"mamma, le femmine non si possono uccidere!"

E in questi giorni in cui si discute in parlamento un disegno di legge sul femminicidio, ecco che mio figlio, 5 anni, come al solito puntuale (casualmente) sull'argomento, ci ha annunciato la sua nuova filosofia: le femmine non possono essere uccise, neanche gli insetti femmina, e i conigli e le pecore e tutti gli animali di sesso femminile non si possono mangiare!
Per lui anche le zanzare che senza pietà facciamo fuori, sono tutte maschi, ne è sicuro! Perché le femmine sono buone e, comunque, non si possono toccare.
Nella sua testolina so che il principio è dettato dalla speranza che esista una sorta di protezione per tutte le mamme, umane e animali, che devono accudire i loro piccoli e star loro vicino per sempre. Lui ha bisogno di pensare che io sono al sicuro, che il ruolo di mamma lo sia.
Vorrebbe la certezza di non potermi perdere mai, perché per lui, nonostante tutto, valgo sempre qualche punto in più del padre, per quanto lui si faccia in quattro per farlo divertire, per dargli tutto ciò che desidera. Ogni sforzo è vano.
Io, per quanto scostante, nevrotica, spesso sfuggente, poco propensa al gioco ma molto alle coccole, sono l'elemento essenziale nella sua vita, irrinunciabile.
E così pensa debba essere per tutti i bambini e per tutti gli animali.
Quando sa che un bambino ha perso la mamma, subito afferma che al più presto ne avrà una nuova, che il papà ne sposerà un'altra, perché senza mamma non si può stare.
E anche le femmine che non hanno figli per lui hanno già un valore intrinseco, dato dalla possibilità che, un giorno, assurgano al rango di madri, quindi intoccabili.
Il tutto mentre il mondo va nella direzione opposta, mentre essere donna spesso significa essere succube della violenza fisica o psicologica degli uomini di riferimento, di quelli amati o che ci hanno amato (o, peggio, che dicono di amarci e con questo pretesto diventano aggressivi).
Ed essere madre peggiora soltanto le cose, spinge molte donne a fare da scudo, a sottostare a certe imposizioni per proteggere i figli o comunque ad essere remissive nella convinzione che questo possa servire a proteggere i figli dal dolore e dalla violenza.
Il più delle volte è l'esatto contrario. Essere passive, docili, insomma sacrificarsi, porta solo maggiore disagio per bambini che assistono impotenti a scene di violenza verbale o fisica, bambini che, nel profondo, vorrebbero che la loro mamma trovasse il coraggio di abbandonare un compagno e padre inadeguato, per scappare lontano da lui, per vivere una vita felice.
Tollerare la violenza non fa che rafforzarla, giustificarla, renderla un elemento normale della convivenza o del rapporto di coppia. Così non è e non può essere.
Non ho mai vissuto esperienze di questo genere in coppia ma, certo, sono stata una bambina che ha sperato di vedere mamma far le valigie per portarci via con lei quando mio padre era insopportabilmente severo, geloso, iroso.
Col tempo le cose sono cambiate, tanto che lui oggi mi dice "lo so che voi figli non mi avete voluto bene, ma io lo facevo per voi, ero severo perché volevo tenervi al sicuro.." e se ne dispiace, lo so.
Oggi mi ritrovo a dirgli, sinceramente, che gli voglio un bene immenso e che gliene ho sempre voluto, pur con tutti i contrasti che ci sono stati tra noi. Lui è il mio punto di riferimento, gli somiglio nel bene e nel male e il suo giudizio per me è sempre importante, anche se lo scontro persiste.
La nostra situazione non è mai arrivata al disastro ma resto convinta che, in quegli anni, una presa di posizione più forte e decisa da parte di mamma avrebbe reso tutto più semplice.
E qui la chiudo, aggiungendo comunque che, ancora una volta, non trovo opportuno istituire un reato specifico per qualcosa che è un omicidio, magari con l'aggravante della sopraffazione sul sesso femminile, ma non è un reato a se stante. Gli uomini in certi casi sono a loro volta vittime di stalking o peggio.
Quella tanto declamata parità tra i sessi ce la vogliamo riconoscere o no? Pretendiamola, non continuiamo a inventare eccezioni, corsie preferenziali, a farci considerare qualcosa di fragile da tutelare con leggi speciali.
Non siamo il sesso debole, non se ci crediamo!

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