragionamento e la riflessione, ai quali è sicuramente refrattario.
Lì bisogna proprio intervenire con i semplici divieti. Ma ogni proposta di legge finisce affossata perché, si sa, i cacciatori sono buoni elettori quando gli prometti l'estensione del calendario venatorio!
Per non parlare poi della categoria (altri snob!) di quelli che vogliono il pellicciotto rigorosamente naturale o il piumino di piumette più piccole e morbide, o il portafoglio di pelli improbabili, che se solo smettessero di acquistare quella roba le aziende si orienterebbero su altro e problema risolto!
Il colmo è che poi la persona col pellicciotto a volte ti va a coincidere con quella che chiede il menù vegano!
Insomma, c'è ben altro da fare che non vessare i poveri camerieri che fanno il loro lavoro!

Lavoro, lavoro, lavoro

Oggi ho sentito alla radio che, rispetto al 2013, l'ISTAT attesta che nel 2017 ci sono circa 700.000 posti di lavoro in più in Italia. Dato assoluto che, certo, non significa molto, ma tutti dicono che fa ben sperare, se si escludono i così detti "corvi" di turno, che sanno sempre gridare al disastro senza mai proporre qualcosa di alternativo che sia, oltre che teoricamente auspicabile, anche effettivamente realizzabile ed economicamente compatibile.
Non ho simpatia per i pentastellati che vanno tanto di moda, non ho mai simpatia per chi è sempre pronto a giudicare, ad accusare, a dirsi contro il sistema del quale fanno pur sempre parte!
Non ho simpatia per chi ha verso lo STATO un atteggiamento irrispettoso e sfascista. Non ho simpatia per l'incompetenza mascherata da "verginità politica".
Con questo non voglio certo difendere l'intera classe politica, anzi! ma credo che esistano i politici che fanno il loro mestiere e anche che, a volte, sia preferibile un politico navigato dei novellini che della macchina amministrativa non sanno proprio nulla e pretenderebbero di gestirla come fosse una casa senza regole!
A parte tutto questo, tornando al dato sull'occupazione, quello che mi ha fatto riflettere è che io, facente parte della categoria dei così detti "fortunati" con un lavoro (e ci sarebbe da dire, perché il posto me lo sono conquistato!), proprio stamattina, come tante altre volte, non riuscivo a buttarmi giù dal letto e poi, mentre facevo colazione, continuavo a pensare a quanto sarebbe stato bello non dover andare in ufficio e magari andare invece a fare la spesa, come fanno tante persone che vedo in giro!
Non ho la vocazione della casalinga ma giuro che, pur di non andare a lavorare, sarei pure disposta a pulire la casa e, forse, anche a cucinare, cose che faccio poco e male!
Non posso dire che vorrei fare la mamma a tempo pieno ma stare a casa, fare le cose necessarie (forse due lavatrici con molta calma) e poi, magari, scrivere, leggere, guardare la TV, anche innaffiare le piante, non mi dispiacerebbe per niente.
Tutto senza ansie, senza tempi contingentati, con la sola scadenza data dall'uscita del cucciolo dalla scuola materna entro le 16.00. Che sogno!
Certo, per far questo ci vorrebbero dei soldi che non ho e, non essendo sposata con uno che guadagna abbastanza per due (che poi non potrei essere serena senza risorse strettamente personali!), salvo una bella vincita a qualche gioco, concorso, gratta e vinci (ai quali però non regalo d'abitudine i nostri soldi, per cui non ho motivo di sperare neppure nella vincita!), sono senza speranza!
Se penso che a 68 anni (secondo le regole attuali, che potranno anche peggiorare) dovrei ancora recarmi in ufficio a fare alla meno peggio un lavoro che, per lucidità mentale in discesa e calo delle capacità di apprendimento e adeguamento alle nuove tecnologie e alla complessità dei procedimenti, non dovrebbe essere mai svolto, secondo me, oltre i 60 anni! E lo dico perché vedo come funzionano quelli che di anni ne hanno di più, che spesso sono una palla al piede per chi va più veloce e tendono a rallentare la macchina nel tentativo vano di mantenere le cose come stanno, rifiutandosi disperatamente di adeguarsi ai cambiamenti.
Lo so che ci sono lavori o settori in cui l'età, nel senso di maggiore esperienza, può anche essere un vantaggio, ma ci si limita ad ambiti molto specializzati, al settore cultura, ricerca, medicina e simili. E comunque non è sempre così neanche in quei settori, c'è poco da fare, i giovani sono quelli che possono garantire menti aperte e apprendimento veloce, innovazione ed energia.
Io già sono in quella terra di mezzo in cui, pur sentendomi giovane, non sono considerata tale ed effettivamente non sono così svelta nell'acquisire sempre nuove competenze, non sono più così versatile come un tempo, non ho più voglia!
Come dico sempre, il mio lavoro lo svolgo con serietà e impegno, sono anche efficiente, ma mi costa sempre di più e sempre di più desidero abbandonarlo. E sapere di non poterlo fare, di non potermelo permettere, è una tortura, mi fa sentire in gabbia. In gabbia a casa, come madre, in gabbia al lavoro, senza possibilità di essere un minimo creativa.
Eppure mi sento un po' in colpa se penso a quanti farebbero carte false per avere il mio lavoro, con le sue garanzie, con le sue noiose certezze, se non altro il 27 di ogni mese, che anche se lo stipendio è basso (ma non è motivo di lamentela da parte mia!) sai che arriva e che ti permette di pagare bollette, mensa scolastica, mutuo e tutto quel che serve a una famiglia per vivere decentemente, almeno secondo i nostri standard, perché certo non possiamo permetterci capi firmati, SUV o vacanze in albergo!
Se solo potessi permettermi le stesse poche cose, che poi so bene quanto valgono, stando a casa in pace con me stessa, sarebbe un sogno che si avvera.
Poi mi chiedo se non sarebbe una scorciatoia verso la vecchiaia, l'inacidimento, l'ignoranza...che a volte la libertà di non dover più aggiornarsi, studiare, garantire efficienza e un minimo di conoscenza del mondo in cui si vive, può portare al disinteresse, alla pigrizia mentale, a volte ad avere una visione così limitata delle cose da finire con il giudicare in modo sterile, con il bersi tutte le cazzate dei TG o di pessimi quotidiani locali, col diventare una comare credulona e votata al pettegolezzo e a quella visione rassegnata e triste che contraddistingue l'italiano medio...
Eppure, nonostante tutto, io a casa ci vorrei stare lo stesso.
Avrei il tempo di scrivere senza interrompermi ogni due secondi per star dietro alle esigenze del cucciolo, senza dover ridurre a icona questa pagina ogni volta che Marco si avvicina... Almeno la mattina sarebbe mia, solo mia!
Potessi permettermelo, almeno per un po', per vedere com'è.
Ma niente da fare, ufficio tutti i giorni, di corsa tutti i giorni per poi far tardi lo stesso, attendendo l'estate e quei 20 giorni di ferie come fossero la liberazione, per poi sbatterci la faccia ogni volta quando mi rendo conto che significano semplicemente 24 ore al giorno con mio figlio, il mio amato figlio.
No, l'amore non basta, a volte bisogna fuggire, prima o poi dovrò farlo.
Intanto ne chiacchiero...

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