da una dipendenza all'altra

Disintossicata da Township, forse solo per cause di forza maggiore, cioè perché il mio tablet al momento è deceduto, mi sto scoprendo un'appassionata di giochi su smartphone, i cosiddetti puzzle arcade, tipo Candy Crash per intenderci! 
E che palle! perché quello schermino è così piccolo e la mia vista sempre meno efficiente.
E passi pure che ci gioco mentre faccio colazione (rigorosamente da sola e in silenzio!), rinunciando a leggere le solite 5 pagine di libro, ma ormai ci gioco pure mentre siamo a cena, io, Marco e il nostro bambino cinquenne! Che esempio di madre, con quale faccia tosta poi gli chiedo di mangiare e non incantarsi guardando la TV! Qualcuno direbbe che già la TV è un elemento di disturbo durante i pasti consumati in famiglia, quando quei momenti sono tra i pochi che si passano tutti e tre insieme, vicini vicini...
Ma io e Marco siamo entrambi cresciuti in famiglie che, senza considerarsi TV dipendenti, vivono con quella macchina perennemente accesa, anche quando nessuno la sta guardando, a volte addirittura con 2 TV accese in stanze diverse e con nessuno spettatore in una delle due! E il tutto senza che neanche sentano il fastidio dell'eco o del suono in differita di uno dei due audio. Non faccio che spegnere le loro TV, e mio padre non fa che chiedersi chi mai avrà spento il televisore, del quale si accorge, magari, soltanto quando non ne sente più il rumore!
E così anche a casa nostra la TV è quasi sempre accesa, che la seguiamo oppure no. Di solito vanno in onda cartoni, poi, ogni volta che Luca si distrae, un TG, quello di Sky, che va in onda a tutte le ore, pur non essendo certo il massimo!
E nonostante ciò, non avrei mai pensato di poter diventare una che va a tavola con il telefono in mano. Chiariamoci, io ci gioco soltanto, niente chat, niente social, niente sms o WhatsApp, solo giochini tranquilli ma ipnotizzanti, frutta, caramelle, pietre colorate da abbinare, raccogliere, ordinare secondo regole e criteri precisi. Puro relax, e a me quello piace davvero tanto!
Ma sarà il caso di far riparare il tablet, altrimenti ci perdo la vista. E poi è un po' più complicato ospitare il tablet a tavola con noi...magari riuscirò a lasciarlo sul divano, solo soletto, in attesa che io torni al gioco di turno.

Sto usando questo blog quasi come un diario, tanto non lo legge praticamente nessuno, così anche questi elevatissimi pensieri ci finiscono dentro. E si, questa sono io.
E ora non ho più voglia di scrivere. STOP.

Un'estate al mare, un'estate di lettura



"Il Senso di Smilla per la neve", un'avventura tra mille sfumature di bianco e mille nomi per definire ghiaccio, neve, nevischio e ogni variante dalla goccia d'acqua in su...
Un bel libro, una protagonista strampalata ma interessante, un incubo freddo in un'estate caldissima.

"Non ti credo", un thriller di Sophie Hannah, una scoperta!

Finito in tre giorni (leggendo solo la notte, che il resto del giorno non ne ho la possibilità), perché non riuscivo a smettere finché non ci crollavo sopra, addormentata.
Non conoscevo questa autrice, libro comprato per caso in un negozio dell'usato, come faccio spesso, senza grandi aspettative. E' stata una sorpresa.
Ben scritto, cosa che non si può dire di tutti i thriller, trama un po' intricata e a tratti inverosimile ma che ti prende, perché affascina ed emoziona. Una storia di donne, raccontata dal punto di vista di due protagoniste molto diverse ma, alla fine, fragili e forti entrambe.
Una storia di amori menzogneri, di stupri, di rinascita e di vendetta.
Non racconto la trama perché non saprei farlo senza svelare ciò che rende il libro così attraente.
Quindi invito soltanto alla lettura di questo libro mentre io andrò a recuperare anche gli altri romanzi della stessa autrice.
Buona lettura.

Twin Peaks e x Files, nuova serie a rovinare il ricordo della prima!

Non è la prima volta che accade, perché raramente i sequel di serie tv belle e coinvolgenti sanno garantire altrettante emozioni, soprattutto a distanza di tempo, ma in questi due anni è stato davvero troppo!
Ho amato, pur non comprendendola fino in fondo, come tutti del resto, la serie anni '90 ambientata in quella verde e cupa cittadina di montagna che era Twin Peaks, un posto dove tutto era possibile e niente era come sembrava. Un posto dove tutti i personaggi nascondevano un lato oscuro, anche quelli più affascinanti e belli, si, perché i personaggi erano proprio belli, esteticamente perfetti.
E a quell'età (io ero solo una ragazzina) e con la curiosità per tutto ciò che era misterioso e oscuro che nutrivo allora, quelle vicende, quelle immagini così forti, mi avevano rapito.
Lo so, Twin Peaks lo amavi o ti faceva schifo, per Marco, per esempio, è stato un rifiuto totale! Così almeno lui non si è trovato davanti alla tremenda delusione del sequel andato in onda su Sky ultimamente.
Io mi sono trattenuta dal seguire episodio per episodio per aver modo di mettere in memoria buona parte della serie e poi guardarla almeno 3/4 episodi per volta. Questa era l'intenzione, questo è ciò che ho cercato di fare. E già dalla prima puntata cominciavo a sentire la noia per la lentezza e la distorsione di quei dialoghi insensati, anche se inseriti nello scenario che riportava all'ultima puntata della serie originale.
Ho cercato di resistere, giustificando il tutto con il surrealismo tipico di Lynch, ricordando che un po' di grottesco c'era anche nella prima serie...ma qui si è veramente superato il limite!
Ambientazioni impossibili, dimensioni parallele che difficilmente potevano comunicare l'una con l'altra, nonostante gli assurdi passaggi di personaggi doppi nei cavi elettrici o nell'accendisigari dell'auto. Non era surreale, era noioso e inverosimile anche per chi ama solcare il limite col paranormale (in TV e nei libri ovviamente!).
Mi sono dovuta imporre di proseguire, perché si sa, a volte le cose migliori hanno esordi noiosi e apparentemente inconsistenti, almeno nell'arte. Ma stavolta è stato proprio tutto inutile. Mi sono sorbita 4 episodi con scene che se le sognavano persino nei film che davano su RAI 3 a "Fuori orario" (un altro programma che mi sorbivo per gustare qualche chicca ogni tanto in mezzo a una marea di cose incomprensibili e lente!).
4 episodi e mi sono dovuta arrendere, non ne potevo più, non smettevo di dire a me stessa "che schifo, che palle!". E ho lasciato così, perché è meglio tenersi il ricordo di qualcosa che hai amato senza rovinarlo con spiegazioni che non sono spiegazioni e intrecci non all'altezza di ciò che si è raccontato la prima volta. Meglio lasciare così com'era, che in fondo non c'era bisogno di riaprire la questione.
E già mi avevano dato un'enorme delusione con X Files, altra serie che ho amato e che attendevo settimanalmente con gran trepidazione, serie che, negli anni, non mi ha mai deluso.
Fino a quest'ultima, che, senza nessuna coerenza con i personaggi e le storie precedenti, ha trasformato tutto in una farsa comica e banale, direi quasi stupida! L'agente Molder è diventato decisamente un idiota e le storie raccontate vuote e insulse.
Sarò io che sono cresciuta o sarà che qualcuno si è dato da fare per rovinarci dei miti!? Non lo so, ma spero che a nessuno venga in mente di riaprire capitoli chiusi magicamente come LOST o ALIAS.
Arriva per tutti il momento di fermarsi, di rispettare ciò che è stato. Non si può sempre strafare in nome del profitto facile. Lasciateci le nostre emozioni, pure, piene, indelebili.

Un estate piena di...blatte

Ci siamo dentro, è una stagione torrida per la Sardegna, di quelle che non c'è più un orario del giorno in cui non rischi di svenire per il caldo e la mia pressione bassa. 
scarafaggio-immagine-animata-0007E' una di quelle estati che io trovo ideali se si tratta di andare al mare e cazzeggiare all'ombra, sorseggiando bibite fresche o magari buttati sul divano di casa con il deumidificatore in azione.
E' proprio un'estate ideale, anzi, lo sarebbe se non fosse che in gran parte la sto passando al lavoro, debole come un fuscello, e che, anche quando si riesce ad andare al mare, al Poetto (la spiaggia per me più vicina) è una distesa di alghe, un mare nero di alghe. Beh, si può pure sopportare, forse, ma di certo non posso sopportare l'invasione per niente pacifica (per quanto silenziosa) di quegli esseri orribili e per me terrificanti che sono le blatte o scarafaggi o "pretteddas" come affettuosamente sono definite in sardo!
Il mese di giugno è passato quasi indenne, ne ho incrociato qualcuna sulla mia strada ma, per mia fortuna, si trattava di esemplari a distanza notevole o, ancora meglio, deceduti (anche se quelle bastarde fingono, quindi meglio non fidarsi troppo!).
scarafaggio-immagine-animata-0007Ieri, rientrando a casa, appena scesa dall'auto, saranno stare le 19.00 circa, quando ancora il sole splendeva alto, con una luce che mi rassicurava fino a farmi abbassare la guardia e disattivare i miei soliti sistemi di difesa (come  chiudere senza indugio lo sportello, guardare immediatamente muri e asfalto prima di fare i primi passi, correre a infilare la chiave nella toppa e rinchiudermi in casa al sicuro, naturalmente dopo aver ispezionato il cortile), vedo improvvisamente un qualcosa di veloce e scuro catapultarsi letteralmente sul sedile del passeggero, dopo che, per un fortunato caso, mi ero già tirata su e sistemavo sulla spalla la borsa a tracolla. Un brivido ha percorso la mia schiena, lo sguardo è andato subito su quell'oggetto ancora ignoto e l'ho vista, rossiccia, grande sicuramente troppo, che passeggiava sul mio sedile facendo ondeggiare quelle antenne lunghe alla ricerca di non so cosa...di me? 
scarafaggio-immagine-animata-0007Per un attimo sono rimasta paralizzata, solo una frazione di secondo, poi sono schizzata all'indietro, in mezzo alla strada, senza guardare o voltarmi, perché dovevo essere certa che quella cosa non si muovesse da lì! Ed ecco che quella specie di irreale silenzio in cui ero sprofondata è stato rotto improvvisamente dal suono di un clacson, immediatamente seguito da una serie di improperi da parte dell'autista di una Golf che mi si è fermata letteralmente addosso.
Neanche un po' di paura per quell'auto, per ciò che sarebbe potuto succedere, talmente tanta era la mia concentrazione sul pericolo numero uno, che stava ancora lì, allegramente e placidamente sul sedile della MIA auto! Dovevo avere uno sguardo sperduto, tanto da far pena, perché quell'uomo ha smesso di urlare, è sceso dall'auto e, dopo avermi chiesto se stavo bene e aver ricevuto come risposta una disperata, anche se sussurrata, richiesta di aiuto, ha tirato fuori un fazzolettino di carta e, senza esitazione, ha infagottato quell'essere e poi l'ha depositato sulla strada per finirlo col tacco della scarpa.
Mio salvatore! Mio eroe! L'ho ringraziato che quasi piangevo, mentre lui, assicuratosi che la pazza (io) non stesse per svenire e fosse comunque vicina a casa propria, è risalito sull'auto e partito per chissà dove ma, sono sicura, con l'ansia di raccontare quella patetica scena alla moglie o all'amico o a chiunque avesse incontrato!
scarafaggio-immagine-animata-0007nessuno dei vicini di casa mi ha visto, ma loro non si sarebbero neanche stupiti, hanno già assistito a qualcuna delle mie sceneggiate da fobica!
Già, perchè, se ancora non fosse chiaro, io ho una fobia, profonda, incontrollabile, irrazionale, cieca.
Io provo terrore e profondo odio per le blatte, io non provo soltanto ribrezzo per loro, le temo! E dopo quell'incontro ravvicinato non riesco a togliermele dalla mente, le vedo ovunque e, purtroppo, non sono sempre allucinazioni, ci sono davvero, sono ovunque, pure al lavoro!!!
Aiutooooooooooo

Jane Austen, una scoperta

A poca distanza dalla lettura di "Emma", mi trovo immersa in "Orgoglio e pregiudizio", entrambi di Jane Austen. E non uso il termine "immersa" per caso, è che proprio mi sento trascinata dentro quel mondo ottocentesco fatto di rituali, cerimoniosità, un continuo darsi del Voi persino tra amanti.
Un mondo in cui quasi tutto il tempo è dedicato all'arricchimento di sé, sia in senso culturale (difficile trovare un personaggio che non si dedichi alla lettura o almeno a una qualche forma d'arte), che economico (è tutto un continuo tramare per accaparrarsi il partito migliore, uomo o donna che sia, quello con la rendita maggiore, che possa far uscire da situazioni anche disastrose il/la malcapitato/a).
Il tutto infarcito di passeggiate, visite da fare e da restituire, viaggi, balli, banchetti e grandi discussioni di gruppo sugli argomenti più disparati, da quelli più banali come l'etichetta, a quelli sociali e politici.
Certo, nelle opere della Austen prevale l'aspetto romantico e femminile, non necessariamente frivolo ma, certo, molto centrato su famiglia e ricerca ossessiva del giusto matrimonio.
Ma l'ambientazione fa sì che sia confermata la mia passione per i romanzi dell'800, europei e russi.
E lei non sarà un Tolstoy ma è davvero brava a raccontare le donne di quel tempo, a volte frivole e superficiali, disposte a tutto pur di sistemarsi, a volte "con le palle", tipe che, considerando in che epoca e in che mondo vivevano, erano così forti da pretendere di decidere della propria vita. E lo facevano apertamente o con sotterfugi, ma sempre con la forza necessaria al raggiungimento dell'obiettivo prefissato, fosse anche il semplice rifiuto del matrimonio.
Donne che non si sentono inferiori agli uomini, che si confrontano con questi, che studiano, sono in grado di sostenere discussioni a vari livelli, che, in fin dei conti, orientano gli avvenimenti e la vita familiare e di società come meglio credono, anche facendosi la guerra tra loro.
Sarà che io alla complicità femminile ci ho sempre creduto poco, sarà che le donne che prendono il loro spazio senza sentirsi messe in un angolo le ho sempre ammirate, ma resta il fatto che quelle donne mi affascinano, spesso molto più di quelle raccontate nella letteratura moderna.
Certo, queste donne sono tutte rintracciabili nella fascia alta della società, in ambienti elitari, che vivono di mondanità e che, quando proprio si trova un personaggio che sta andando in rovina economica, semplicemente lo si vede obbligato a svolgere un lavoro per guadagnare il denaro invece che riceverlo passivamente.
Ma è bello lasciarsi rapire da quella fetta di società, da quelle storie, dagli intrighi, dalle passioni non mitigate dall'urgenza del bisogno economico.
Il resto fa da contorno e, comunque, ognuno racconta ciò che conosce.
Insomma, consiglio a tutti la lettura della Austen, forse più alle donne che agli uomini...ma vale la pena. Io continuo...

"mamma, le femmine non si possono uccidere!"

E in questi giorni in cui si discute in parlamento un disegno di legge sul femminicidio, ecco che mio figlio, 5 anni, come al solito puntuale (casualmente) sull'argomento, ci ha annunciato la sua nuova filosofia: le femmine non possono essere uccise, neanche gli insetti femmina, e i conigli e le pecore e tutti gli animali di sesso femminile non si possono mangiare!
Per lui anche le zanzare che senza pietà facciamo fuori, sono tutte maschi, ne è sicuro! Perché le femmine sono buone e, comunque, non si possono toccare.
Nella sua testolina so che il principio è dettato dalla speranza che esista una sorta di protezione per tutte le mamme, umane e animali, che devono accudire i loro piccoli e star loro vicino per sempre. Lui ha bisogno di pensare che io sono al sicuro, che il ruolo di mamma lo sia.
Vorrebbe la certezza di non potermi perdere mai, perché per lui, nonostante tutto, valgo sempre qualche punto in più del padre, per quanto lui si faccia in quattro per farlo divertire, per dargli tutto ciò che desidera. Ogni sforzo è vano.
Io, per quanto scostante, nevrotica, spesso sfuggente, poco propensa al gioco ma molto alle coccole, sono l'elemento essenziale nella sua vita, irrinunciabile.
E così pensa debba essere per tutti i bambini e per tutti gli animali.
Quando sa che un bambino ha perso la mamma, subito afferma che al più presto ne avrà una nuova, che il papà ne sposerà un'altra, perché senza mamma non si può stare.
E anche le femmine che non hanno figli per lui hanno già un valore intrinseco, dato dalla possibilità che, un giorno, assurgano al rango di madri, quindi intoccabili.
Il tutto mentre il mondo va nella direzione opposta, mentre essere donna spesso significa essere succube della violenza fisica o psicologica degli uomini di riferimento, di quelli amati o che ci hanno amato (o, peggio, che dicono di amarci e con questo pretesto diventano aggressivi).
Ed essere madre peggiora soltanto le cose, spinge molte donne a fare da scudo, a sottostare a certe imposizioni per proteggere i figli o comunque ad essere remissive nella convinzione che questo possa servire a proteggere i figli dal dolore e dalla violenza.
Il più delle volte è l'esatto contrario. Essere passive, docili, insomma sacrificarsi, porta solo maggiore disagio per bambini che assistono impotenti a scene di violenza verbale o fisica, bambini che, nel profondo, vorrebbero che la loro mamma trovasse il coraggio di abbandonare un compagno e padre inadeguato, per scappare lontano da lui, per vivere una vita felice.
Tollerare la violenza non fa che rafforzarla, giustificarla, renderla un elemento normale della convivenza o del rapporto di coppia. Così non è e non può essere.
Non ho mai vissuto esperienze di questo genere in coppia ma, certo, sono stata una bambina che ha sperato di vedere mamma far le valigie per portarci via con lei quando mio padre era insopportabilmente severo, geloso, iroso.
Col tempo le cose sono cambiate, tanto che lui oggi mi dice "lo so che voi figli non mi avete voluto bene, ma io lo facevo per voi, ero severo perché volevo tenervi al sicuro.." e se ne dispiace, lo so.
Oggi mi ritrovo a dirgli, sinceramente, che gli voglio un bene immenso e che gliene ho sempre voluto, pur con tutti i contrasti che ci sono stati tra noi. Lui è il mio punto di riferimento, gli somiglio nel bene e nel male e il suo giudizio per me è sempre importante, anche se lo scontro persiste.
La nostra situazione non è mai arrivata al disastro ma resto convinta che, in quegli anni, una presa di posizione più forte e decisa da parte di mamma avrebbe reso tutto più semplice.
E qui la chiudo, aggiungendo comunque che, ancora una volta, non trovo opportuno istituire un reato specifico per qualcosa che è un omicidio, magari con l'aggravante della sopraffazione sul sesso femminile, ma non è un reato a se stante. Gli uomini in certi casi sono a loro volta vittime di stalking o peggio.
Quella tanto declamata parità tra i sessi ce la vogliamo riconoscere o no? Pretendiamola, non continuiamo a inventare eccezioni, corsie preferenziali, a farci considerare qualcosa di fragile da tutelare con leggi speciali.
Non siamo il sesso debole, non se ci crediamo!

Neuroni impazziti ai tempi del corona virus

Che dire, sto per perdere la bussola, come tutti. Convivenza continua, incessante e forzata con marito e figlio, mentre la nostalgia di un ...